Nella provincia di Vercelli il Carnevale non è soltanto una festa: è un pezzo di identità, fatto di personaggi, dialetto, riti che si ripetono ogni anno e che cambiano da paese a paese. In Valsesia spiccano le tradizioni di Varallo e Borgosesia, ma il territorio offre anche appuntamenti storici e molto partecipati come Santhià e Vercelli, con programmi che mescolano satira, cortei, fagiolate e grandi sfilate.
Varallo: Marcantonio, Cecca e il Processo che chiude il Carnevale
Il Carnevale di Varallo si apre il 6 gennaio, giorno che la tradizione carnascialesca definisce “vecchia Pasquetta”, e arriva fino al primo giorno di Quaresima con uno dei momenti più attesi: il Processo al Marcantonio, maschera principale della città. È un rito dove, in chiave ironica, vengono messi alla berlina i fatti più significativi della cronaca cittadina, prima della chiusura con un rogo benaugurale, tipico dei Carnevali alpini.
Tra gli appuntamenti più amati c’è la presentazione della Cecca, consorte del Marcantonio: la sua identità resta nascosta fino alla sera del veglione dedicato. Nel calendario compaiono anche iniziative pensate per le famiglie, come la Carnevalaà n’t’la straà con giochi e spettacoli per bambini, oltre al Giovedì della Giobiaccia, al Bal d’la Lum (grande ballo in maschera), alla Paniccia Reale e, infine, al processo conclusivo.
Borgosesia: il “Mercû Scûrot” e l’addio al Carnevale nel giorno delle Ceneri
A Borgosesia il Carnevale ha un volto inconfondibile: il Mercû Scûrot, nato nel 1854. L’idea, allora, fu di un gruppo di buontemponi che decise di celebrare le “esequie” del Carnevale proprio nel giorno delle Ceneri, portando in corteo un feretro con un fantoccio di paglia simbolo della festa che finisce.
L’anno successivo al fantoccio venne dato un nome destinato a restare: Peru Magunella, dove “Peru” richiama la dialettizzazione del patrono San Pietro, mentre “Magunella” rimanda al soprannome con cui venivano identificati i borgosesiani. Solo molti anni dopo la maschera iniziò a essere interpretata da una persona e a essa venne affiancata la consorte, la Gin Fiammàa.
Oggi il Carnevale borgosesiano è caratterizzato dai veglioni danzanti del sabato sera, affiancati da serate di taglio culturale, e da tre corsi mascherati pomeridiani che animano le vie del borgo.
Santhià: il Carnevale storico e la “più grande fagiolata d’Italia”
Tra i Carnevali più noti del Piemonte c’è quello di Santhià, considerato il più antico della regione. Affonda le radici nell’Abadia, citata già nel 1338, e in seguito nell’Antica Società Fagiolesca, origine dell’attuale Comitato Carnevale.
Tra i momenti centrali: presentazione delle maschere e consegna delle chiavi, tre corsi mascherati (domenica di Carnevale, martedì grasso e lunedì di Carnevale in notturna) e soprattutto la fagiolata, durante la quale vengono distribuite circa 20.000 razioni. Particolarissima la tradizione del Corpo Pifferi e Tamburi, che alle 5 del mattino “sveglia” la città e i comandanti di piazza, trovando accoglienza nelle case che visita. Nel programma rientrano anche le Pule (questua) e le Congreghe (asta di ciò che è stato raccolto), oltre a veglioni e giochi popolari. Il finale è affidato al rogo del Babaciu, il re del Carnevale.
Vercelli: Bicciolano, Bela Majin e le sfilate lungo viale Garibaldi
Il Carnevale di Vercelli si è consolidato nel tempo come appuntamento di richiamo anche oltre i confini regionali. Si apre con la presentazione delle maschere principali, Bicciolano e Bela Majin, e prosegue con veglioni, fagiolate dei rioni e iniziative per i bambini. Il momento più atteso sono le sfilate dei carri e dei gruppi mascherati, che si tengono lungo viale Garibaldi nelle due domeniche che precedono la fine del periodo di Carnevale, richiamando comitati e pubblico da tutta la provincia.
Tradizioni diverse, ma unite dallo stesso spirito: quello di una festa popolare che, tra satira e comunità, continua a raccontare il territorio anno dopo anno.







