Si è concluso lunedì 14 settembre 2026 a Rovasenda uno degli ultimi appuntamenti legati a Risò 2026, con il convegno “Riso e risaie tra Medioevo ed Età Moderna”, organizzato dal Comune nello storico castello e promosso dalla Biblioteca intitolata al professor Arnaldo Colombo.
L’incontro ha proposto un viaggio nella storia del riso e del territorio attraverso gli interventi dello storico Federico Carola, della giornalista Paoletta Picco e dello storico e archeologo Gabriele Ardizio.
Dal mondo antico alla diffusione in Italia
Federico Carola ha ripercorso il lungo viaggio del riso nella storia, ricordando come in origine fosse conosciuto più come spezia e medicamento che come alimento.
Il cereale arrivò in Grecia dopo la spedizione di Alessandro Magno in India, mentre in epoca romana rimase un prodotto costoso e usato soprattutto in ambito terapeutico. La coltivazione estensiva in Italia si sviluppò molto più tardi, anche grazie all’opera di bonifica e gestione del territorio promossa dai monaci cistercensi.
Nel corso dell’intervento si è parlato anche degli utilizzi terapeutici, cosmetici e alimentari del riso e della diffusione di preparazioni come il biancomangiare, fino alla celebre leggenda sull’origine del risotto alla milanese legata allo zafferano.
I Cistercensi e la trasformazione del territorio
Paoletta Picco ha approfondito il ruolo dei Cistercensi nella bonifica e nell’organizzazione agricola del territorio.
A partire dal XII secolo, i monaci contribuirono a trasformare vaste aree attraverso disboscamenti, opere di bonifica e la creazione delle grange, strutture agricole che divennero fondamentali per rendere coltivabili terreni fino ad allora difficili da utilizzare. Centrale, in questo quadro, il ruolo dell’Abbazia di Lucedio.
La Baraggia e i primi risicoltori
Gabriele Ardizio ha invece concentrato l’attenzione sulla Baraggia, descrivendone l’aspetto nel Medioevo come una terra difficile da coltivare e irrigare, inizialmente più adatta alla pastorizia.
Con la nascita delle prime rogge e dei canali, agricoltura e allevamento iniziarono progressivamente a intrecciarsi. Secondo quanto ricostruito durante il convegno, i primi risicoltori della Baraggia furono proprio i pastori.
Ardizio ha ricordato anche la figura di Reding, mercenario svizzero autorizzato dai Savoia a bonificare e dissodare ampie aree di baraggia, comprese alcune zone di Rovasenda, ma osteggiato dalle popolazioni locali e poi costretto alla fuga.
Una degustazione per chiudere il convegno
All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali, del mondo scolastico e associativo, tra cui il vicepresidente della Provincia di Vercelli Alessandro Montella, il parroco di Rovasenda monsignor Cristiano Formaggio, il sindaco di Gifflenga Elisa Pollero e alcune rappresentanti dell’associazione Donne & Riso.
A conclusione della giornata, nell’airale del castello, è stata offerta ai presenti una degustazione di riso preparata da Federico Pansarasa, detto “Chicco”.
Un appuntamento che ha unito storia, agricoltura e identità locale, mostrando come il riso sia diventato nel tempo uno degli elementi più rappresentativi del paesaggio e della cultura del territorio.