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Borgosesia e dintorni | martedì 13 marzo 2018, 12:25

Borgosesia: Ipsia, la Grande Guerra raccontata alle quinte

Ancora una volta “ricordare per non dimenticare”. L’Istituto Lancia prosegue con le iniziative volte a sensibilizzare gli studenti verso un passato che per le nuove generazioni inizia a essere lontano, pagina che si legge sui libri di storia quando anche solo per i loro nonni al contrario era ancora pagina di vita vissuta. Narrare quel passato in modo avvincente e farlo loro “sentire” nel profondo è compito sempre più arduo nella società di oggi. Ci è riuscito Paolo Montini dell’associazione veneta “Cimeetrincee” che il 20 febbraio ha tenuto una conferenza all’Ipsia Magni di Borgosesia sulla Grande Guerra. Vi hanno assistito le tre classi quinte, che hanno risposto con grande entusiasmo. A tal punto da voler a loro volta raccontare l’esperienza e le emozioni che ha suscitato. Ecco le parole della classe quinta Moda:

“Paolo Montino con le sue parole ci ha aperto una pagina del passato inedita, ricca di umanità, facendo ripercorrere alle nostre giovani menti tutta la tragicità e la brutalità della Grande Guerra. L’emozione più forte è stata pensare che un secolo fa i nostri coetanei sono stati obbligati ad andare al fronte, vedendosi strappare per sempre la possibilità di vivere pienamente la loro giovinezza;  tale fatto ci ha resi consapevoli di quanto siamo fortunati nell’attuale contesto storico.

Noi, che quando torniamo a casa da scuola ci lamentiamo , perché la pasta è troppa o perché nel frigorifero non troviamo la nostra bibita preferita, ci siamo sentiti piccoli piccoli, soltanto immaginando le condizioni di assoluto disagio, in cui i giovani militari erano costretti a vivere nelle trincee: i viveri scarseggiavano; gli abiti erano di pessima qualità, le casacche erano pesanti in estate e fredde in inverno, non impermeabili e facilmente sgualcibili; le calzature in cuoio non avevano lo stivaletto destro e quello sinistro, erano conciate con acidi, che si scioglievano sulla carne nuda, creando vesciche e, nei casi gravi più gravi, contribuendo alla perdita dell’arto. Il terribile “piede da trincea” non era purtroppo l’unica malattia presente, anzi, le precarie condizioni di vita e l’igiene scarsissima portavano alla luce nuove infezioni e favorivano la diffusione di batteri.

Fu in tale contesto che si svilupparono le nuove tecnologie mediche, come le ricostruzioni facciali e l’invenzione di protesi per chi in guerra aveva perso gli arti, a causa delle mine. Grazie anche agli studi di quei medici, che dovevano avere “cuore di leone, mano di donna e occhio di falco”, oggi abbiamo una sanità avanzata e un’ottima evoluzione in campo medico.

Ci hanno colpito molto anche le problematiche psicologiche , che la guerra causava, ma che a quei tempi non venivano riconosciute come patologie ed erano scambiate per finzioni, che spesso portavano alla fucilazione di quanti ne soffrivano. I soldati venivano giustiziati per i motivi più disparati; gli ufficiali erano incaricati di sparare ai loro stessi uomini, quando questi avessero mostrato cedimenti.

Le situazioni, che il signor Montino ci illustrava, all’inizio ci sembravano lontane anni luce dalla nostra realtà, ma poi, ad una più attenta riflessione,  ci siamo accorti che sono passati solo cento anni da quella terribile guerra, che ha coinvolto, direttamente o indirettamente, i  nostri bisnonni. L’istinto di sopravvivenza di quegli uomini infreddoliti, malati, stremati fisicamente o psicologicamente, e la loro forza di volontà, che emergevano con chiarezza dai racconti del signor Montino, ci ha commossi nel profondo e ci ha dato un grande insegnamento, inducendoci a riflettere sui veri valori dell’esistenza.

A nome di tutte le classi, che hanno partecipato a una straordinaria lezione di vita, vogliamo ringraziare il signor Paolo, per averci resi partecipi delle sue lunghe, appassionate e pazienti ricerche, per non aver relegato quel conflitto a uno dei tanti  argomenti di un manuale, chiuso per sempre subito dopo l’esame di stato, per non aver dimenticato quel grande conflitto , in cui il suo valoroso nonno ha combattuto. Anche noi ora non dimenticheremo e faremo in modo  che  anche grazie al nostro piccolo contributo né la nostra generazione, né quelle che verranno ripetano  gli errori del passato”.

In risposta il relatore Montini ha commentato: “Mi fa molto piacere sapere di aver destato interesse e lasciato qualcosa nel profondo dei ragazzi. Il tributo dei ragazzi è un segno forte che non ci troviamo di fronte a giovani apatici e disinteressati a tutto come spesso si è portati a pensare. Gli scritti dei ragazzi testimoniano che la Memoria, come intesa da Cimeetrincee, è patrimonio inestimabile da portare avanti a trasmettere ai giovani che, quando coinvolti ed interessati, sanno dimostrare sensibilità non comuni. Li ringrazio di cuore da parte di noi tutti. E un grazie ancora a tutti i docenti dell'Ipsia per come sono stato accolto, per l'attenzione e le gratificazioni ricevute”.

c.s.

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