ATTUALITÀ - 21 marzo 2026, 14:30

1.117 nomi letti in corteo: Torino ricorda le vittime innocenti delle mafie

In migliaia alla manifestazione nazionale di Libera che attraversa il centro città.

1.117 nomi letti in corteo: Torino ricorda le vittime innocenti delle mafie

Proprio nei giorni scorsi è iniziato il maxi processo Hydra sui crimini di mafia, camorra e ndrangheta al nord. E martedì, nel carcere di Torino Lorusso Cutugno, è stato trovato morto il pentito Dino Pace, apparentemente suicida.

Se servivano ulteriori prove per affermare che la criminalità organizzata non è cosa del passato, eccole in bella vista sulle prime pagine dei giornali. Ed ecco che la manifestazione di questa mattina, sabato 21 marzo 2026, assume ancora più significato.

È infatti partito il corteo, organizzato da Libera, per la 31esima Giornata delle Memoria e dell'Impegno in ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie. Il ritrovo alle 9 in piazza Solferino e poi una sfilata in centro città, passando per via Micca, piazza Castello, i Giardini Reali, corso San Maurizio e terminare sul palco allestito in piazza Vittorio. Con 20mila persone unite per un'unica causa.

Una manifestazione nazionale che vede in prima fila i familiari delle vittime di mafia, giunti ieri a Torino per l'assemblea di Libera con il fondatore don Ciotti e, per la prima volta, per l'assemblea dei giovani dell'associazione.

A seguire, sotto un mare di bandiere gialle, rosse, rosa e arancioni dell'associazione, sindaci e amministratori locali - tra cui il sindaco della città, Stefano Lo Russo e il presidente della Regione, Alberto Cirio -, con la rete Co.Co.Pa, Coordinamento Comuni per la Pace.

Durante il corteo, gli oltre 1.100 nomi di persone uccise dalle mafie hanno scandito la marcia alternandosi alla musica. Un numero che non si ferma e per cui la maggior parte dei familiari chiede ancora giustizia: da qui il claim di quest'anno "FAME di verità e giustizia".

I nomi delle vittime di mafia sono poi stati letti dal palco da una serie di attori istituzionali, a partire dal sindaco  Lo Russo e continuando con la vicesindaca Michela Favaro, il presidente Cirio, il vicesindaco metropolitano, Jacopo Suppo, la rettrice dell'università di Torino, Cristina Prandi, il questore di Torino, Massimo Gambino, e la procuratrice generale di Torino, Lucia Musti. Oltre a Maurizio Landini, segretario Cgil e Pierpaolo Bombardieri, segretario Uil.

"Siamo partiti da piazza Solferino perché qui nel 1975 fu fatto uno sciopero della fame contro la droga, per ottenere poi i servizi per i tossicodipendenti - ha spiegato il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti -. E quindi dobbiamo continuare, come cittadini, a fare la nostra parte. I protagonisti di oggi sono i familiari delle vittime innocenti: l'80% di loro non conosce la verità. L'omertà uccide la verità ma anche la speranza e la giustizia. La memoria non può andare in prescrizione. Ora bisogna scuotere la gente, ci sono momenti in cui parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile".

Verso le 11 la testa del corteo ha raggiunto piazza Castello, dando il via agli interventi dal palco.

Cristina, figlia di Bruno Caccia, ha ricordato come l'omicidio del padre a Torino sia stato l'unico caso di un magistrato ucciso al nord dalle mafie. "Per molto tempo non si è voluto vedere cosa ci fosse dietro - ha commentato -. Dopo tanti processi si è isolato il mandante e uno degli assassini. Questa è la verità processuale ma noi con Libera pensiamo che la verità non sia venuta del tutto fuori. In questa marcia abbiamo ripercorso i passi di nostro padre, che amava camminare in queste strade". Tra gli ultimi a leggere anche i giornalisti Pif e Pablo Trincia, la comica torinese Luciana Littizzetto. Presente, ma senza partecipare alla lettura, la segretaria del Pd, Elly Schlein. "Penso che pronunciare i nomi dei loro cari dia ai parenti dignità" ha commentato Trincia.

"Nel celebrare a Torino la Giornata del 21 marzo vogliamo ricordare le lavoratrici e i lavoratori vittime delle mafie" dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e lavoro. "Oltre alle tante vittime innocenti tra cittadini, imprenditori, servitori dello Stato e rappresentanti di Istituzioni, sindacati e associazioni - afferma il direttore -, non possiamo dimenticarci di chi è messo sotto scacco ogni giorno dalla criminalità organizzata: lavoratrici e lavoratori in ‘nero’ o in ‘grigio’, vittime di sfruttamento e di caporalato per colpa delle mafie, che danneggiano il tessuto sociale e imprenditoriale sano del Paese, non soltanto mettendo in crisi l’economia, ma spesso causando anche infortuni e malattie professionali, che aumentano dove l’illegalità è più diffusa, con costi umani e sociali enormi".

Francesco Capuano (Torino Oggi)