A Romagnano Sesia, in provincia di Novara, è proseguita la rassegna di incontri con l’autore promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con Gianni Malerba delle Librerie Feltrinelli di Arona. Nella serata di martedì 10 marzo, Tina Bialetti ha presentato il libro “Un sogno di polvere e d’acqua”, scritto insieme ad Alessandro Barbaglia, dialogando con Milly Carli, giornalista del Corriere di Novara.
Per Romagnano Sesia l’appuntamento ha portato al centro non solo una novità editoriale, ma anche una delle storie imprenditoriali più iconiche del Novecento italiano: quella della famiglia che ha dato vita alla Moka Express, oggetto entrato nelle case di generazioni di italiani e rimasto ancora oggi un simbolo riconoscibile.
A Romagnano Sesia il racconto della famiglia Bialetti
Protagonista dell’incontro è stata Celestina Bialetti, che preferisce essere chiamata Tina, ultima dei quattro figli di Ada e Alfonso Bialetti. Nel corso della serata ha spiegato di avere custodito a lungo il desiderio di raccontare la storia della sua famiglia, un progetto già affrontato anni fa in una forma privata, destinata a figli e nipoti, ma mai pubblicata.
Da quell’idea, spinta anche dal figlio Matteo, scrittore, è nato il lavoro condiviso con Alessandro Barbaglia. Il risultato è un libro che parte da Alfonso e Renato Bialetti, ma che in realtà lascia emergere anche la voce e lo sguardo di Tina, figura tutt’altro che marginale dentro la vicenda familiare.
Il libro sulla Moka tra memoria, famiglia e identità
Uno dei temi più forti emersi durante la presentazione è stato il valore della memoria familiare. Tina Bialetti ha raccontato come, durante la scrittura, si sia rafforzata in lei l’idea che la memoria rappresenti una forma di continuità, quasi un piccolo frammento di immortalità, da custodire e trasmettere.
Il libro, ha spiegato, non segue una cronologia rigida, ma si muove per flash, frammenti e ritorni, con un andamento che richiama il funzionamento stesso del ricordo. È un memoir che intreccia episodi personali e memoria collettiva, restituendo al lettore non solo la storia di un’impresa, ma anche il clima umano in cui quell’avventura è nata e si è sviluppata.
La nascita della Moka e la storia imprenditoriale dei Bialetti
Nel racconto di Tina Bialetti è riemersa la figura del padre Alfonso, partito dall’esperienza del nonno Luigi, ambulante che vendeva timbri per il bestiame e per gli attrezzi agricoli. Alfonso apprese in Francia il metodo di fusione a conchiglia dell’alluminio, innovazione allora non comune in Italia, e costruì da lì il proprio percorso.
Dopo aver fondato un’officina e attraversato anche un momento di grave difficoltà economica, arrivò il ritorno al paese e la ripartenza. Fu in quel contesto che nacque l’intuizione della caffettiera, ispirata alla lissiveuse, antica macchina per il bucato. Un oggetto destinato a cambiare le abitudini domestiche degli italiani.
Alfonso e Renato Bialetti, due caratteri diversi ma complementari
Nel corso della presentazione è emerso con chiarezza anche il rapporto tra Alfonso e Renato Bialetti, descritti come molto diversi ma profondamente complementari. Tina ha sottolineato come il padre fosse un sognatore, con poco senso pratico e una forte passione per l’astronomia, al punto da richiamare nella forma della caffettiera la cintura di Orione.
Renato, invece, viene ricordato come più istintivo, ambizioso e naturalmente portato all’impresa. Fu lui a intuire la forza commerciale di quell’invenzione, a darle il nome Moka e a investirvi con decisione, accompagnando la crescita dell’azienda nel dopoguerra.
L’omino coi baffi e il successo di un simbolo italiano
Un altro passaggio che ha colpito il pubblico riguarda la nascita dell’omino coi baffi, il celebre personaggio creato da Paul Campani e poi diventato il volto stesso della Bialetti. L’ispirazione, ha ricordato Tina, venne proprio da Renato Bialetti, con i suoi baffi marcati, il naso importante e i lineamenti inconfondibili.
Anche questo dettaglio racconta come la forza della Moka non sia stata solo tecnica o produttiva, ma anche comunicativa. Renato comprese infatti il peso della pubblicità e dell’immagine in una fase in cui l’Italia del boom stava cambiando consumi e linguaggi.
Tina Bialetti, la scuola e la scelta della libertà
Nel corso della serata Tina Bialetti ha raccontato anche la propria esperienza personale, molto diversa da quella del fratello. Non entrò in azienda, nonostante le proposte ricevute, perché scelse la scuola, lavorando come maestra a Omegna.
Dal suo racconto emerge il ritratto di un’insegnante innovativa, autorevole ma non autoritaria, capace di sperimentare metodi e attività nuove. Anche questo aspetto contribuisce a comporre il profilo di una famiglia attraversata da personalità forti, indipendenti e creative, unite da un clima affettivo che Tina ha descritto come speciale e felice, pur nelle difficoltà.
Cosa lascia la serata culturale di Romagnano Sesia
L’incontro di Romagnano Sesia ha avuto il merito di riportare al pubblico una storia molto nota nei suoi simboli, ma meno conosciuta nella sua dimensione intima e familiare. La Moka, oggetto quotidiano e iconico, è riapparsa così nella sua origine più viva: quella fatta di invenzione, tensioni, intuizioni, conflitti e legami.
Nel finale della serata, il consigliere Paolo Feccia ha ringraziato le ospiti, ricordando anche i prossimi appuntamenti culturali in programma in biblioteca, tra cui il corso di scrittura creativa in partenza dal 18 marzo e la futura presentazione del libro “Primamà” di Laura Pariani.
Perché interessa il territorio
Per Romagnano Sesia e per il territorio novarese, serate come questa hanno un valore che va oltre la semplice promozione di un libro. Portano infatti in una realtà locale una storia italiana di grande forza simbolica, ma lo fanno con un tono intimo, diretto, capace di avvicinare il pubblico alle persone dietro il mito industriale.
Inoltre, la continuità degli incontri con l’autore conferma il ruolo della proposta culturale romagnanese come spazio di approfondimento e partecipazione. È anche attraverso appuntamenti così che una comunità rafforza il proprio rapporto con i libri, con la memoria e con i racconti che lasciano tracce durature.