Una vicenda di cronaca giudiziaria che tocca da vicino la Valsesia è approdata in aula al Tribunale di Vercelli. Al centro del procedimento c’è una famiglia residente a Varallo (VC) che, secondo quanto emerso, avrebbe subito pressioni e minacce finalizzate a ottenere denaro. L’inchiesta, avviata dopo la denuncia presentata ai carabinieri, ha portato a processo un uomo di 38 anni e una donna di 48, entrambi originari del Biellese.
Il processo è nella fase dibattimentale e, nell’ultima udienza, il pubblico ministero ha avanzato la richiesta di condanna: tre anni e quattro mesi di reclusione per ciascuno degli imputati. I reati contestati sono estorsione e circonvenzione di incapace.
La ricostruzione dell’accusa: “richieste di denaro e intimidazioni”
Secondo la tesi dell’accusa, l’uomo avrebbe avanzato richieste economiche insistenti nei confronti della famiglia, con una somma quantificata in almeno 10mila euro sulla base dei versamenti tracciati durante le indagini. In aula, tuttavia, i familiari avrebbero riferito che l’importo complessivo sarebbe stato più elevato, poiché parte del denaro sarebbe stata consegnata anche in contanti.
Nel corso delle testimonianze è stato inoltre raccontato che i pagamenti sarebbero avvenuti in un contesto di timore, alimentato da presunte minacce, anche gravi, che avrebbero spinto la famiglia a consegnare quanto richiesto per evitare conseguenze.
La linea difensiva: “era un prestito”
Di segno diverso la versione proposta in aula dalla difesa. L’uomo imputato avrebbe sostenuto di aver prestato lui stesso una cifra intorno ai 20mila euro al figlio della coppia, con il quale avrebbe avuto un rapporto di amicizia. Una ricostruzione che l’accusa ha contestato, sottolineando l’assenza di riscontri oggettivi – come bonifici o movimenti bancari – utili a dimostrare l’esistenza del presunto prestito.
È stato anche evidenziato come, alla luce di un reddito mensile indicato in circa 600 euro, risulterebbe poco plausibile la disponibilità immediata di somme così consistenti.
Il processo continua
Il difensore degli imputati, l’avvocato Francesco Alosi, ha chiesto l’assoluzione, respingendo le accuse. Il procedimento proseguirà nelle prossime settimane, quando il tribunale sarà chiamato a valutare gli elementi raccolti e a pronunciarsi su un caso che ha avuto un impatto pesante su una famiglia del territorio varallese e, più in generale, sulla comunità valsesiana.





