Mercoledì 4 marzo, in Biblioteca a Rovasenda, è stato proiettato il cortometraggio della rievocazione storica realizzata presso il salone polivalente di Carisio il 14 giugno 2025: “120 e non li dimostra” organizzata per i centovent’anni dalla morte del brigante “Biondin” dopo l’”ultimo ballo” alla Cascina Campesio. Il filmato, ideato e realizzato da Carmine Zimbardi, nella prima parte era dedicato ad una serie di video-racconti con la presentazione di alcuni “reperti” legati alla fine del Biondin: la fisarmonica di Pidrot Savoia, con la quale suonò l’ultima mazurka ballata dal brigante, prima della disperata fuga, che si concluse con l’uccisione con un solo colpo, dritto al cuore, messo a segno dal carabiniere Raffaele Soverini e la valigetta in cui Francesco Demichelis conservava gli attrezzi per radersi e le tinture per baffi e capelli, ritrovata per caso in una cascina dove il Biondino era solito sostare.
Dalle testimonianze appare chiaro come ognuno avesse un suo frammento da aggiungere al mito del famigerato brigante «Biondin».
Nella seconda parte è stato proiettato lo spettacolo con regia teatrale di Elisa Caramella, interpretato da attori della Compagnia TIART, bravi ed appassionati nel ridare voce ai protagonisti dell’ultima serata del Biondino. Zimbardi e i suoi attori erano già stati ospiti a Rovasenda nell’aprile 2025 per la proiezione del film documentario: “Storie di riso ieri e oggi”.
Il «Robin Hood» della risaia era stato seppellito senza nome nel cimitero di Carisio nel giugno 1905: i resti, grazie alla tenacia e alla determinazione di Pier Emilio Calliera, furono riesumati ed identificati nel 2016, grazie ad un anello che, come raccontano i testimoni di allora, non potè essere sfilato dalle dita del Biondino…e al fatto che la testa era mancante, infatti fu spiccata dal corpo e portata a Novara per estrarne il cervello, richiesto dal Lombroso per dimostrare la teoria del delinquente nato, derivante da caratteristiche biologiche, genetiche e ataviche . «Dalle indagini eseguite risulta la perfetta regolarità di involucri, emisferi e sostanza cerebrale», recita il referto d’autopsia: «Non traspare alcuna anomalia che giustifichi la propensione alla violenza».
Il Billy the Kid di Baraggia, ricercato vivo o morto, due taglie sulla testa per l’uccisione di due Regi Carabinieri, fu oggetto di leggende, canzoni, pubblicazioni. Arnaldo Colombo, lo scrittore rovasendese cui è intitolata la biblioteca, gli dedicò ben tre libri: Il Biondino. L’ultimo brigante della civiltà contadina, pubblicato a Vercelli nel 1983 nei Quaderni di Storia Vercellese, con copertina disegnata dall’artista gattinarese Arturo Gibellino, e prefazione del professor Francesco Rosso, che sottolinea l’impegno profuso dall’allora giovane professore nelle ricerche negli archivi dei giornali dell’epoca, nelle parrocchie e nei municipi oggetto dei “passaggi” del Biondino. Arnaldo seppe ricollegare la vicenda del Biondino a quella di altri famosi briganti suoi contemporanei, come il valsesiano Bangher, inserendone le gesta delittuose nel Piemonte del periodo storico compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Nel 1998 Colombo trasformò la vicenda del Biondino in un romanzo: “La risaia del Biondin, leggenda di brigante”.
Arnaldo non aveva esaurito i suoi interrogativi sulla vita di Francesco Demichelis, nato a Villanova Monferrato il 16 marzo 1871, ex carrettiere, diventato brigante, che dopo la sua morte, il 7 giugno 1905 alla cascina Campesio, divenne protagonista di ballate che ne recitavano le gesta: nel 2005, in occasione dei cent’anni dalla morte, pubblicò: “L’ultimo ballo del Biondin”, con prefazione del giornalista Giovanni Barberis che, nel lontano 1974, aveva dedicato al Biondino una biografia inserita in: “E da Genova in “Sirio” partivano…storia, leggenda e cronaca nei canti popolari delle nostre terre”, seguita nel 1980 da una storia a fumetti: “La storia del Biundin. Le famose gesta del leggendario bandito De Michelis”.
Oltre a numerosi articoli su riviste del territorio, è importante leggere un ultimo saggio storico di Arnaldo Colombo, dal titolo che riprende i primi versi della ballata popolare: “Dapprincipio era un bravo ragazzo….”, vita e imprese da brigante di Francesco Demichelis, detto il “Biondin”, inserito nel volume pubblicato nel 2006: “Banditi e ribelli dimenticati. Storie di irriducibili al futuro che viene”, curato da Corrado Mornese e Gustavo Buratti,
La presenza alla serata del Sindaco Federico Carola, di alcuni amministratori e del cugino di Arnaldo: Flavio Colombo, ha dato maggiore ufficialità alla presentazione: il salone della Biblioteca era colmo, tra il pubblico alcuni degli attori protagonisti del filmato, le “anime” dell’iniziativa: Domenico e Pier Emilio Calliera e naturalmente Carmine Zimbardi, che ora sta lavorando ad una riduzione teatrale della vicenda del 'O Munaciello ("il piccolo monaco"), uno degli spiriti più noti del folclore napoletano, raffigurato come un bambino deforme in saio e fibbie d'argento, capace di portare grande fortuna o sventura. Leggenda vuole che fosse il figlio nato da un amore contrastato nel XV secolo, o un "pozzaro" (lavoratori dei pozzi e delle cisterne del sottosuolo), noto per nascondere o regalare denaro nelle case.










