EVENTI - 22 marzo 2026, 10:07

A Varallo la prima provinciale del docu-film sull’architettura contemporanea nelle Alpi, con Rimella tra le dieci storie raccontate

A Varallo la prima provinciale del docu-film sull’architettura contemporanea nelle Alpi, con Rimella tra le dieci storie raccontate

A Varallo la montagna è tornata al centro del dibattito culturale con la prima provinciale del docu-film “Il tempo della montagna – ArchitetturAlpinA in dieci storie”, presentato al Cinema Sottoriva davanti a un pubblico numeroso. Il film, primo progetto cinematografico interamente dedicato all’architettura contemporanea nelle Alpi italiane, ha assunto per la Valsesia un significato particolare grazie alla presenza, tra le dieci esperienze raccontate, di San Gottardo di Rimella.

La proiezione, accolta come un momento di riflessione sul futuro delle Terre Alte, ha messo in dialogo architettura, comunità, paesaggio e modi dell’abitare, offrendo una lettura che va oltre la semplice dimensione tecnica. Per Varallo e per la Valsesia è stata anche l’occasione per riportare l’attenzione su un esempio locale di recupero coerente e di ritorno alla montagna vissuta ogni giorno.

Il film presentato a Varallo racconta dieci esperienze delle Alpi italiane

Ad aprire l’incontro è stato Andrea Musano, delegato con Vanni Boggio presso l’associazione Architetti Arco Alpino, a nome dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Vercelli. Musano ha ricordato come il progetto abbia preso forma nel 2023, partendo dalla volontà di raccontare le persone che vivono in montagna e dalla necessità di misurarsi con quelli che ha definito i “tempi della montagna”, ritmi diversi, più dilatati, capaci di modellare persone, paesaggi e architetture.

Il docu-film, diretto da Francesca Molteni e Davide Fois e prodotto da Muse Factory of Projects, nasce da un’idea dell’Associazione Architetti Arco Alpino, che riunisce dieci Ordini distribuiti lungo l’intero arco alpino, tra cui anche quello di Vercelli. Il viaggio raccontato sullo schermo attraversa dieci luoghi emblematici e altrettanti progetti innovativi: scuole, infrastrutture d’alta quota, spazi pubblici rigenerati e recuperi di borgate storiche, tutti letti come esempi di un’architettura che sostiene la vita quotidiana delle comunità senza imporsi come protagonista.

San Gottardo di Rimella esempio valsesiano di abitare consapevole

Tra i dieci progetti selezionati, quello che tocca più da vicino il territorio valsesiano è l’esperienza di San Gottardo di Rimella, scelta dall’Ordine di Vercelli come esempio di un abitare consapevole in montagna. Nel racconto emerso durante la serata, San Gottardo è stato indicato come un caso in cui interventi pubblici e privati, semplici ma coerenti, hanno saputo inserirsi con discrezione nel paesaggio, valorizzando l’architettura tradizionale Walser e contribuendo alla vitalità del territorio.

Musano ha sottolineato come a San Gottardo si sia creata una complementarità tra pubblico e privato, resa possibile da una precisa volontà politica. Non interventi eclatanti, quindi, ma condizioni concrete che hanno favorito il ritorno a vivere e lavorare in montagna, rendendo possibile una scelta di radicamento.

A dare voce a questa esperienza è stato anche Hannes Lang, regista altoatesino che vive a San Gottardo di Rimella dal 2010 con la moglie Miguela Biste e la figlia Aurelia, nata nel 2025. Lang ha ricordato come la vita in montagna resti una scelta tutt’altro che semplice, segnata da tempi e condizioni che impongono adattamento continuo: un richiamo concreto a quella montanità reale che il film prova a raccontare senza idealizzazioni.

I saluti istituzionali e il valore culturale dell’incontro

Dopo i saluti istituzionali della presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Vercelli Marina Martinotti, del vicepresidente della sezione CAI di Varallo Gianluigi Avondo e dell’assessore del Comune di Varallo Roberta Bonazzi, la serata si è sviluppata come un momento di confronto ampio, capace di intrecciare visione progettuale, identità alpina e riflessione culturale.

A rendere ancora più profondo il pomeriggio è stato l’intervento conclusivo del professor Annibale Salsa, tra i maggiori esperti della cultura alpina. Il suo contributo ha spostato il discorso dalla sola architettura al significato più ampio della montagna come luogo di identità, relazioni e trasformazioni. Salsa ha richiamato il tema della capacità adattiva dell’uomo negli ambienti difficili da abitare, invitando a leggere le Terre Alte non come spazi marginali, ma come luoghi capaci di generare cultura, resilienza e modelli di vita ancora attuali.

Montagna, spopolamento e futuro: i temi emersi a Varallo

Uno dei fili conduttori della serata è stato il rapporto tra montagna e futuro. Il docu-film, come è emerso dai diversi interventi, non si limita a mostrare buone pratiche architettoniche, ma pone domande concrete su spopolamento, sostenibilità, turismo, servizi e rapporto tra uomo e natura. In questo senso l’architettura viene letta come strumento utile, chiamato a mettersi al servizio di chi abita la montagna e non a imporsi come gesto autoreferenziale.

Nel dibattito si è insistito anche sul fatto che non possa esistere un ritorno spontaneo alla montagna senza una regia politica capace di garantire scuole, sanità e trasporti. La montagna, è stato ricordato, non può essere ridotta né a spazio ludico né a spazio selvaggio: deve tornare a essere pensata come luogo di vita quotidiana, di lavoro e di comunità.

Perché questa serata interessa la Valsesia

Per Varallo e per la Valsesia, la prima provinciale del docu-film ha avuto un valore che va oltre la singola proiezione. Ha mostrato come un territorio di montagna possa essere raccontato non solo attraverso la nostalgia o la cartolina, ma tramite esperienze concrete di rigenerazione, di abitare e di permanenza.

La presenza di San Gottardo di Rimella tra le dieci storie del film rafforza questo messaggio. Significa riconoscere che anche in Valsesia esistono esempi credibili di rapporto equilibrato tra progetto, paesaggio e comunità. Ed è proprio questo uno dei punti più forti emersi a Varallo: la montagna può avere un futuro, ma solo se architettura, politica e vita quotidiana sapranno tornare a parlarsi davvero.

c.s. Piera Mazzone - J.B.