La parola della settimana è desiderio. Un termine che appartiene all’esperienza di ciascuno: non si vede, ma si avverte; non sempre si riesce a spiegare, eppure spesso orienta scelte, attese e inquietudini.
Nella riflessione di Alberto Antonello, il desiderio non è soltanto ricerca di ciò che manca. È anche il segno di bisogni profondi: essere amati, accolti, riconosciuti; sapere che la propria vita ha valore e non è frutto del caso. In questa prospettiva, Antonello richiama il Salmo 139, dove l’esistenza viene descritta come pensata e custodita fin dal grembo materno.
C’è poi una sete ancora più profonda, quella di infinito. Si può avere molto e sentirsi comunque incompleti, cercando di colmare il vuoto con esperienze, relazioni o emozioni. Ma proprio quel vuoto, osserva Antonello, potrebbe non essere qualcosa da cancellare, bensì un segnale da ascoltare...