Prosegue il nostro viaggio musicale: in questo secondo appuntamento di inizio 2026, ci ritroviamo nel 1986 con un disco che ha ridefinito il concetto stesso di eleganza nel pop-rock, un album in cui tecnologia e sentimento si sono incontrati in modo perfetto. Sì, perché c’è un momento nella vita di un artista in cui tutto si incastra: il suono, la voce, l’ispirazione, la voglia di parlare al mondo. Per Peter Gabriel, quel momento arrivò nel 1986 con il suo magnifico “So”, un album di rinascita personale: dopo anni di sperimentazione e isolamento, il musicista britannico torna a parlare d’amore, di identità e di speranza.
Gli anni Ottanta sono stati il decennio dei grandi suoni: batterie potenti, sintetizzatori a palla, videoclip che diventano pura arte. Peter Gabriel non si limita a seguire la moda, da vero genio qual è la reinventa. Usa la tecnologia come mezzo per creare emozione, non per coprirla. Ed è proprio con il disco “So” che riesce a portare la world music e il rock d’autore al grande pubblico, senza mai perdere profondità.
Appena si appoggia la testina sul disco e parte il pezzo “Red Rain”, ci si accorge che questo non è un disco qualsiasi. È un viaggio dentro l’anima di un uomo che osserva il mondo con meraviglia, paura e compassione. “Sledgehammer” è funky allo stato puro, il classico brano che ti viene voglia di ascoltare ad un volume talmente alto da far esplodere l’impianto hi-fi. Attraverso la sua sezione di fiati, ti entra in testa e non se ne va più. “Don’t Give Up”, in duetto con Kate Bush, è un abbraccio tra due anime, una carezza contro la solitudine. E poi c’è “In Your Eyes”, un brano che sembra illuminare tutto il disco: dolce, spirituale, semplicemente pieno di luce.
“So” è un capolavoro di produzione. Peter Gabriel lavora con Daniel Lanois, ed insieme costruiscono un suono denso ma trasparente, pieno di dettagli. Le percussioni sono calde, i bassi super profondi, le chitarre discrete ma sempre presenti. Ogni canzone ha una sua architettura sonora: “Mercy Street” fluttua come un sogno, “Big Time” è un’esplosione di groove, “Red Rain” ti travolge con la sua potenza drammatica. Peter Gabriel usa strumenti provenienti da tutto il mondo; tamburi africani, sintetizzatori, marimbe, fiati, e li fonde in qualcosa di veramente unico.
Piccola curiosità prima di lasciarvi ascoltare questa meraviglioso disco: il video di “Sledgehammer” fu semplicemente rivoluzionario: un capolavoro di animazione in stop motion, premiato come miglior videoclip dell’anno agli “MTV Awards”.
Riascoltare “So” oggi mi ha ricordato quanto possa essere universale la musica quando è fatta con il cuore. Questo, è un disco che parla di speranza, empatia, rinascita ed in tempi come questi, ne abbiamo davvero bisogno. Questo è un album che ti ricarica, che ti fa guardare il mondo con occhi nuovi. Ogni canzone è un piccolo invito a rialzarsi, a sorridere, a non mollare mai!
I miei brani preferiti sono: "Red Rain", "Sledgehammer", "Don’t Give Up", "That Voice Again " e ""In Your Eyes".
Voto: 9,5
Tracce:
1) Red Rain – 5:39
2) Sledgehammer – 5:12
3) Don’t Give Up (feat. Kate Bush) – 6:33
4) That Voice Again – 4:53
5) Mercy Street – 6:22
6) Big Time – 4:28
7) We Do What We're Told (Milgram's 37) – 3:22
8) This Is the Picture (Excellent Birds) – 4:25
9) In Your Eyes – 5:27
Durata: 46 minuti.
Formazione:
- Peter Gabriel - voce, sintetizzatore, pianoforte, percussioni, programmazione, batteria elettronica, synclavier.
- Tony Levin - basso, voce.
- David Rhodes - chitarra, voce.
- Daniel Lanois - chitarra, tamburello basco.
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “So” di Peter Gabriel, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!





