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ATTUALITÀ | 08 marzo 2019, 10:53

Oltre 3 mila donne nei centri antiviolenza del Piemonte. L'appello delle forze dell'ordine: "Ciò che subite non è giusto"

Convocati gli Stati generali per il contrasto alla violenza di genere. L'assessore Cerutti: "Stiamo ampliando la nostre rete: quest'anno arriveremo a 20 centri e 46 sportelli"

Oltre 3 mila donne nei centri antiviolenza del Piemonte. L'appello delle forze dell'ordine: "Ciò che subite non è giusto"

Sono state 3455 le donne che hanno contattato i centri antiviolenza del Piemonte nel 2018. In aumento rispetto al 2017, il 55% di loro proviene dall’area metropolitana di Torino, il resto dalle altre province. È quanto emerso dalla ricerca di IRES presentata agli Stati generali del Piemonte per il contrasto alla violenza di genere da Antonio Soggia e Silvia Venturelli.

“Abbiamo voluto esplorare – hanno spiegato – cosa stia dietro ciascun servizio offerto dai centri, quali sono le modalità di accoglienza e sostegno per le donne in difficoltà”.Ben 3125 cittadine sono state seguite in toto nell’anno da un centro, e per il 72% è stata in assoluto la prima volta (2000 solo nel Torinese). Si tratta di quasi mille casi in più rispetto al 2017: un incremento che testimonia anche la maggiore capillarità dell’azione svolta dai presidi territoriali e, allo stesso tempo, un’accentuazione dei fenomeni di violenza.

“Il contrasto alla violenza di genere – ha detto l’assessore regionale alle pari opportunità Monica Cerutti – è stato negli anni una priorità all’interno del nostro lavoro. La nostra rete di centri antiviolenza si è ampliata notevolmente: quest’anno arriveremo a 20, con ben 46 sportelli su tutto il territorio regionale”. Dall’indagine IRES emergono anche dati significativi sull’identikit delle donne che chiedono aiuto. Il 64% è di nazionalità italiana, per lo più tra i 31 e i 50 anni, e sono per la maggior parte sposate o in una coppia di fatto. Solo il 12% ha una laurea, mentre ben il 40% possiede unicamente la licenza di scuola media. Netta anche la prevalenza di donne con figli (76%), mentre è di soli dieci punti lo scarto tra i soggetti che lavorano (51%) e le donne disoccupate (41%).

Gli Stati generali, convocati al Gruppo Abele, hanno permesso di fare il punto anche sull’impegno delle forze dell’ordine nella lotta alla violenza domestica. “Bisogna sempre lavorare in squadra”, ha dichiarato il questore di Torino Francesco Messina. “Prima di arrivare in questa città, negli altri territori in cui ho operato la rete è stata determinante. A Torino ho subito notato un diffuso rispetto delle istituzioni, mentre mi è parso più complesso il lavoro orizzontale”.

“Non basta – ha continuato – la capacità empatica delle forze dell'ordine rispetto alla vittima che denuncia, ma serve una netta differenziazione di ruoli tra chi la accompagna in un percorso lungo e complesso”.Forte e deciso, poi, l’appello di Giorgia De Acutis, comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Torino Mirafiori: “Spesso anche solo una telefonata dei vicini di casa che sentono urla o rumori anomali può salvare la vita di una donna. Il primo grande ostacolo per le vittime è capire che ciò che subiscono non è giusto. Anche le offese ricevute in casa non sono normali e non devono mai essere ammesse”. 

Dal nostro corrispondente di Torino

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