Nel giorno del “pio transito” di frate Francesco dalla terra al cielo, dopo esattamente ottocento anni, Imago Verbi, la Parrocchia di Varallo e il Centro Libri, in collaborazione con il Comune di Varallo, hanno ospitato nel Teatro Civico la Compagnia teatrale amatoriale “Mercanti di Sorrisi”, che ha proposto lo spettacolo Tau. Nel nome di Francesco. La Compagnia, nata nel 2017 a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza, è un gruppo formato esclusivamente da volontari che hanno deciso di mettere la loro passione per il teatro e la gioia dello stare insieme al servizio degli altri, destinando il ricavato dei loro spettacoli alla Cooperativa San Francesco, a sostegno del Centro diurno permanente.
Lo spettacolo, che ha debuttato a gennaio 2024, ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è stato finalista al Gran Premio Regionale Veneto 2025. Il regista è Stefano Ciriello, i diciotto attori protagonisti indossavano oltre cinquanta costumi, tutti realizzati da loro. Alla recitazione si intercalavano cinque balletti, interpretati da sette ballerine di Tersicore Danza.
Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca
Omega (anch’essa ultima dell’alfabeto), come appare nell’Apocalisse: è perciò segno di redenzione e fu adottata prestissimo dai cristiani. Tale segno si trova già nelle catacombe a Roma. Ma oltre al significato attribuitogli dall’Antico Testamento e dall’Apocalisse, le prime comunità cristiane collegarono subito la forma del Tau alla Croce di Cristo. Il Tau era quindi il segno più caro per Francesco, il suo sigillo, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda: che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo. Quindi il Tau, che ha alle sue spalle una solida tradizione biblico-cristiana, fu accolto da Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stimmate nella sua carne, al termine dei suoi giorni, quel Tau vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato, ma soprattutto amato.
Dopo l’introduzione di Rosangela Canuto, Presidente di Imago Verbi, che ha ricordato le varie tappe del “percorso francescano”, nato per riscoprire il vero Francesco: “Imitazione vera, perfetta, reale di Cristo. Con Francesco la Città ha un grande debito di riconoscenza, perché i suoi frati costruirono il convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie e il Sacro Monte fu ideato e realizzato da un minore osservante, Frate Bernardino Caimi, cui sarà dedicato un convegno sabato 10 ottobre in Biblioteca”. Don Roberto Collarini, Parroco di Varallo, ha introdotto nella spiritualità francescana, leggendo il commovente racconto della morte di Francesco. Come rappresentante del Comune di Varallo, il Responsabile del Settore Cultura, Silvio Brentazzoli, ha collegato lo spettacolo a quello di Pino Quartullo rappresentato nell’estate del 2024 al Sacro Monte e a quello che verrà proposto sempre al Sacro Monte la sera di sabato 10 ottobre, tutti frutto di una sinergia di intenti per celebrare San Francesco nei vari anniversari di questi anni, in un luogo eminentemente francescano come Varallo: “Questo momento è particolarmente emozionante per me, sono molto legato a Francesco e ai francescani per vari motivi, tra cui l’aver avuto un prozio frate minore, Padre Leone Bassi, che fu missionario in Giappone per molti anni: dalla sua esperienza di giovanissimo frate a Varallo nel 1948 nel convento di Sant’Antonio è scaturita la scelta di trasferirsi da Bologna a Varallo compiuta dalla mia famiglia 21 anni fa”.
Anna Branciforti, voce narrante, anello di congiunzione tra le varie scene, interpretando Sorella Povertà, che si rapportava direttamente con Francesco, a nome dei Mercanti di sorrisi ha ringraziato gli organizzatori e Debora Cannistrà dell’Associazione Campo Sospeso che gestisce il teatro, per l’accoglienza e la disponibilità, invitando gli spettatori ad un “viaggio nel tempo”, tornando nell’Assisi del 1200 per rivivere alcuni episodi della vita di Francesco.
Lo spettacolo narra la vita del “poverello” di Assisi dalla giovinezza fino alla morte, con scene focalizzate sulle tappe più significative: la prigionia a Perugia, l’incontro con il lebbroso, la spogliazione nella piazza del mercato, l’incontro con il lupo di Gubbio nel primo atto, mentre la seconda parte è scandita dalla visita di Francesco al Sultano d’Egitto, dall’incontro con il Papa, da quello con il Crocifisso di San Damiano, fino alla morte. <s></s>
L’emozione suscitata nei numerosi spettatori, che colmavano la platea e hanno trovato posto anche in galleria, era palpabile, ciascuno si è ritrovato nel racconto, ha riscoperto un’armonia interiore attraverso la suggestiva colonna sonora e gli eleganti balletti, in cui l’elemento principale non era la fisicità, ma la leggerezza. Tra gli interpreti anche “ragazzi speciali” e Sophia Racchella, che ha interpretato con grande sensibilità il lupo, imitandone movenze e comportamenti. Tutti gli interpreti hanno davvero dato il meglio, regalando due ore che non saranno dimenticate.<s></s>