EVENTI - 16 aprile 2026, 10:25

A Roccapietra torna il campo estivo CRI Valsesia per bambini in difficoltà: dal 26 luglio all’8 agosto la 22ª edizione di “I care your children”

A Roccapietra torna il campo estivo CRI Valsesia per bambini in difficoltà: dal 26 luglio all’8 agosto la 22ª edizione di “I care your children”

A Roccapietra, frazione di Varallo, si prepara una nuova edizione di “I care your children”, il campo estivo della Croce Rossa Valsesia dedicato a bambini e ragazzi che vivono situazioni di fragilità. L’iniziativa, presentata martedì 14 aprile al Lions Club Valsesia dai volontari CRI Giuseppe Beltrametti e Stefano Schena, raggiunge quest’anno la ventiduesima edizione e viene indicata come la più longeva tra quelle promosse dalla Croce Rossa sul territorio nazionale.

Il campo si rivolge principalmente a bambini tra i 6 e i 12 anni, con la presenza di volontari stagisti che affiancano anche i ragazzi più grandi. L’edizione 2026 si svolgerà dal 26 luglio all’8 agosto proprio a Roccapietra, dove negli anni il progetto è cresciuto fino a diventare una delle esperienze sociali più significative portate avanti dalla CRI in Valsesia.

Un progetto nato dalle emergenze e cresciuto in Valsesia

Durante l’incontro è stato ripercorso anche l’inizio di questa esperienza. Beltrametti ha spiegato che il progetto nacque pensando ai bambini coinvolti in situazioni di emergenza, come terremoti e alluvioni, quando le famiglie si trovano spesso in condizioni molto difficili e i più piccoli hanno bisogno di essere seguiti con attenzione. Il primo campo fu organizzato a Scopello, poi l’esperienza si spostò a Scopa, fino ad arrivare a Roccapietra, dove l’iniziativa ha trovato una dimensione più strutturata.

Nel tempo il numero degli ospiti è cresciuto sensibilmente: dai primi dieci bambini si è passati a numeri molto più alti, fino a un’organizzazione capace di ospitare anche 140 persone al giorno e di ampliare l’accoglienza da 20 a 50 bambini, su due settimane di attività. Il progetto, è stato spiegato, ha sempre avuto un doppio valore: da una parte offrire una vacanza e un contesto protetto a minori segnalati dai servizi sociali, dall’altra rappresentare anche un’importante esperienza operativa per i volontari.

Cinquanta bambini seguiti da 130 volontari

Uno degli aspetti più rilevanti emersi durante la serata riguarda l’impegno organizzativo necessario per far funzionare il campo. Per seguire 50 bambini sono coinvolti circa 130 volontari, con un rapporto educativo particolarmente stretto: in alcuni momenti della giornata, come la mattina, i pasti e il momento di andare a dormire, il rapporto tra bambini ed educatori arriva a essere di uno a uno. Nelle tende, dieci posti sono destinati ai bambini e due agli educatori.

Le richieste di accesso, è stato sottolineato, sono purtroppo superiori ai posti disponibili, tanto che circa un terzo delle domande non riesce a essere accolto. La scelta della CRI è quella di dare priorità ai casi più difficili, ai bambini che hanno più bisogno di uscire, anche solo per qualche giorno, da contesti familiari complicati. Un elemento che, secondo i responsabili, racconta anche un lato meno visibile della realtà sociale locale: un disagio infantile sommerso che in Valsesia esiste più di quanto si possa immaginare.

Regole chiare, attività e attenzione educativa

Il campo viene organizzato con regole precise. Durante il soggiorno i bambini non possono essere raggiunti dai parenti e all’arrivo consegnano i cellulari, che vengono poi restituiti al termine dell’esperienza. I contatti con le famiglie sono comunque garantiti, ma in forma controllata, attraverso i telefoni della CRI e per due volte alla settimana.

Accanto alla vita quotidiana nel campo, vengono organizzate attività, gite e momenti pensati per rendere il soggiorno sereno e significativo. Tra i desideri espressi dai volontari c’è quello di poter portare tutti i bambini allo Zoosafari di Varallo Pombia, perché il rapporto con gli animali viene considerato un passaggio importante nella crescita e nel benessere dei più piccoli.

Un presidio sociale che si muove anche nei paesi della valle

Nel racconto dei responsabili è emerso anche un altro aspetto del progetto: durante i quindici giorni del campo, le infermiere volontarie raggiungono diversi paesi della Valsesia, compresi quelli più remoti, effettuando servizi come prelievi, misurazione della pressione e della glicemia. Un modo per rafforzare la presenza della Croce Rossa sul territorio e mantenere un legame concreto anche con le comunità più periferiche.

Il sostegno del Lions Club Valsesia

Stefano Schena ha ricordato come l’organizzazione del campo richieda un impegno economico e logistico importante. Negli anni non sono mancati gli aiuti di privati e associazioni, e tra questi è stato citato anche il contributo del Lions Club Valsesia, che nel 2025 ha sostenuto l’acquisto di nuovi letti, necessari per sostituire quelli utilizzati fin dai tempi del terremoto dell’Aquila.

Durante la serata è stato proiettato anche un breve filmato dedicato al campo, con un richiamo al significato del nome “I care”, espressione resa celebre da Don Milani e scelta per riassumere il senso educativo e civile dell’iniziativa: “mi importa”, “ho a cuore”. Un messaggio che richiama attenzione, cura e responsabilità verso l’altro.

“La nostra soddisfazione è aver buttato molti salvagenti”

La parte più forte dell’incontro è arrivata nel racconto umano dei due responsabili, che hanno descritto il cambiamento visibile nei bambini nel corso della permanenza al campo. Hanno parlato di arrivi spesso segnati da atteggiamenti di difesa, spavalderia o chiusura, e di partenze invece accompagnate da emozione e pianto al momento del ritorno a casa. Il senso del loro lavoro, hanno detto, sta tutto lì: offrire una settimana felice e mostrare che può esistere un’alternativa a una situazione difficile.

A chiudere la presentazione è stata una frase che riassume bene il valore sociale del progetto: la soddisfazione più grande, hanno spiegato, è quella di aver “buttato molti salvagenti”. Un’immagine semplice, ma molto chiara, per raccontare un’iniziativa che a Roccapietra continua a essere uno dei presìdi più concreti di attenzione ai minori fragili del territorio.

c.s. Piera Mazzone - J.B.