Varallo-Civiasco - 21 gennaio 2026, 10:44

Addio a Margherita Guala vedova Calzino: maestra elementare e figura amata della scuola varallese

Addio a Margherita Guala vedova Calzino: maestra elementare e figura amata della scuola varallese

Addio a Margherita Guala vedova Calzino: maestra elementare e figura amata della scuola varallese

Margherita Guala, vedova Calzino era nata a Varallo il 17 giugno 1939, il papà era di Trivero, aveva una fabbrichetta che produceva bottoni, la mamma era una Maffioli di Parone, che purtroppo morì quando lei aveva solo sette anni, per un’appendicite perforante degenerata in peritonite. Fu cresciuta dalla zia materna, Eugenia, a Parone. Qualche anno dopo, tornò a vivere con il padre e la zia paterna, Rina, proseguì negli studi fino a conseguire il diploma di Maestra elementare, iniziando la sua carriera ad Arboerio, proseguendo poi a Guardella e in altre sedi. Nel 1967 sposò il rimellese Enrico Calzino, abitando prima a Borgosesia e poi trasferendosi a Varallo, nella nuova casa in Via Cesare Battisti, dove ha vissuto fino all’agosto di quest’anno, quando, per problemi di salute, fu accolta in Casa Serena. Era molto legata al santuario di Oropa, che frequentava già da ragazzina con il Papà. Le nipoti Vanda e Milva, l’accompagnavano in pellegrinaggio ogni anno, come ricordano alcune fotografie che la ritraggono davanti alla Basilica Nuova e nel suo atteggiamento tipico, mentre si accingeva ad entrare con le mani incrociate dietro la schiena. Don Roberto Collarini nell’omelia durante la Messa funebre, celebrata nella Collegiata di San Gaudenzio a Varallo, l’ha ricordata come donna di grande Fede, dotata di capacità comunicativa, messa a frutto nell’insegnare, che etimologicamente significa proprio “segnare dentro” il cuore degli allievi. Ha voluto essere sepolta accanto al marito Enrico, nel piccolo cimitero di Rimella. Margherita Calzino è stata la mia prima Maestra Elementare: la ricordo arrivare a scuola a passo veloce, con sempre delle borse in mano, la bocca truccata di rosso, un ombretto azzurro steso sulle palpebre, le sopracciglia ben disegnate. Quel trucco vistoso faceva parte del suo originale metodo di insegnamento: i bambini stavano più attenti, colpiti da quei colori vivaci. A Piane allora c’erano due pluriclassi, eppure lei seppe abituarci a stare seduti nei banchi, insegnarci a “leggere, scrivere, far di conto”, ma soprattutto a ragionare, facendoci anche conoscere il territorio attraverso passeggiate esplorative. Durante le “uscite” eravamo disposti in fila: nessuno si sarebbe mai sognato di allontanarsi o di dire che era stanco. Ricordo la gita a piedi alle grotte di Ara, e quella in Regione Possasca, per commemorare i Caduti partigiani, la cui vicenda ci venne raccontata da Flora, mamma di Tiziana, una delle scolare: sua madre Primitiva, con altre donne del paese aveva pietosamente recuperato i corpi dei giovani trucidati nell’imboscata. In quell’occasione prelevammo dal rio che scorreva poco lontano una massa gelatinosa con le uova delle rane e la portammo a scuola conservandola in una bacinella per osservarne lo sviluppo, riportando poi i girini a fine scuola affinché completassero il loro sviluppo. Per studiare gli animali, a turno, portammo in classe cane, gatto, gallina, coniglio e perfino una pecorella. Era una Maestra “patriottica”, che aveva molto a cuore l’Educazione Civica: a scuola si cantava spesso e partecipavamo sempre alle commemorazioni al cippo dei Caduti. Ricordo ancora la mia lettura dell’ultima, straziante, lettera di Salvo D’Acquisto: «Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!», giovane vicebrigadiere dei Carabinieri che sacrificò la propria vita il 23 settembre 1943 per salvare ventidue civili innocenti destinati alla fucilazione da parte delle truppe naziste a Torre di Palidoro, vicino a Roma, in un atto di incredibile eroismo e spirito di servizio. Per il suo gesto fu insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare ed è stato dichiarato Venerabile da Papa Francesco, con processo di beatificazione in corso. Terminate le Scuole Elementari, passammo alle Medie a Serravalle, ma tutti con un ottimo bagaglio di conoscenze, sia teoriche che pratiche. E’ passato oltre mezzo secolo, ognuno di noi ha costruito la sua vita, eppure Franco ed io siamo sempre rimasti in contatto epistolare con la nostra Maestra e conserviamo tutti i bigliettini di auguri. Ci fu vicina anche nei momenti difficili, facendoci le condoglianze in occasione della morte dei nostri genitori. Avremmo voluto incontrarla, ma non ce ne fu l’occasione, adesso ci siamo riproposti di riunire i vecchi compagni di scuola e nell’estate salire a Rimella per omaggiare la sua tomba.

Piera Mazzone

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