Quando l’inverno in Valsesia entra nel suo cuore più vero, servono piatti capaci di fare una cosa sola, ma benissimo: scaldare. E per febbraio il calendario 2026 della raccolta differenziata della Città di Varallo sceglie la paniccia, una minestra sostanziosa e “di casa”, di quelle che si mettono sul fuoco con calma e poi si condividono volentieri, magari dopo una giornata all’aria fredda.
È una ricetta che parla di cucina quotidiana e intelligente: legumi, verdure, un po’ di carne, riso da minestra e un brodo che profuma la cucina. Il risultato è un piatto pieno, rassicurante, che sembra fatto apposta per febbraio.
Gli ingredienti (per 6–8 persone)
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1,5 litri di brodo di carne
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1 verza piccola
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150 g di fagioli secchi (borlotti o simili), ammollati la sera prima
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2 patate medie
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4–6 costine di maiale
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150 g di spinaci
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1 cipolla
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1 porro
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1–2 carote
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200 g carne macinata mista (bovino e suino)
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200 ml passata di pomodoro (oppure 2 cucchiai di concentrato)
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80–100 g di riso (meglio riso da minestre)
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olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.
Come si prepara
Il lavoro inizia il giorno prima: si mettono in ammollo i fagioli, poi si sciacquano e si cuociono per circa 1 ora.
Si preparano quindi le verdure: si affettano cipolla e porro, si taglia la verza a striscioline, si pelano e si riducono a cubetti le patate, si lavano gli spinaci.
In una pentola capiente si scalda un filo d’olio e si fanno rosolare le costine finché prendono colore. Si aggiunge il macinato e si lascia ben rosolare; poi si uniscono cipolla, porro e carote e si fa soffriggere per 5 minuti.
A questo punto entrano in scena verza, patate e spinaci: si mescola e si lascia insaporire qualche minuto. Si aggiunge la passata di pomodoro e si cuoce ancora per 3–4 minuti.
Si versa il brodo, si porta a leggero bollore e si cuoce per 30 minuti; poi si aggiungono i fagioli (con eventuale acqua di cottura) e si prosegue per altri 20 minuti. Infine si butta il riso direttamente nella minestra e si cuoce per circa 18 minuti, mescolando spesso. Si regola di sale e pepe.
Come tutte le minestre “serie”, la paniccia dà il meglio di sé con una breve attesa: meglio lasciarla riposare 10–15 minuti prima di servirla.
Un consiglio “da cucina di montagna”
Se avanza, non è un problema: il giorno dopo è spesso ancora più buona. Basta aggiungere un mestolo di brodo (o acqua calda) per ridarle la giusta cremosità, e riportarla a temperatura dolcemente. È uno di quei piatti che, più che finire, sembra fatto apposta per essere ritrovato.