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CRONACA | 27 ottobre 2021, 09:36

«Schiaffi e pizzicotti non sono il mio modo di insegnare. Quei bimbi per me erano come figli»

Respinge le accuse la maestra della scuola materna di Varallo finita a processo per maltrattamenti

«Schiaffi e pizzicotti non sono il mio modo di insegnare. Quei bimbi per me erano come figli»

«Calci, pizzicotti e schiaffi non sono i miei metodi di insegnamento. Io cerco di proteggerli i bambini, li tratto come se fossero miei figli. I bambini venivano volentieri a scuola e non ho mai ricevuto lamentele da parte dei genitori. Ancora oggi, dopo tutto questo tempo, non so spiegarmi per quali motivo mi trovo qui». Interrotta in più occasioni dal pianto, la deposizione dell'insegnante finita a processo con l'accusa di maltrattamenti ai danni dei bambini della materna di Varallo chiude una delle ultime udienze dibattimentali del processo in corso davanti al Tribunale di Vercelli.

La donna, poco più che 40enne, insegnante di scuola materna dal 2001 con esperienze prima in scuole paritarie e poi a Vercelli, Borgosesia e infine Varallo dal 2014, è tuttora sospesa dall'insegnamento: una misura che venne adottata al termine dell'inchiesta nel marzo del 2019. «Il mio lavoro mi manca molto – ha detto rispondendo alle domande degli avvocati difensori Fabrizio Mastro e Cosimo Maggiore -. Mi mancano i bambini e spero di poter tornare presto a scuola».

Ripercorrendo gli anni d'insegnamento a Varallo, la donna ha ribadito di aver avuto rapporti cordiali con i colleghi e di non aver mai ricevuto lamentele o segnalazioni da parte dei genitori: «I bambini venivano a scuola volentieri, erano sempre affettuosi con me, anche quando li incontravo per strada venivano spesso ad abbracciarmi». E, rispetto alle contestazioni sollevate, ha aggiunto di non riuscire a darsi una spiegazione. Quanto alla vicenda – dai contorni incerti e mai sfociata in una denuncia ma rimasta sul curriculum – di un presunto calcio dato anni prima a un bimbo, la donna ha respinto l'accusa: «Era un bimbo anticipatario, più piccolo degli altri – ha detto -: me lo tenevo particolarmente vicino proprio per assicurargli la massima serenità. Non gli ho mai dato un calcio, non è il modo di insegnare».

Parole di stima nei confronti della maestra erano arrivate, poco prima, anche dall'ultima teste della difesa: mamma di due bimbe allieve dall'imputata, la donna ha tracciato un ritratto molto lusinghiero della docente. «Le mie bambine non hanno mai raccontato episodi insoliti o allarmanti accaduti in classe e la piccola, quando ha saputo che le compagne si lamentavano di aver ricevuto pizzicotti dalla maestra, si è molto sorpresa», ha detto la donna.

Nel corso dell'udienza c'è stato anche spazio per la consulente di parte della difesa: nella ricostruzione fatta dalla specialista, alla costruzione del ricordo maturato dai bambini che avevano lamentato comportamenti bruschi o violenti da parte dell'insegnante avrebbero contribuito suggestioni e contagiosità di racconti nati dalle frequentazioni tra famiglie, dal passaggio di informazioni tra i genitori, da legittime preoccupazioni degli adulti che però avrebbero rappresentato un involontario condizionamento per i piccoli. A dimostrazione della tesi, la specialista ha ripercorso alcune delle deposizioni, indicando nelle parole stesse dei genitori una conferma della propria tesi. «In occasione dell'incidente probatorio – ha poi aggiunto – bambini e genitori hanno atteso per ore, tutti insieme nella stessa stanza. I piccoli, anche quelli che nulla sapevano dell'accaduto, hanno per forza ascoltato i discorsi degli adulti e i commenti degli altri alunni e alcuni dei comportamenti tenuti durante l'audizione con il giudice lo dimostrano».

Si torna in aula a dicembre per ascoltare la consulente della Procura e poi passare alle richieste finali.

redazione Vercelli

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