ATTUALITÀ - 03 ottobre 2026, 06:50

IBM fa progressi nel calcolo quantistico: perché le imprese devono tenersi pronte

Un computer quantistico di IBM ha completato in un quarto d’ora un calcolo fuori dalla portata dei computer tradizionali.

IBM fa progressi nel calcolo quantistico: perché le imprese devono tenersi pronte

Immaginate di avere un amico molto bravo in matematica. Gli affidate un problema così difficile che nessun altro al mondo riesce a risolverlo e, dopo un quarto d’ora, vi consegna la risposta. Come potete sapere se è giusta? Non potete ripetere il calcolo né chiedere a qualcun altro di farlo: la difficoltà è la stessa. Dovete fidarvi.

Per anni, gli annunci sui computer quantistici hanno posto un problema simile. Ogni volta che un’azienda dichiarava di aver risolto un calcolo fuori dalla portata dei computer tradizionali, rimaneva una domanda: come verificare la correttezza del risultato? Era un’obiezione difficile da superare e fondata. Il 30 agosto 2026 IBM, insieme all’Università di Chicago, ha provato a rispondere.

Il calcolo e la verifica

Il computer quantistico ha eseguito un calcolo molto complesso in circa quindici minuti. Con le migliori tecniche oggi conosciute, lo stesso calcolo richiederebbe ai computer tradizionali un tempo troppo lungo per essere praticabile. Questo aspetto era già presente negli annunci degli ultimi anni.

In questo caso, però, i ricercatori hanno progettato l’esperimento in modo da verificare, durante il calcolo, quanto fedelmente la macchina lo stesse eseguendo. Non si tratta di una prova assoluta, ma di una garanzia statistica: permette di affermare, con un margine di confidenza misurabile, che il risultato non dipende dal caso o dal rumore. È la prima volta che questa verifica riesce su un calcolo di tali dimensioni.

Qubit fisici e qubit logici

Per capire la difficoltà dell’esperimento occorre conoscere un concetto che aiuta a comprendere anche gli sviluppi futuri dei computer quantistici: la differenza tra qubit fisici e qubit logici.

L’unità di base di un computer quantistico si chiama qubit ed è estremamente fragile. Una vibrazione, un residuo di calore o un campo magnetico possono alterare l’informazione. Gli errori sono frequenti e, in un calcolo lungo, possono accumularsi fino a rendere il risultato soltanto rumore.

La soluzione adottata dai fisici si può paragonare alla ripetizione di un messaggio in una stanza rumorosa. Per farsi capire, lo si ripete in più modi; chi ascolta ricostruisce la frase confrontando ciò che ha sentito. Analogamente, più qubit fisici lavorano insieme per rappresentare un solo qubit più robusto, chiamato qubit logico. Il gruppo permette di rilevare e correggere gli errori dei singoli qubit.

Nell’esperimento di IBM sono stati usati settanta qubit logici. Il dato più significativo riguarda gli errori: quelli dei qubit logici sono stati dieci volte inferiori a quelli dei qubit fisici che li componevano. La correzione degli errori ha quindi funzionato nell’esperimento, confermando quanto previsto in teoria.

I numeri dell’esperimento

30 agosto 2026: annuncio di IBM insieme all’Università di Chicago.

70 qubit logici impiegati nel calcolo.

2.415 operazioni logiche a due qubit e 468 operazioni di tipo T eseguite.

Circa 15 minuti per completare il calcolo.

Errore dei qubit logici dieci volte inferiore a quello dei qubit fisici sottostanti.

Risultati resi pubblici per consentire ad altri gruppi di riesaminarli.

Perché non è semplicemente un computer più veloce

Un computer quantistico non è una versione più veloce di un computer tradizionale. Lavora in modo diverso: questo lo rende molto utile per alcuni problemi e inutile per gli altri.

Un computer come quello che avete sulla scrivania, quando deve trovare l’uscita di un labirinto, prova una strada, torna indietro e ne prova un’altra, finché non individua quella giusta. Semplificando molto, un computer quantistico riesce invece a considerare molte strade contemporaneamente e a far sì che, alla fine, quelle sbagliate si annullino tra loro, lasciando in evidenza quella corretta. Questo dipende dal comportamento della materia alla scala degli atomi, dove gli stati non seguono le regole a cui siamo abituati nell’esperienza quotidiana.

Per scrivere un’email, tenere la contabilità o utilizzare un gestionale, un computer quantistico non serve e non servirà mai. È adatto a un numero limitato di problemi specifici, nei quali occorre esplorare un’enorme quantità di combinazioni possibili. Tra questi c’è la possibilità di violare alcuni tipi di crittografia. Ma ci sono anche la simulazione di una molecola per progettare un farmaco, l’ottimizzazione di una rete logistica e lo studio di nuovi materiali. Per questo alla ricerca partecipano anche governi e aziende che non si occupano di crittografia.

Che cosa dimostra l’esperimento

L’esperimento non significa che i computer quantistici siano pronti all’uso o che domani sarà possibile comprarne uno. Non significa neppure che sia stata violata la crittografia che protegge il vostro conto corrente. Il calcolo eseguito da IBM è una prova progettata per misurare la potenza della macchina, non un attacco a un sistema reale.

Il risultato riguarda la possibilità di costruire macchine quantistiche abbastanza stabili da completare un calcolo lungo senza che gli errori lo compromettano. Per anni ci si è chiesti se fosse possibile; adesso cominciano ad arrivare risposte positive. L’attenzione si sposta quindi su una domanda che interessa direttamente chi fa il mio mestiere: quanto manca prima che queste macchine raggiungano dimensioni sufficienti per affrontare problemi reali?

Perché vi sto raccontando questa storia

Per valutare quanto tempo ci separi dal momento in cui un computer quantistico potrà mettere in crisi la crittografia attuale — quello che in queste pagine abbiamo chiamato più volte Q-Day — occorre osservare i progressi tecnici: la correzione degli errori, la stabilità e la verificabilità. Sono sviluppi che ricevono meno attenzione degli annunci, ma ogni avanzamento avvicina quella data.

La correzione degli errori era l’ostacolo più difficile. Il fatto che abbia funzionato su settanta qubit logici, con una verifica a sostegno del risultato, merita attenzione.

Cosa significa per Biella

Un imprenditore potrebbe chiedersi quali conseguenze abbia tutto questo per la propria azienda. La risposta pratica è la stessa che ripeto da mesi: non occorre conoscere il funzionamento di un qubit, ma sapere che i tempi per prepararsi si stanno riducendo.

I dati che le aziende del territorio proteggono oggi con la crittografia standard — progetti tessili, ricette di tintura, listini, accordi con i committenti e dati del personale — potrebbero essere copiati adesso e letti fra qualche anno. È una tecnica documentata. Ogni esperimento come quello di IBM riduce la distanza tra il momento in cui i dati vengono sottratti e quello in cui diventano leggibili.

Anche nel Biellese il tema è già stato affrontato pubblicamente e da tempo si discute di come il distretto debba prepararsi. Una notizia come questa può diventare l’occasione per porre una domanda al proprio fornitore informatico, al prossimo incontro: quando prevedete di passare agli algoritmi post-quantistici? Anche l’assenza di una risposta è un’informazione da considerare.

Non è necessario diventare esperti, ma prepararsi prima che una tecnologia diventi un requisito. È già accaduto con la fatturazione elettronica, il GDPR e la NIS2. Chi si era mosso un anno prima ha speso meno e affrontato la scadenza con maggiore tranquillità rispetto a chi ha aspettato l’ultimo mese.

Nella scienza, arrivare per primi richiede anche di poter dimostrare il risultato.

Per maggiori informazioni:

Sito web: www.seccomarco.com

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/marco-secco-pqc/

Marco Secco, consulente informatico e di cybersecurity