ATTUALITÀ - 23 ottobre 2026, 06:50

Gestione ambientale, come l’intelligenza artificiale può aiutare le aziende

Da alleata nella classificazione a motore di miglioramento continuo

Gestione ambientale, come l’intelligenza artificiale può aiutare le aziende - Immagine generata con ia

Negli articoli precedenti abbiamo esaminato gli strumenti per una gestione ambientale solida: dalla mappatura delle matrici e dei rifiuti lungo il ciclo produttivo alla tabella di controllo per il tracciamento, fino ai codici EER come riferimento comune per la classificazione. Quando questo sistema è a regime, come si può passare dal rispetto formale degli obblighi a una gestione più efficace?

L’intelligenza artificiale può offrire un aiuto concreto, affiancando chi si occupa di ambiente in azienda nell’analisi dei dati e liberando tempo per le decisioni strategiche. L’impostazione pratica di questa rubrica deriva dal mio percorso professionale: all’esperienza come responsabile della gestione ambientale e auditor ISO 14001:2015 si affiancano le competenze di informatico iscritto all’albo, con lo sviluppo di soluzioni software, hardware e applicazioni di IA dedicate anche al mondo produttivo.

L’IA viene affrontata al termine di questo percorso perché il suo impiego richiede una base di dati ordinata. Un modello, per quanto sofisticato, non può rimediare a informazioni mancanti, mappature incomplete o codici EER assegnati senza criterio. Le tre attività esaminate finora — mappatura, tracciabilità e classificazione — sono quindi il presupposto per ottenere risultati utili, evitando analisi apparentemente accurate ma fondate su dati inaffidabili.

Le attività in cui l’IA può essere utile

1. Supporto alla classificazione dei rifiuti

Uno degli impieghi più immediati riguarda il tema dell’articolo precedente: l’assegnazione dei codici EER. Un modello linguistico, addestrato o istruito con l’elenco ufficiale e con esempi di processi produttivi, può proporre il codice più plausibile a partire dalla descrizione di un nuovo scarto, segnalare le voci specchio da verificare con un’analisi e individuare incoerenze tra i codici utilizzati in passato e la descrizione effettiva del processo. Un controllo che, svolto manualmente su centinaia di voci, richiederebbe ore di lavoro.

La proposta dell’IA resta un suggerimento da validare e da verificare sempre con il proprio consulente ambientale: non costituisce una classificazione ufficiale, perché la responsabilità della corretta attribuzione rimane in capo al produttore del rifiuto.

2. Analisi predittiva su volumi e costi

Una volta organizzati i dati storici per codice EER nella tabella di controllo, algoritmi di analisi delle serie storiche, anche relativamente semplici, possono stimare i volumi di rifiuto dei mesi successivi, individuare variazioni stagionali legate alla produzione e segnalare scostamenti anomali rispetto all’andamento abituale. Un aumento improvviso di un rifiuto pericoloso, ad esempio, potrebbe indicare un problema di processo prima che venga rilevato da chi lavora in reparto.

Lo stesso approccio permette di stimare in anticipo i costi di smaltimento dell’anno successivo, fornendo un’informazione utile per la preparazione del budget.

3. Rilevamento di anomalie e non conformità

I sistemi di rilevamento delle anomalie, o anomaly detection, applicati ai flussi di dati ambientali, possono incrociare automaticamente registro di carico e scarico, formulari FIR e dati RENTRI. Possono così segnalare discrepanze come un formulario senza corrispondenza nel registro, un codice EER che cambia senza una ragione apparente da un conferimento all’altro o una quantità dichiarata molto distante dalla media storica.

Si tratta di controlli che un sistema di gestione ambientale dovrebbe svolgere comunque e che l’IA può eseguire in modo continuo e automatico, anziché a campione o in occasione degli audit.

4. Assistenti conversazionali per la conformità normativa

Un altro ambito in crescita è quello degli assistenti basati su IA capaci di rispondere a domande normative specifiche dell’azienda, addestrati sui documenti interni — procedure, autorizzazioni, AIA e registri — oltre che sulla normativa generale.

Possono fornire risposte rapide a dubbi operativi come “entro quanti giorni va registrato questo scarto?” oppure “quale autorizzazione copre questo impianto?”. Restano comunque strumenti di supporto: per le decisioni con conseguenze normative o sanzionatorie, il confronto con un consulente ambientale o con l’ente di controllo competente rimane insostituibile.

5. Elaborazione di documenti e reportistica

La preparazione di report periodici è un’attività spesso sottovalutata, che richiede molto tempo: bilanci dei rifiuti, dichiarazioni, comunicazioni a clienti o banche sull’impegno ambientale dell’azienda.

Gli strumenti di IA generativa possono comporre automaticamente questi documenti a partire dai dati già presenti nella tabella di controllo. Chi li supervisiona può quindi concentrarsi sulla verifica dei contenuti, riducendo il lavoro di stesura.

6. Ottimizzazione dei processi e riduzione alla fonte

Un impiego più avanzato dell’IA riguarda la ricerca di correlazioni tra i parametri di processo, come temperature, quantità di materia prima e tipo di lotto, e la quantità o pericolosità dei rifiuti generati.

Se un modello rileva che un determinato parametro di lavorazione è statisticamente associato a una maggiore produzione di scarto pericoloso, questa informazione può orientare interventi mirati di riduzione alla fonte: l’obiettivo più ambizioso e più redditizio nel tempo di un sistema di gestione ambientale.

Per valutare questi strumenti occorre conoscerne anche i limiti, evitando sia di sottovalutarli per pregiudizio sia di affidarsi ai risultati senza verificarli.

- La qualità dei dati resta decisiva: un modello addestrato su una tabella di controllo incompleta o su codici EER errati amplificherà quegli errori con maggiore velocità.

- Le classificazioni ambientali hanno valore legale: nessun risultato generato dall’IA sostituisce la responsabilità normativa del produttore del rifiuto o il parere di un professionista abilitato.

- La riservatezza dei dati aziendali va tutelata: prima di caricare registri, formulari o informazioni di processo su strumenti di IA esterni, è necessario verificare dove e come questi dati vengono trattati, soprattutto se il fornitore del servizio non garantisce l’uso esclusivamente interno delle informazioni.

- Serve competenza per interpretare i risultati: un’anomalia segnalata da un algoritmo richiede comunque una valutazione esperta per stabilire se si tratti di un problema effettivo o di un falso positivo.

Per introdurre l’IA nella gestione ambientale senza stravolgere i processi esistenti, si può procedere per gradi:

- Partire da un’attività circoscritta e a basso rischio, come il supporto alla revisione periodica dei codici EER già utilizzati.

- Utilizzare i dati già raccolti nella tabella di controllo, senza introdurre nuovi strumenti di raccolta.

- Prevedere sempre una verifica dei suggerimenti da parte di una persona competente, soprattutto nelle prime fasi di adozione.

- Misurare i risultati — tempo risparmiato, errori individuati, anomalie rilevate — prima di estendere l’uso ad altri processi.

- Coinvolgere fin dall’inizio il consulente ambientale o il responsabile legale nell’utilizzo di questi strumenti, soprattutto se si prevede di trattare dati sensibili o documenti con valore normativo.

L’intelligenza artificiale si basa sul lavoro svolto finora: mappatura, tracciabilità e corretta classificazione. Quanto più affidabili sono i dati di partenza, tanto più questi strumenti possono fornire analisi attendibili e ridurre il tempo dedicato alla gestione manuale dei dettagli, lasciandone di più per le scelte strategiche.

Le informazioni contenute in questo articolo derivano dalla mia esperienza diretta come Responsabile del Sistema di Gestione Ambientale e non sostituiscono una consulenza specifica: per l’applicazione alla propria realtà aziendale è sempre fondamentale rivolgersi a professionisti del settore.

Alessandro Argentero - Auditor ISO 14001:2015 e divulgatore