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COSTUME E SOCIETÀ | 17 giugno 2019, 10:10

Affreschi storici venuti alla luce nell'oratorio di San Bernardo a Scopello

Affreschi storici venuti alla luce nell'oratorio di San Bernardo a Scopello

Importanti affreschi sono venuti alla luce nell'oratorio di San Bernardo di Aosta a Scopello. Si trova lungo la carrozzabile salendo all’Alpe di Mera, poco fuori dall’abitato, nella frazione Ordarino.

L'intervneto di restauro, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli (del dottor. Massimiliano Caldera e della dottoressa Benedetta Brison) ha permesso di portare alla luce un ciclo di affreschi di eccezionale interesse e altissima qualità finora sconosciuto.

L’oratorio, di antica fondazione, è stato rimaneggiato più volte nei secoli, in particolare all’inizio del XIX secolo l’apparato decorativo è stato completamente rinnovato. Fino a qualche mese fa, infatti, l’abside si presentava completamente ridipinta con motivi a finto marmo verde riquadrato da righe; il catino absidale era decorato al centro da una ghirlanda di fiori su fondo blu. Tuttavia, nascosta dall’altare di legno, era possibile intravedere la parte terminale di un affresco più antico. D’accordo con il parroco, don Marco Barontini, la restauratrice Daniela Pezzolato è stata autorizzata a eseguire delle stratigrafie a bisturi partendo dalla fascia mediana dell’abside dove si è subito identificata la Madonna in trono con il Bambino; successivamente sono apparsi a destra San Bernardo, San Gottardo e San Secondo di Asti, il cui culto è attestato anche sulla facciata esterna della cappella di Oro di Boccioleto; a sinistra del trono le figure di Sant’Antonio Abate, San Giovanni Battista e San Sebastiano, alcuni di essi identificabili anche grazie alle iscrizioni. Sopra l’immagine di San Secondo è venuta alla luce un’epigrafe con la dedicazione dell’edificio a lode di Dio e in onore di San Bernardo da parte degli abitanti “de Oro Quarini” (probabile antico toponomastico del luogo) e una data, la cui ultima cifra risulta abrasa, ma che presumibilmente, dalle tracce rimaste, si potrebbe leggere come 1473. L’iscrizione, chiaramente ripassata, termina in basso con “hoc opus”, locuzione alla quale forse seguiva il nome dell’artista, purtroppo perduto. Proseguendo i saggi anche nel catino absidale, dove si intravedeva solo un piccolo lacerto di colore rosso, non si immaginava sicuramente di ritrovare una Maiestas Domini con i simboli dei quattro Evangelisti: questa porzione di affresco è apparsa subito qualitativamente superiore a quella inferiore e in ottime condizioni di conservazione, con pochissime cadute di colore e leggerissime decoesioni. Al termine dei lavori di descialbo e consolidamento si è scelto di non fare alcuna integrazione cromatica.

Redazione

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