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CRONACA | 19 gennaio 2022, 09:54

Nessun maltrattamento alla materna: assolta la maestra di Varallo

L'insegnante, dal marzo 2019, è lontana dalle aule scolastiche, sospesa in via cautelare dal lavoro

Nessun maltrattamento alla materna: assolta la maestra di Varallo

Nessun maltrattamento alla materna: assolta la maestra di Varallo

Assolta perché il fatto non sussiste. Sono da poco passate le 15,30 di martedì quando la giudice Enrica Bertolotto legge la sentenza del processo che vede sul banco degli imputati una maestra della scuola materna di Varallo, accusata di maltrattamenti aggravati e continuati nei confronti dei suoi piccoli allievi.

La donna, oggi 45enne, in servizio prima nel vercellese e poi in Valsesia dai primi anni 2000, è in aula, così come lo è stata per tutto il processo e, al termine dell'udienza, visibilmente commossa, abbraccia i suoi legali Fabrizio Mastro e Cosimo Maggiore, del foro di Torino che l'hanno seguita nel corso del dibattimento.

«E' stata fatta giustizia - dicono i legali all'uscita dall'aula -. Dopo questi anni difficili e di grande sofferenza, ora ci auguriamo che la nostra assistita possa al più presto tornare in aula, tra i bambini. Non sarà facile, ma speriamo che possa lasciarsi alle spalle tutta questa vicenda, aiutata dalla passione che ha sempre mostrato per il proprio lavoro e per i suoi piccoli allievi».

Dal marzo 2019, quando il gip emise una misura cautelare di divieto di insegnamento, la donna non ha più potuto far ritorno in classe; una misura che ora, vista la sentenza di assoluzione, dovrebbe essere revocata al più presto.

«Le motivazioni della sentenza saranno note entro 90 giorni - aggiunge l'avvocato Mastro - tuttavia rileviamo che il giudice ha deciso per un'assoluzione con la formula più ampia, ritenendo dunque che non sussistano né le condotte contestate nel capo di imputazione né altre che possano configurare la fattispecie del reato».

Una linea che i difensori avevano sostenuto anche nel corso delle loro arringhe al termine delle quali avevano chiesto un'assoluzione con formula piena per la donna. La Procura invece, aveva chiesto  una condanna a 2 anni e 3 mesi.

«Il dibattimento - conclude Maggiore, che nella sua arringa aveva parlato di un'inchiesta nata da un “contagio dichiarativo”, privo di riscontri concreti - ha permesso di evidenziare elementi rimasti in ombra nella fase istruttoria dell'indagine e che hanno portato alla sentenza di assoluzione pronunciata oggi dal Tribunale».

redazione Vercelli

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