Investire non significa solo scegliere “buoni strumenti”, ma anche capire come vengono tassati.
Ed è proprio sulla tassazione che spesso nasce un equivoco molto diffuso: usare le obbligazioni zero coupon per recuperare minusvalenze.
Vediamo con ordine perché questo errore è così comune.
Cosa è una minusvalenza e come si genera
Una minusvalenza si realizza quando si vende un titolo a un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto.
Esempio semplice:
· Acquisto a 100
· Vendo a 80
· Minusvalenza: 20
Questa perdita, dal punto di vista fiscale, non è “persa per sempre”. Può essere utilizzata per compensare future plusvalenze.
Il periodo che lo Stato ci concede è quello di 4 anni successivi a quello di realizzo della minusvalenza, dopodiché il beneficio decade.
In sostanza un’operazione chiusa in negativo a maggio 2026 sarebbe compensabile fino al 31 dicembre 2030.
Ma — ed è qui il punto cruciale — non tutti i guadagni sono compensabili con le minus.
Redditi di capitale e redditi diversi: la distinzione decisiva
Nel sistema fiscale italiano esistono due grandi categorie:
Redditi di capitale: sono redditi che derivano in genere dal semplice possesso dello strumento finanziario e come regola generale, possono essere noti a priori.
Esempi:
· Cedole obbligazionarie
· Interessi
· Dividendi
Caratteristica fondamentale: non sono compensabili con le minusvalenze.
Redditi diversi: in generale sono redditi che derivano dalla compravendita di strumenti finanziari
Esempi:
· Plusvalenze su azioni
· Plusvalenze su obbligazioni vendute prima della scadenza
Caratteristica fondamentale: sono compensabili con minusvalenze pregresse.
Attenzione: fondi comuni ed ETF non generano redditi diversi, diversamente da quanto si potrebbe pensare
Cosa sono le obbligazioni zero coupon
Le obbligazioni zero coupon sono titoli che:
· Non pagano cedole periodiche
· Vengono normalmente emesse sotto la pari
· Rimborsano a 100 (o valore nominale) a scadenza
Il rendimento è dato interamente dalla differenza tra prezzo di acquisto e valore di rimborso.
Esempio:
· Acquisto a 90
· Rimborso a 100
· Guadagno: 10
Semplice. Apparentemente perfette per “generare plusvalenza”, ma fiscalmente non è così lineare.
Come funziona davvero la tassazione delle zero coupon
Qui nasce l’equivoco: nel caso delle obbligazioni zero coupon, la tassazione non si basa semplicemente sulla differenza tra prezzo di acquisto e rimborso, ma su un meccanismo più preciso.
Il riferimento fiscale è il prezzo teorico (cioè il valore che il titolo matura nel tempo, fino alla scadenza).
Da qui derivano due componenti distinte. Analizziamole per praticità nell’ipotesi in cui si acquisti il prodotto e lo si detenga sino a scadenza:
· Differenza tra prezzo teorico e valore di rimborso
Questa quota rappresenta il rendimento “naturale” del titolo: viene sempre tassata e non è compensabile con minusvalenze
· Differenza tra prezzo di mercato e prezzo teorico
Qui si genera invece la parte interessante dal punto di vista fiscale:
Se il prezzo di mercato è maggiore del prezzo teorico, si genera una minusvalenza
Se il prezzo di mercato è minore del prezzo teorico, si genera un reddito diverso quindi compensabile con minusvalenze pregresse
Dove nasce l’errore
Molti investitori acquistando sotto 100 pensano di generare un reddito diverso e recuperare una minusvalenza pregressa, ma in realtà fiscalmente non è così.
· La parte principale del rendimento (quella tra prezzo teorico e rimborso) è reddito di capitale
· Solo l’eventuale scostamento rispetto al prezzo teorico genera redditi diversi
La conseguenza pratica è che le zero coupon possono generare redditi compensabili, ma solo in parte e in condizioni specifiche, pertanto non sono uno strumento efficiente per recuperare minusvalenze.
Comportamento fiscale delle obbligazioni Zero Coupon
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Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente
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