La comunità di Doccio ha celebrato il primo millenario della morte del proprio patrono, San Bononio, con un convegno di studi ospitato il 5 settembre nella chiesa parrocchiale.
L’incontro, dal titolo “San Bononio a 1000 anni dalla morte, storia, culto e tradizioni”, ha approfondito la figura dell’abate, il monachesimo occidentale e la presenza degli insediamenti monastici in Valsesia. Per l’occasione la Parrocchia ha anche ristampato un’immaginetta del Santo, distribuita ai fedeli e ai presenti.
La statua lignea ritrovata nel 1966
In occasione dei festeggiamenti è stata collocata sulla balaustra dell’altare la statua lignea di San Bononio, ritrovata nel 1966 dopo una serie di ricerche condotte nella chiesa.
L’opera, in legno di castagno, raffigura il santo in abiti abbaziali, con mitra e piviale, mentre regge un volume. Il professor Casimiro Debiaggi la descrisse come un esempio particolarmente raffinato della scultura lignea pre-gaudenziana in Valsesia, datandola tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento.
Nel 1990, sempre all’interno della chiesa, venne inoltre riscoperto un ciclo di affreschi attribuiti al Maestro della Madonna di Re, nel quale compare anche un santo monaco che viene identificato con San Bononio e che potrebbe rappresentarne una delle immagini più antiche conosciute.
Il monachesimo benedettino raccontato da don Paolo Milani
Ad aprire il convegno è stato il parroco di Quarona e Doccio, don Michele Valsesia, che ha ringraziato i relatori per il contributo alla conoscenza e alla valorizzazione del patrono.
Don Paolo Milani, direttore della Biblioteca Gaudenziana e docente di Storia della Chiesa medievale, ha poi ricostruito lo sviluppo del monachesimo benedettino nell’Occidente medievale, dalle prime esperienze in Provenza e in Italia fino a San Benedetto da Norcia e alla nascita dell’esperienza cluniacense.
Dall’Egitto al Vercellese, il cammino di San Bononio
Il professor don Damiano Pomi ha invece ripercorso le principali tappe della vita di San Bononio.
Secondo le fonti richiamate durante il convegno, Bononio sarebbe nato a Bologna nella seconda metà del X secolo e avrebbe poi raggiunto l’Oriente, stabilendosi a Babilonia d’Egitto, l’attuale Cairo, per condurre vita eremitica.
Dopo essersi interessato alla liberazione di Pietro, vescovo di Vercelli, catturato dagli arabi, venne in seguito nominato abate del monastero di San Genuario, presso Crescentino.
Pomi ha ricordato anche i luoghi nei quali si diffuse il culto del santo: Fontanetto Po, Parone, San Dionigi a Locarno, Doccio, Curino, Pozzengo e Settimo Rottaro.
Monasteri assenti, ma molti possedimenti in Valsesia
Il professor Franco Dessilani, presidente dell’Associazione di Storia della Chiesa Novarese e condirettore della rivista Novarien, ha infine affrontato il tema della presenza monastica in Valsesia nel Medioevo.
Secondo quanto illustrato, in valle non vi furono veri e propri monasteri, ma numerosi possedimenti monastici appartenenti a diverse abbazie, tra cui quelle di Arona, San Nazzaro Sesia e Cluny.
Tra questi figuravano alpeggi e terreni a Rassa, Campertogno, Alagna, Varallo, Foresto, Locarno e Doccio. Un documento del 1202 testimonia inoltre la presenza a Doccio di un “manso”, cioè un podere agricolo sufficiente al sostentamento di una famiglia.
Un millennio di storia ancora vivo
Il convegno si è concluso con un aperitivo offerto all’esterno della chiesa.
La giornata ha così permesso di legare la figura di San Bononio non soltanto alla devozione locale, ma anche a una più ampia ricostruzione della storia medievale e religiosa della Valsesia, riportando al centro documenti, opere d’arte e testimonianze che continuano a raccontare il rapporto tra Doccio e il suo patrono.