Ci sono persone che salgono sulla bilancia ogni mattina, alcune con speranza, altre con paura. Quando vedono quel numero aumentare, pensano di aver fallito. Si guardano allo specchio e vedono soltanto ciò che vorrebbero cambiare. Ogni lunedì ricominciano una dieta e ogni venerdì si sentono nuovamente sconfitte.
È su questo rapporto con il peso che dovremmo soffermarci. Negli ultimi anni abbiamo spesso trasformato il numero sulla bilancia in un giudizio sulla persona.
«Devo perdere 10 chili.»
«Devo tornare al mio peso forma.»
«Non posso più mangiare questo.»
«Da lunedì mi metto a dieta.»
Frasi apparentemente innocue, che però possono raccontare un rapporto difficile con il cibo e con il nostro corpo.
Se bastasse sapere cosa mangiare, probabilmente il problema del sovrappeso sarebbe già risolto. Le informazioni non mancano: sappiamo che dovremmo mangiare meglio, muoverci di più e dormire adeguatamente.
Nella vita quotidiana, però, entrano in gioco il lavoro, lo stress, la famiglia, le cene fuori, la stanchezza, le emozioni e le abitudini costruite in venti o trent’anni. Seguire indicazioni alimentari significa fare i conti anche con tutto questo.
Per questo una dieta può funzionare per qualche settimana e rivelarsi difficile da mantenere nel lungo periodo. Si perde peso, ci si sente motivati e si è convinti di aver finalmente trovato «la dieta giusta».
Poi arriva una vacanza, un periodo di stress, una cena con gli amici o un momento difficile. Lentamente si torna alle vecchie abitudini, il peso risale e la persona conclude: «Non ho abbastanza forza di volontà».
È una spiegazione frequente, ma vale la pena chiedersi se la difficoltà dipenda davvero soltanto dalla forza di volontà.
Una delle domande che sento più spesso nel mio lavoro è: «Qual è la dieta migliore per perdere peso?».
Credo che dovremmo iniziare a farne anche un’altra: «Qual è il modo migliore per imparare a prendermi cura di me per il resto della mia vita?».
Questa domanda sposta l’attenzione dal periodo della dieta alle abitudini che dovranno durare nel tempo. L’educazione alimentare serve a fornire strumenti che rimangano anche dopo il raggiungimento dell’obiettivo.
Significa imparare a comporre un pasto senza dover pesare ogni singolo alimento per sempre, gestire una cena fuori senza sentirsi in colpa e capire come comportarsi quando il peso si blocca. Significa sapere cosa fare dopo un fine settimana meno equilibrato, senza trasformare due pasti abbondanti in due settimane di abbuffate.
Soprattutto, significa smettere di vivere il cibo come una continua battaglia tra l’essere “bravi” o “cattivi”.
Accettare un’alimentazione che si riesca a seguire, senza pretendere la perfezione, può essere difficile. Una strategia nutrizionale non dovrebbe puntare soltanto a perdere più peso possibile nel minor tempo possibile. Dovrebbe essere praticabile anche quando gli impegni e le difficoltà quotidiane complicano le cose.
Ci saranno compleanni, Natale, vacanze, periodi di lavoro intenso e giornate in cui non avremo voglia di cucinare. Anche queste situazioni devono trovare spazio nel percorso.
L’obiettivo è arrivare al peso desiderato avendo imparato abitudini che permettano di mantenerlo, senza dover affrontare solo a quel punto il problema di come riuscirci.
Quando una persona entra nel mio studio e mi dice «voglio dimagrire», spesso dietro quella frase c’è molto altro. C’è chi vuole tornare a sentirsi bene con il proprio corpo, chi desidera avere più energia, chi non vuole più provare vergogna davanti allo specchio. C’è chi vorrebbe salire le scale senza affanno, giocare con i propri figli o chi teme che il peso possa diventare, un giorno, un problema per la salute.
Ecco perché credo che il lavoro di un nutrizionista non debba limitarsi a consegnare un foglio con scritto cosa mangiare. Il nostro compito dovrebbe essere aiutare la persona a capire perché oggi si trova in quella situazione e accompagnarla verso un modo diverso di vivere il cibo, senza promesse miracolose, sensi di colpa o la ricerca continua della dieta perfetta.
Il peso corporeo è un parametro importante. Va monitorato, soprattutto quando può incidere sulla salute, ma non deve diventare la misura del nostro valore personale.
Affrontare il problema del peso richiede quindi attenzione anche a ciò che accompagna quel numero: le abitudini, le difficoltà e il rapporto con il proprio corpo. Alla domanda «come faccio a perdere 10 chili?» dovrebbe affiancarsi quella su come prendersi cura di sé nel tempo.
È da qui che, secondo me, dovrebbe iniziare ogni percorso nutrizionale.