EVENTI - 28 aprile 2026, 10:11

Al Sacro Monte di Varallo una serata sulla Sindone con Silvio Brentazzoli

Al Sacro Monte di Varallo una serata sulla Sindone con Silvio Brentazzoli

Nella Sala Convegni della Casina D’Adda circa 70 persone hanno seguito l’incontro “La Sindone: fotografia della Risurrezione di Gesù?”. L’appuntamento, organizzato da Imago Verbi con diverse realtà del territorio, ha unito storia, scienza, fede e confronto con i Vangeli.

Un incontro sulla Sindone al Sacro Monte

Mercoledì 22 aprile, al Sacro Monte di Varallo, la Sala Convegni della Casina D’Adda ha ospitato l’incontro “La Sindone: ‘fotografia’ della Risurrezione di Gesù?”, tenuto da Silvio Brentazzoli, laureato in Teologia a Lugano, responsabile dell’Ufficio Cultura di Varallo e curatore del blog “Gemme cristiane”.

La serata ha richiamato circa 70 persone, con la presenza delle principali autorità civili e religiose e di molti giovani. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Imago Verbi in collaborazione con il Centro Libri, il Santuario del Sacro Monte, l’Ente di gestione dei Sacri Monti, la Parrocchia di Varallo e Monterosa 2000, che ha garantito l’apertura serale straordinaria della funivia.

Durante l’incontro è stata esposta anche una riproduzione del negativo della fotografia frontale dell’Uomo della Sindone, presente in Basilica.

Il legame con il Sacro Monte

Ad aprire la serata è stata Rosa Angela Canuto, presidente di Imago Verbi, che ha spiegato la scelta del tema e del luogo. L’appuntamento è stato proposto a ridosso della Pasqua e ospitato al Sacro Monte anche per il legame con la cappella dedicata alla deposizione di Gesù nella Sindone, dove il Cristo morto viene avvolto nel sudario.

Brentazzoli, dopo i ringraziamenti ai soggetti coinvolti, ha impostato il suo intervento come un percorso di ricerca, definito un “approccio da detective”, articolato in cinque punti: la posta in gioco, la storia, la scienza, il confronto con i Vangeli, alcune ipotetiche profezie della Passione e le conclusioni.

La Sindone tra storia e mistero

Nel corso della conferenza è stato ricordato che la Sindone è un telo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo con segni compatibili con maltrattamenti, torture e crocifissione. Brentazzoli l’ha presentata come uno dei più grandi misteri della cultura cristiana e tra i reperti più studiati al mondo.

Il relatore ha ripercorso anche le principali tappe storiche del telo: la comparsa in Francia a metà del XIV secolo, a Lirey, presso la cappella di Goffredo di Charny; il passaggio ai Savoia nel 1453; il trasferimento a Chambéry, dove nel 1532 fu danneggiata da un incendio; il passaggio da Vercelli, con alcune ostensioni tra il 1543 e il 1561; il trasferimento a Torino nel 1578; la donazione a papa Giovanni Paolo II nel 1983.

Tra i riferimenti locali, Brentazzoli ha mostrato anche un disegno del Lanino conservato in Pinacoteca, che potrebbe raffigurare l’ostensione del 1560 a Vercelli, con la Sindone sostenuta da tre vescovi, secondo l’uso del tempo.

Dal Mandylion alla fotografia di Secondo Pia

Una parte dell’intervento è stata dedicata alle ipotesi sulla storia precedente alla comparsa europea del telo. Brentazzoli ha richiamato il misterioso Mandylion, conservato a Edessa, nell’attuale Turchia, e gli indizi che secondo alcuni studiosi potrebbero collegarlo alla Sindone.

Il relatore ha poi ricordato il ruolo decisivo della fotografia di Secondo Pia, realizzata nel 1898. Il negativo fotografico rivelò infatti un’immagine positiva del volto, aprendo una nuova fase di studi e interrogativi sul telo sindonico.

Il dibattito scientifico sull’autenticità

La serata ha affrontato anche il tema dell’autenticità della Sindone, presentando le diverse posizioni del dibattito scientifico e storico. Da un lato, alcuni studi moderni, tra cui quelli dello STURP, indicano che l’immagine non sarebbe dipinta e non risulterebbe facilmente riproducibile; dall’altro, l’esame al carbonio 14 l’ha collocata in epoca medievale, tra il 1260 e il 1390.

Nel documento viene ricordato che questa datazione è stata oggetto di critiche, anche per la disomogeneità dei campioni utilizzati. I sostenitori dell’autenticità richiamano invece una serie di elementi: antiche raffigurazioni di Cristo che sembrerebbero ispirate al volto sindonico, la complessità dell’immagine, il tessuto di lino a spina di pesce, tracce di pollini di provenienza mediorientale, aragonite compatibile con materiali presenti nell’area di Gerusalemme e tracce di aloe, mirra e oli preziosi.

Tra gli studiosi citati figura anche Pierluigi Baima Bollone, scomparso nel 2025, che fu al Sacro Monte alcuni anni fa per parlare delle sue ricerche sulla Sindone e che studiò il sangue presente sul telo.

Fede, scienza e domande del pubblico

Nel tratto conclusivo della conferenza, Brentazzoli ha richiamato alcuni possibili riferimenti alla Passione presenti nell’Antico Testamento, tra cui i Canti del Servo in Isaia e il Salmo 22. Ha poi proposto la domanda centrale della serata: se la Sindone possa essere letta, in modo sorprendente, come una sorta di “fotografia” lasciata da Gesù all’umanità nell’istante della Risurrezione.

L’intervento si è concluso con le domande del pubblico e con un riferimento alla ricca bibliografia sindonica, tra cui il testo del medico Pierre Barbet, “La Passione di N. S. Gesù Cristo secondo il chirurgo”.

Il ringraziamento di don Roberto Collarini

A chiudere la serata è stato don Roberto Collarini, prevosto di Varallo, che ha ringraziato il relatore per aver saputo coniugare fede e scienza. Nel suo intervento ha ricordato anche il valore centrale dell’offerta della vita di Gesù.

Dopo l’incontro, Brentazzoli ha condiviso sul proprio profilo Instagram una riflessione sul significato cristiano della Sindone, definendola come un’immagine capace di rimandare al paradosso della fede e alla gioia cristiana che nasce dal mistero della Risurrezione. 

c.s. Piera Mazzone - J.B.