Centosessant’anni non sono solo un numero: sono la misura di una comunità che ha saputo attraversare generazioni rimanendo fedele a un’idea semplice e potentissima: il Carnevale come festa popolare, come satira bonaria, come tavola condivisa e come identità del paese.
A certificare la profondità di questa storia è un documento prezioso: la cansun stampata nel 1898, che reca la dicitura “32ª edizione”. Un dettaglio che permette un calcolo limpido: se nel 1898 si era già alla trentaduesima edizione, l’origine della tradizione ricade nel 1867; da qui, il 2026 diventa coerentemente la 160ª edizione. In quel foglio ottocentesco c’è già tutto: l’invito a mascherarsi e cantare, la descrizione del paese in festa, i richiami ironici ai “matti” del Carnevale e persino una finalità concreta, perché l’introito della canzone viene dichiarato come destinato a sostenere una presenza valsesiana all’Esposizione di Torino.
Il passaggio verso la forma moderna del Carnevale sabbiese è invece raccontato da un’altra cansun, datata 1983: è l’anno in cui il Comitato decide di “fare le maschere del Carlavèe”, cercando sarta e costumi, fino a dare vita al gruppo mascherato che ancora oggi rappresenta il volto più riconoscibile della festa, con il Re Tognu e la Regina Menga interpretati per la prima volta da Mariuccia Stragiotti e Sandro Calzoni, a dominare la scena goliardica del paese insieme al seguito. È un racconto che unisce lavoro volontario, orgoglio e quell’idea tipicamente valsesiana per cui la tradizione non è mai ferma: si conserva proprio perché si rinnova.
Gli ultimi anni: una tradizione viva
Negli anni più recenti, il Carnevale ha continuato a scandire l’inverno con appuntamenti molto partecipati, grazie anche all'interpretazione della Maschera principale, il Re Tognu, di Nicolas Bertolini, che con la sua simpatia e allegria ha saputo incarnare la tradizione nel miglior modo possibile per la "riviera della Val Mastallone".
Nel 2024, ad esempio, la stagione è stata aperta dalla tradizionale Cena del Bollito, seguita dagli eventi del calendario valsesiano fino alla giornata della paniccia e alla chiusura con lotteria.
Nel 2025, la comunità si è ritrovata per la chiusura del periodo carnevalesco nella sala dell’ex Locanda Pittu Cupal per la Cena della Lotteria, momento che unisce convivialità e sostegno alle attività del comitato.
Per il 2026, l’edizione si è aperta con la Cena del Bollito alla Locanda del Cacciatore, occasione in cui sono state presentate ufficialmente le maschere dell’anno e ribadito l’appuntamento successivo a Sabbia con la paniccia.
Domenica 15 febbraio: la "Panicia d'n Sabia" della 160ª edizione
Il cuore della 160ª edizione batte domenica 15 febbraio a Sabbia, presso il salone ex Locanda Pittu Cupal, con la tradizionale Panicia d’n Sabia (con possibilità di pranzo e anche asporto già dalla tarda mattinata).
Ecco il menù ufficiale 2026:
Pranzo (ore 13)
Insalata di nervetti e fagioli
Panicia d’n Sabia
Salame con patate al vapore
Toma
Dolce
Acqua e vino
Cena (ore 20)
Insalata di nervetti e fagioli
Panicia d’n Sabia
Brasato con piselli
Toma
Dolce
Acqua e caffè
Quota indicata: € 20,00.
Un anniversario che vale più di un numero
Se il 1898 racconta un Carnevale già “maturo” e capace persino di sostenere iniziative collettive, e il 1983 segna la nascita del gruppo mascherato moderno, il 2026 dimostra che questa storia non è un ricordo: è presente, partecipata, attuale. Centosessant’anni dopo l’inizio, Sabbia continua a fare ciò che le canzoni chiedevano allora: ritrovarsi, cantare, ridere, mangiare insieme — e riconoscersi, per un giorno, come una sola comunità.
Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito, ci seguono e continueranno a farlo!