“Grignasco e i suoi mobilieri” racconta una storia di economia, imprese, uomini e speranza
Un teatro pieno, un pubblico partecipe e una storia collettiva tornata al centro della comunità. Sabato 13 giugno, al Teatro Società Operaia di Grignasco, è stato presentato il volume di Paolo Zanolini “Grignasco e i suoi mobilieri”, frutto di oltre due anni di ricerche negli archivi, sui giornali e soprattutto attraverso le testimonianze dei cittadini.
La partecipazione è stata così numerosa che è stato necessario aggiungere altre sedie per accogliere il pubblico. Un segnale forte dell’interesse suscitato da un lavoro che non racconta solo un mestiere, ma un’intera identità locale.
Un libro nato dalla memoria condivisa
Il volume, come ha ricordato l’autore, è stato possibile grazie alla collaborazione di molte persone che hanno messo a disposizione ricordi, fotografie e documenti originali. Il sottotitolo del libro ne chiarisce il respiro: “Storia di un’economia, di un paese, di imprese e di uomini. E di una speranza”.
A Grignasco, falegnami, mobilieri ed ebanisti hanno formato per secoli un legame inscindibile con la storia del paese, a partire dal Settecento fino agli anni Ottanta del Novecento, quando mutarono profondamente economia, società e gusto.
Ma il lavoro di Zanolini guarda anche al futuro, con la speranza che giovani artigiani possano continuare una tradizione gloriosa fatta di competenze, cura e creatività.
Il ricordo del sindaco Beatrice
Il teatro è stato arricchito da preziosi pezzi di arredamento originali, messi a disposizione insieme all’archivio storico familiare dal sindaco Roberto Beatrice, appartenente a una dinastia di mobilieri.
Nel suo intervento, visibilmente commosso, il sindaco ha ricordato le radici della propria famiglia, legate alla ditta di casa, e quel richiamo immediato che riaffiora davanti al profumo dei trucioli. Ha inoltre sottolineato come i mobilieri non fossero soltanto commercianti, ma veri artigiani.
Enti e associazioni attorno al progetto
Il volume è stato pubblicato con il patrocinio del Comune di Grignasco, dell’Associazione Punto Arte ETS e del Centro Studi di Grignasco.
Alla presentazione sono intervenuti anche Paolo Cavagliano, presidente di Punto Arte ETS e figlio di mobilieri, e Angelo Zanolini, presidente del Centro Studi di Grignasco. Cavagliano ha ricordato il valore del sostegno dato alla pubblicazione e il ruolo della Mostra del Mobile nel secondo dopoguerra, mentre Angelo Zanolini ha evidenziato il legame tra artigianato e arte nella produzione dei mobilieri grignaschesi.
A portare il contributo della scuola è stata la professoressa Carla Ferraris, in rappresentanza dell’Istituto Lancia e della Scuola Barolo di Varallo, realtà storica fondata nel 1835 per formare scultori e artigiani e riaperta nel 2021. Quest’anno la scuola diplomerà i primi studenti, confermando la continuità di una tradizione formativa ancora viva.
Dal Settecento al Distretto del Mobile
Nella prima parte del volume, Zanolini ricostruisce le condizioni che portarono alla nascita del Distretto del Mobile. A metà Settecento, la costruzione della chiesa dell’Assunta favorì la richiesta di arredi e contribuì alla formazione di artigiani specializzati e veri artisti.
Il libro attraversa poi l’Ottocento e il primo Novecento, con la costruzione della ferrovia Novara-Varallo e la nascita della Filatura. Una distinzione sociale ed economica emerge con chiarezza: i lavoratori del legno erano uomini, mentre in Filatura lavoravano soprattutto donne.
Zanolini dedica spazio anche al mestiere del falegname minusiere, ai laboratori, agli strumenti del lavoro e alla nascita di scuole di disegno e avviamento professionale, ricordando persino il curioso legame tra la Banda Musicale e gli artigiani-artisti del legno grignaschesi.
L’epoca d’oro del dopoguerra
Il secondo dopoguerra rappresentò l’epoca d’oro dei minusieri. Nel 1950 nacque la prima Mostra del Mobile, allestita nel Palazzo delle Scuole Comunali e inserita nei programmi dell’Estate Valsesiana ideata da Giulio Pastore.
Da quell’esperienza nacquero anche la Mostra Permanente degli Artigiani mobilieri di Grignasco e il primo Convegno dei mobilieri grignaschesi e valsesiani. Le mostre proseguirono negli anni, fino a concludersi nel 1973.
Il volume ricorda anche i tanti artigiani grignaschesi emigrati all’estero, in particolare in Francia e in Svizzera, dove appresero nuove tecniche e portarono competenze e gusto raffinato. Tra gli esempi citati figura la ditta dei Fratelli Mora a Parigi.
Sessantacinque interviste e un secondo volume in arrivo
La ricerca di Paolo Zanolini si fonda anche su sessantacinque interviste raccolte tra il 2024 e il 2026, dedicate a mobilieri, falegnami, scultori, lucidatori, tappezzieri e operatori dell’indotto dell’industria del mobile di Grignasco.
La seconda parte del volume è dedicata ai protagonisti: aziende e persone che hanno lavorato e vissuto nel Distretto del Mobile, comprese le industrie collegate, dal vetro ai morsetti per falegnameria, fino alle ferramenta e agli artigiani ancora attivi.
L’autore, figlio e fratello di mobilieri, ha voluto rivolgere il libro ai grignaschesi, ai valsesiani, agli eredi dei mobilieri e agli appassionati di storia locale. Nelle ultime pagine ha inserito anche ricordi personali, rendendo il lavoro non solo una ricerca storica, ma anche una testimonianza familiare e comunitaria.
Una storia che continua
Al termine della presentazione, Zanolini ha ringraziato enti, Pro Loco, Camere di Commercio e le persone che lo hanno sostenuto, ricordando con particolare riconoscenza il compianto Paolo Sitzia, che lo incoraggiò a proseguire nello studio di questo capitolo della storia grignaschese, e Adriana Vicari, intervistata quando aveva già 102 anni.
Il volume avrà un seguito, già a buon punto, interamente dedicato ai protagonisti. Una scelta che conferma il senso profondo del progetto: raccontare una storia plurisecolare di mestieri, ma soprattutto di persone che hanno arricchito Grignasco e che meritano di essere conosciute e ricordate.
Il successo della presentazione, con i libri letteralmente andati a ruba tra il pubblico, dimostra quanto questa memoria sia ancora viva e quanto sia forte l’attesa per il secondo volume.