EVENTI - 03 febbraio 2026, 10:11

Gattinara, Enrico Scribante racconta i carnevali di fine Ottocento e Novecento tra storia, filantropia e tradizione

Gattinara, Enrico Scribante racconta i carnevali di fine Ottocento e Novecento tra storia, filantropia e tradizione

Enrico Scribante, gattinarese di origine, a dodici anni si iscrisse all’Associazione Culturale di Gattinara: la sua famiglia intratteneva legami di amicizia con i fondatori Vittorio Travostino e Franco Ferretti, che coinvolsero Enrico appassionandolo alla storia, all’archeologia, e allo studio dei documenti antichi. Dal 2010 è Vice Presidente dell’Associazione Culturale, all’interno della quale, nel 2018, nacque il volume: “Viva al Carlavè. Un secolo di carnevali a Gattinara”, suddiviso in due tomi: dal 1900 al 1976 e dal 1979 al 1999. Per reperire il materiale storico venne lanciata una richiesta di collaborazione alla quale i Gattinaresi risposero con entusiasmo, mettendo a disposizione fotografie e cimeli che documentavano una delle più belle tradizioni della Città, ricostruendone la storia attraverso le immagini di un secolo. L’autore, che firma la prefazione: “Al Riccu Quagiarö” (soprannome della famiglia d’origine), ha vissuto in prima persona il carnevale, ne è stato parte attiva, come dimostra la foto che apre il volume che lo ritrae protagonista alla famosa “battaglia dell’acqua” che chiudeva il carnevale. Il suo intervento alla “serata di carnevale”, organizzata dalla Presidente del Rotary Club di Gattinara, Silvia Domenicone Conti, arricchito dalla proiezione di molte immagini storiche, ha interessato e coinvolto i soci. “I carnevali di fine Ottocento e inizio Novecento. Quando il divertimento era una cosa seria”: il titolo scelto metteva in luce l’aspetto filantropico e sociale/educativo dei carnevali. Partendo dalle origini pagane, dalle feste della fertilità e della cacciata dell’inverno di cultura germanica, accennando ai carnevali medievali, che permettevano un temporaneo rovesciamento dell’ordine sociale e delle cariche, in cui vigeva la “libertà del folle”, Scribante è passato a descrivere gli storici carnevali valsesiani: dal Mercu Scurot di Borgosesia del 1854, al primo carnevale con sfilate del 1887, preceduto da quello di Varallo del 1874 e seguito da Gattinara nel 1888. Le “maschere” del Carnevale prima erano dei pupazzi, poi vennero interpretate da coppie di uomini e, molto più tardi comparvero donne accanto a Marcantonio, Peru Magunela, Babaciu, rispettivamente: Cecca, Gin e Plandrascia. Scribante si è poi soffermato sull’organizzazione societaria dei primi carnevali: “Paragonabile a quella delle società di mutuo soccorso, nate anch’esse a metà Ottocento per fornire assistenza e aiuti ai soci, in anni in cui non esisteva alcun sistema previdenziale”, mostrando l’immagine della vecchia bandiera del carnevale di Gattinara, in uso fino al 1939, sulla quale si leggeva la scritta: “Società Carnevalesca Gattinara”. I carnevali ebbero anche fin dai primi anni, un aspetto filantropico e caritatevole, con la distribuzione di cibo: la paniccia a Varallo, la busecca a Borgosesia e i fagioli a Gattinara, dove nel 1939 si aggiunse il Banco di beneficenza. Concludendo il suo intervento Enrico Scribante ha messo in luce per Gattinara l’aspetto “educativo” dei carri, sempre profondamente legati alla storia o all’attualità, perché si rappresentavano eventi nazionali o internazionali, talvolta erano un elogio a grandi personaggi del mondo della cultura, come Dante o Carducci. Durante il Ventennio, nel 1923, “Le ali d’Italia” ricordava l’istituzione della Regia Aeronautica, nel 1927 fu celebrato il passaggio alla moneta aurea, cioè la convertibilità lira–oro, ma si dava spazio anche a momenti più “frivoli” come l’istituzione dei parrucchieri per signora o, nel 1930, al matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria Josè. Nel 1938 il carro dal titolo: “Antica virtù latina, diè ali al folle volo” era dedicato alla crociera aerea transatlantica di massa Italia /Brasile, con alla guida Italo Balbo. La serata in cui è stata anche spiegata l’anticipazione dell’inizio del carnevale dall’originaria Epifania a San Martino, avvenuta nel 1974, è stata arricchita dalla presenza delle maschere gattinaresi: Babaciu, interpretato da Luca Scribante e Plandrascia, Sara Roncarolo, e del Presidente del Comitato Carnevale, Simone Avondo, che, unico nella storia dei carnevali gattinaresi, per la seconda volta ha accettato l’onerosa carica, come ha sottolineato un ospite, Carlo Bigliocca, che fu tra i protagonisti del carnevale e ha ricordato gli splendidi carri realizzati con migliaia di fiori di carta, e l’impegno, oltre alla creatività e alla passione, che inducevano i Tabinat a costruire i carri, lavorando di sera, al freddo, sotto ripari di fortuna: “Oggi purtroppo le nuove leve hanno molta meno manualità: i carri richiedono progettazione, realizzazione e poi devono anche essere smontati”. Massimo Scalabrino ha ricordato un carro con le riproduzioni dei mobiles di Calder, che meritò persino l’attenzione del quotidiano La Stampa.

Piera Mazzone