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CRONACA | 03 marzo 2026, 11:15

Cocaina nascosta nel miele e nella cera d’api: indagine in Bassa Valsesia, laboratorio scoperto a Prato Sesia

Cocaina nascosta nel miele e nella cera d’api: indagine in Bassa Valsesia, laboratorio scoperto a Prato Sesia

Cocaina nascosta nel miele e nella cera d’api: indagine in Bassa Valsesia, laboratorio scoperto a Prato Sesia

La Bassa Valsesia finisce al centro di un’inchiesta su un presunto traffico internazionale di stupefacenti tra Italia e Sud America. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la droga sarebbe arrivata dal Perù occultata in miele e cera d’api, per poi essere lavorata in locali attrezzati a Prato Sesia, individuati come base logistica del gruppo.

L’operazione – condotta dai Carabinieri di Varese e coordinata dalla Procura di Busto Arsizio – ha portato a sei arresti tra le province di Novara, Vercelli e Biella, con perquisizioni e sequestri scattati tra sabato e domenica.

Il punto a Prato Sesia: locali attrezzati e un pacco sequestrato

Il cuore dell’attività, sempre secondo l’ipotesi investigativa, era rappresentato da una casa in paese trasformata in una sorta di laboratorio: qui sarebbero dovute partire le operazioni di raffinazione e preparazione dello stupefacente, poi destinato allo smercio nei boschi dell’area di Malpensa, in provincia di Varese, zona già più volte finita sotto i riflettori per dinamiche simili.

Durante l’intervento è stato sequestrato un pacco contenente 19 chili di miele. La lavorazione vera e propria, però, non sarebbe ancora iniziata e quindi risulta complesso stabilire con precisione quanta cocaina si sarebbe potuta ricavare.

I ruoli contestati: l’imprenditore di Valduggia e i “canali” per ricevere le spedizioni

Tra le persone indicate dagli investigatori come figura centrale nell’organizzazione delle spedizioni dall’estero c’è Davide Shaqsa, trentenne piccolo imprenditore di Valduggia, descritto come già noto alle forze dell’ordine e ora detenuto.

Per altri indagati, dopo l’udienza di convalida, il Gip di Novara non ha convalidato il fermo per profili tecnici legati al requisito del pericolo di fuga, ma avrebbe comunque disposto misure come obbligo di dimora nel comune di residenza e divieto di uscire in orario notturno: provvedimenti che riguardano un 40enne di Prato Sesia (accusato di aver messo a disposizione l’immobile utilizzato come laboratorio) e due ventenni residenti tra Gattinara e Valdilana (nel Biellese), indicati come persone disponibili a ricevere le confezioni provenienti dal Perù e poi a consegnarle all’organizzatore. Gli interessati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli atti, inoltre, sono stati trasmessi perché il giudice si è dichiarato incompetente rispetto all’autorità giudiziaria titolare del procedimento.

Un’indagine più ampia partita nel 2024

L’attività in Valsesia, secondo quanto emerso, si inserirebbe in un quadro investigativo più vasto legato allo spaccio nei boschi di Lonate Pozzolo, nell’area di Malpensa, avviato nel 2024. Dalle intercettazioni, riferiscono gli inquirenti, emergerebbero anche quantitativi importanti di cocaina, con riferimenti fino a 15 chili.

Nell’ambito dell’operazione sarebbero stati fermati anche due cittadini peruviani, in attesa di convalida, con l’accusa di far parte del gruppo.

Perché interessa il territorio

Il fatto che la base logistica sia stata individuata in Bassa Valsesia, con un punto operativo a Prato Sesia e collegamenti con Valduggia e Gattinara, riporta l’attenzione su come reti criminali possano appoggiarsi anche a comuni piccoli per attività di appoggio e lavorazione, sfruttando discrezione e spazi periferici. Le indagini – viene indicato – proseguono per chiarire l’ampiezza dei canali di importazione e la rete di distribuzione.

Redazione J.B.

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