ATTUALITÀ - 10 febbraio 2026, 10:47

A Vercelli un incontro su “Le ragioni del No” al referendum sulla riforma della giustizia

A Vercelli un incontro su “Le ragioni del No” al referendum sulla riforma della giustizia

Approssimandosi la data del voto per il Referendum Costituzionale sulla riforma della giustizia, ANPI-Comitato Provinciale di Vercelli, CGIL Vercelli Valsesia, Collettivo Impegno Attivo giovedì 5 febbraio presso il Cinema Sottoriva, hanno organizzato un primo incontro informativo: “Le ragioni del no” in una serata condotta da Enrico Pagano che ha dialogato con Francesco Pallante, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli studi di Torino. Enrico Pagano ha indicato l’obiettivo della serata: “Fornire strumenti di riflessione per capire ciò che ci preoccupa di questa riforma”, illustrando tecnicamente la macrostruttura della riforma costituzionale voluta dal Governo. Il referendum del 22-23 marzo ha natura confermativa, cioè non ci sarà la necessità di raggiungere un quorum, numero di elettori necessario affinché una votazione sia valida, ma in ogni caso, con qualsiasi percentuale di votanti, il risultato dal conteggio dei voti sarà valido; quindi, ogni voto è importante e l’invito rivolto a tutti gli elettori è stato quello di non rinunciare all’esercizio di un loro diritto fondamentale. L’aspetto più tecnico di questo referendum riguarda la separazione delle carriere dei magistrati: inquirenti e giudicanti, cambieranno anche le funzioni e le modalità di nomina del Consiglio Superiore della Magistratura, sarà istituito un organo disciplinare che giudicherà i magistrati, con una contaminazione tra potere legislativo e potere giudiziario. Dal punto di vista della filosofia politica: “E’ una riforma che toglie una autonomia che invece dovrebbe essere riconosciuta al potere giudiziario”. Francesco Pallante ha ringraziato gli organizzatori di avergli offerto questa occasione di confronto pubblico importante sul referendum costituzionale che vorrebbe modificare ben sette articoli della Costituzione. I magistrati oggi fanno un unico concorso e, dopo un anno di praticantato, scelgono se vogliono fare i pubblici ministeri o i giudici. Entro dieci anni possono cambiare una sola volta la loro scelta, ma in quel caso devono trasferirsi ad operare in un altro Distretto. La riforma del CSM, cuore della riforma costituzionale Nordio, prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, sdoppiando l'attuale CSM in due organi distinti: uno per i giudici e uno per i PM. La gestione disciplinare passerebbe ad una nuova Alta Corte disciplinare autonoma, sottraendo la funzione disciplinare al CSM, composta da 15 membri in carica 4 anni, non rinnovabili (9 magistrati - 6 giudicanti, 3 requirenti - estratti a sorte fra magistrati con almeno 20 anni di servizio; 3 nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari in materie giuridiche o avvocati con almeno 20 anni di esperienza; 3 sorteggiati da liste del Parlamento con gli stessi requisiti. L’Alta Corte giudicherebbe su illeciti di giudicanti e requirenti; sarebbe presieduta da uno dei membri nominati dal Presidente della Repubblica o sorteggiati dal Parlamento; si prevede l’abolizione dell'appello in Cassazione a favore di un ricorso interno. Pallante ha spiegato le funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno della magistratura ordinaria italiana, previsto dall'art. 104 della Costituzione per garantirne autonomia e indipendenza: “Le sue funzioni principali, definite dall'art. 105 della Costituzione riguardano la gestione della carriera dei magistrati (assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni) e i provvedimenti disciplinari. Nel Regno d’Italia e durante il fascismo il ministro di Grazia e Giustizia si occupava direttamente di queste cose, avendo quindi un potere di potenziale condizionamento indiretto sulla vita dei magistrati”. Il CSM attualmente è composto da: 30 consiglieri elettivi, 10 laici e 20 togati (2 in rappresentanza della Cassazione, 5 delle procure e 13 per la magistratura giudicante) cui vanno aggiunti i tre membri di diritto: il Capo dello Stato (Presidente di diritto del CSM), il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Con la riforma i membri togati sarebbero estratti a sorte tra tutti i magistrati, mentre quelli laici, professori e avvocati, sarebbero sorteggiati da una lista stilata dal Parlamento. Il rischio sarebbe quello di una frammentazione del potere giudiziario e del possibile indebolimento del principio di unità della magistratura, che finora costituiva una delle caratteristiche distintive dell’ordinamento italiano. Pallante si è soffermato a riflettere sul fatto che le parole, ma anche i silenzi, vanno interpretati, ponendo degli interrogativi: “Ciò che la legge non dice è vietato o è permesso? Dalla risposta discende un indirizzo autoritario o liberale. Le disposizioni della Costituzione che non hanno leggi di attuazione sono mere programmazioni per il futuro? Con questo referendum ognuno degli elettori è chiamato dunque ad assumere una precisa posizione”. Nel ricco dibattito seguito all’intervento di Pallante è emersa l’esigenza di informare gli aventi diritto al voto per indurli a votare, poiché il disinteresse verso questioni che riguardano la Costituzione è autolesionismo civico. Uno degli argomenti sollevati riguarda la questione degli elettori che risiedono fuori del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti, per i quali non è stato prevista, almeno al momento, la possibilità di votare nei comuni di domicilio: molti di loro sono studenti, che potrebbero essere impossibilitati a rientrare a casa per il voto. Non tutte le riforme sono un progresso: andare a toccare la Costituzione è molto pericoloso secondo Pallante: “Dietro questo referendum non c’è solo la carriera dei magistrati, ma qualcosa di molto più profondo che va a toccare la concezione stessa del diritto”. Adesso ci aspetteremmo una serata analoga dedicata a: “Le ragioni del sì”.

Piera Mazzone