A Varallo la Biblioteca civica ha ospitato un appuntamento che ha unito promozione della lettura, valorizzazione della Valsesia e memoria artigiana del territorio. Sabato 21 marzo è stato presentato il volume Cosa si dicono le campane nel silenzio?, libro per bambini e ragazzi ambientato nel Museo delle Campane Achille Mazzola di Valduggia, ma pensato per parlare anche a un pubblico più ampio.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Museo delle Campane Achille Mazzola di Valduggia e con l’associazione Centro Libri-Punto d’incontro di Varallo, con il patrocinio della Città di Varallo, ha portato in biblioteca non solo il racconto e le sue autrici, ma anche una mostra con le tavole originali del libro e le due campane in argilla realizzate dall’artista Caterina D’Agostino.
Il libro sulle campane racconta un pezzo di Valsesia
Il volume, scritto da Silvana Mazza, illustrato da Caterina D’Agostino e arricchito dalle fotografie di Riccardo Verza e Roberto Sagliaschi, è stato pubblicato dal Centro Libri di Varallo. Si presenta come una storia rivolta ai più giovani, ma costruita attorno a un patrimonio culturale e produttivo profondamente legato alla Valsesia.
Al centro del racconto c’è il Museo delle Campane di Valduggia e, insieme, l’arte della fusione delle campane, raccontata anche attraverso un inserto centrale che ripercorre le tappe della lavorazione. Un aspetto che durante la presentazione è stato evidenziato come particolarmente prezioso, perché restituisce forma e memoria a un sapere artigianale che nel territorio rischia di andare perduto.
Tra il pubblico erano presenti anche i ragazzi dell’Associazione Archimede, che hanno dialogato con l’autrice e con l’illustratrice ponendo domande e contribuendo a rendere l’incontro ancora più partecipato.
Il Museo delle Campane di Valduggia al centro dell’incontro in Biblioteca
A introdurre il valore del museo è stata Gisella Fantini, che ha accompagnato il pubblico in una sorta di visita ideale all’interno degli spazi espositivi. Ha descritto il museo come il luogo “dove il metallo diventa musica”, raccontando il lavoro del fuoco, dell’argilla e dei maestri fonditori e ricordando che le sale sono aperte al pubblico nelle ultime domeniche del mese da aprile a ottobre.
Nel suo intervento ha anche sottolineato come le campane abbiano rappresentato per secoli una forma di comunicazione collettiva, una sorta di “social network” del passato, usato per annunciare pericoli, eventi lieti o momenti tristi. Il percorso museale, ha spiegato, accompagna i visitatori tra sagome rotanti originali, stampi decorativi, fotografie di campane Mazzola sparse nel mondo, strumenti della fonderia, meccanismi di orologi da campanile e, all’esterno, un concerto di nove campane realizzato con il contributo del FAI, dopo la raccolta di oltre diciassettemila firme per i Luoghi del Cuore.
Un progetto editoriale corale nato tra scrittura, illustrazione e cura grafica
Nel corso della presentazione è intervenuta anche Rosa Angela Canuto, Presidente del Centro Libri Punto d’Incontro, che ha ricordato come il filo conduttore delle pubblicazioni dell’associazione sia la Valsesia nelle sue molte declinazioni, anticipando anche l’uscita di un nuovo romanzo ambientato al Sacro Monte.
Miriam Giubertoni, editor del volume e fondatrice della casa editrice L’Alpigiana, ha invece messo in luce il carattere corale del progetto, nato dal lavoro condiviso di quattro amiche e sviluppato nel corso di mesi di confronto. Ha spiegato che la realizzazione del libro è stata pensata anche per essere accessibile, con caratteri grafici ad alta leggibilità, un glossario finale e un QR code, mentre la scelta della copertina con riserva lucida è stata studiata per attirare lo sguardo e incuriosire il lettore.
Giubertoni ha inoltre richiamato, nel suo intervento, la bellezza delle campane di Campertogno, particolarmente ricche di decorazioni legate al culto di San Giacomo Maggiore, offrendo così un ulteriore collegamento con il patrimonio valsesiano.
La storia immaginata da Silvana Mazza e le tavole di Caterina D’Agostino
A raccontare il cuore narrativo del libro è stata Silvana Mazza, che, forte della sua esperienza di insegnante, ha costruito una storia capace di avvicinare i più giovani a un tema storico e artigianale. Il racconto si apre con uno zainetto dimenticato nel museo da un ragazzo in gita: da lì prende forma una vicenda in cui le campane parlano, ciascuna con un timbro e una voce propria, e la più antica ripercorre la lunga storia della fabbrica di campane Achille Mazzola, a partire dalla prima fusione del 1473.
La lettura delle prime pagine, proposta dall’autrice durante l’incontro, ha permesso al pubblico di cogliere direttamente il tono del testo e il suo andamento narrativo.
Molto significativo anche l’intervento di Caterina D’Agostino, illustratrice del volume e Direttore Artistico del Museo. L’artista ha spiegato di aver scelto matite e pastelli, materiali familiari ai bambini, per mantenere una semplicità espressiva capace di tradurre emozioni e vicinanza. Nella sala erano esposte tutte le tavole originali del libro, insieme alle due campane in argilla realizzate dalla stessa D’Agostino. Una di queste, ha raccontato, si era rotta in cottura ed è stata poi ricostruita con una tecnica giapponese che valorizza le crepe, trasformandole in parte dell’opera.
Un invito a scoprire il museo e a credere nei progetti culturali del territorio
A chiudere idealmente il senso dell’incontro sono stati anche gli interventi di Enrico Barlassina, Presidente dell’Associazione Amici del Museo delle Campane, e di Erika Barbieri, giovane scrittrice e figlia di Caterina D’Agostino, già autrice del suo secondo romanzo.
Barlassina ha ricordato come il museo sia nato dal sogno di Carlo Barlassina, che con questo progetto ha dato concretezza a una visione culturale oggi diventata patrimonio condiviso. Un passaggio che rafforza il significato dell’iniziativa ospitata a Varallo: non soltanto la presentazione di un libro, ma anche un’occasione per ribadire quanto in Valsesia la cultura locale possa ancora nascere dall’incontro tra memoria, passione e capacità di fare rete.
Perché l’iniziativa conta per Varallo e per la Valsesia
L’appuntamento in Biblioteca a Varallo ha mostrato bene come un progetto editoriale rivolto ai più giovani possa diventare anche uno strumento di valorizzazione del territorio. In questo caso il libro non si limita a raccontare una storia, ma riporta al centro un mestiere, un museo e una memoria produttiva che appartengono alla Valsesia e che continuano a parlare al presente.
Tra libro, mostra, opere artistiche e testimonianze, la giornata ha così costruito un ponte concreto tra lettura, educazione e identità locale, offrendo al pubblico un modo diverso per avvicinarsi a una pagina importante della storia valsesiana.