AL DIRETTORE | mercoledì 22 agosto 2018 07:34

Che tempo fa

Cerca nel web

AL DIRETTORE | giovedì 14 giugno 2018, 09:56

La Valsesia chiede a gran forza l'autonomia

Riceviamo e pubblicchiamo:

Egregio Direttore,

Sino dai tempi più antichi, la Valsesia ha sempre goduto di una certa autonomia. Non importa chi fossero i “padroni”: spietati tiranni o sovrani illuminati, hanno tutti concesso ampia facoltà ai cittadini valsesiani di governarsi da soli. Tutto questo sino al 1707, anno in cui ebbe fine la guerra di successione spagnola e la Valsesia passò dal Ducato di Milano al Piemonte che progressivamente ne limitò l’autonomia sino ad integrarla definitivamente nello stato Sabaudo prima e nel Regno d’Italia poi. Le ragioni di queste concessioni erano dovute a due sostanziali ragioni: la prima era la posizione geografica (valle chiusa e senza sbocco, con scarso valore strategico) la seconda era la pochezza delle sue risorse economiche che ne facevano una terra di emigrazione.

Oggi, dopo uno sviluppo economico (ma non demografico in quanto la Valsesia resta una terra da cui si è sempre emigrato in cerca di lavoro), comunque a velocità ridotta, durato oltre un secolo, i valsesiani vedono un arretramento delle loro condizioni economiche dovuto certamente alla crisi economica che attanaglia tutto il paese ma anche all’ignavia del governo centrale che nei decenni passati non si è mai occupato della crescita di un territorio svantaggiato come il nostro. I pochi interventi che hanno permesso un po’ di sviluppo sono tutti da ascrivere all’intraprendenza (e all’amore per la nostra valle) dei nostri concittadini e alla volontà di qualche amministratore locale che si è attivamente impegnato per il miglioramento del territorio.

Ora io mi chiedo se non sia il caso di reclamare nuovamente quella condizione di autonomia della quale abbiamo goduto nei secoli passati! Con la possibilità di amministrare autonomamente le nostre risorse (anche quelle naturali) potremmo incentivare il turismo, valorizzare il nostro non esiguo patrimonio artistico, sviluppare il settore industriale, quello artigianale, l’agricoltura di montagna che, pur al prezzo di sacrifici, ci dona già oggi alcuni prodotti di assoluta eccellenza.


Uno statuto autonomo, al pari della Valle d’Aosta e della Provincia di Bolzano, consentirebbe una tassazione meno “invasiva”, attirerebbe investimenti in ogni settore produttivo con una ricaduta importante in termini di occupazione (argomento di cui molto si parla ma ben poco si fa). La nostra “identità”, inoltre, sarebbe salvaguardata (cosa non da poco in tempi di globalizzazione in tutti i sensi) e si porrebbe fine al costante spopolamento delle nostre montagne con la conseguente valorizzazione del nostro territorio.

Invito perciò tutti voi ad intraprendere questa “battaglia” in ogni modo possibile per poter così dare un futuro ai nostri figli nel luogo dove sono nati e non far diventare la nostra amata valle un “cimitero degli elefanti”.

Roberto Marta, Comitato per l’Autonomia Valsesiana

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore