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AL DIRETTORE | martedì 10 ottobre 2017, 15:58

"Vietare la caccia, almeno di domenica"

Gentile direttore,

Sono mediamente 50 ogni anno, più diverse centinaia di feriti, le vittime in Italia di incidenti di caccia.
La caccia nella nostra epoca non ha più ragione di essere e merita di essere archiviata come un lampante esempio di distorto e violento rapporto tra uomo e natura.

L’incidente di Ghemme di domenica 8 ottobre, che ha visto l’uccisione di un raccoglitore di castagne da parte di un cacciatore durante una battuta di caccia al cinghiale conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, la pericolosità dell’attività venatoria per tutti coloro che frequentano le aree agricole e naturali.

La caccia in battuta al cinghiale rappresenta una delle forme più pericolose per il numero di partecipanti, l’eccitazione collettiva, le armi e le munizioni utilizzate.

La copertura forestale ancora presente ad ottobre aumenta i rischi.

La nuova legge regionale sulla caccia, in discussione proprio in questi giorni presso il Consiglio Regionale, nemmeno prende in considerazione le richieste sulla sicurezza che da anni le associazioni ambientaliste ed animaliste avanzano.

Tra queste vi è il divieto di caccia la domenica, restituendo il giorno festivo alla gioia delle famiglie e di coloro che amano stare all’aria aperta.

La maggior parte degli incidenti di caccia avviene di domenica.
Chiedere che la domenica sia istituito il silenzio venatorio è chiedere troppo? Oppure dobbiamo continuare a concedere ai cacciatori tutto, o quasi, quello che chiedono? Ricordiamo che si tratta di una modestissima percentuale della popolazione e che l’opinione pubblica è in stragrande maggioranza contraria a questa pratica ormai anacronistica.

Roberto Piana (Lac), Piero Belletti (Pro Natura Piemonte)

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