Capita di rado di rivedere a distanza di pochi mesi uno spettacolo teatrale. E’ stata una scelta per: “Ma che razza di Otello?” reading teatrale nato da testi di Lia Celi, con la regia di Massimo Navone, interprete Marina Massironi, musiche per arpa arrangiate ed eseguite dal vivo da Monica Micheli.
Questo spettacolo è stato definito da Marina Massironi: "Una rilettura tagliente e ironica dell’Otello, una Rapsodia per arpa e attrice alla riscoperta dell’Otello verdiano. A parte gli scherzi in questa rivisitazione Lia Celi ha mescolato Giovan Battista Giraldi Cinthio, Verdi e Shakespeare, senza dimenticarsi dei forti legami con l’attualità".
Fu Masolino D’Amico, noto e colto anglista, scrittore, saggista, critico teatrale, nonché sceneggiatore, ma soprattutto uno dei più felici traduttori di molti classici della letteratura inglese e anglo-americana, a scoprire che l’Otello di Shakespeare, deriva da una delle novelle degli Ecatommiti di Giambattista Giraldi Cinthio (1504 -1573) “il cui racconto per ragioni di ritmo drammatico è stato compresso in una sequenza serrata di pochi giorni”.
Ma che razza di Otello? Albert Einstein: avrebbe risposto: “Razza: umana”. Se a raccontarci l’Otello è Shakespeare, è una tragedia, se ce la racconta Verdi in musica, è un melodramma, se a raccontarla è un’attrice come Marina Massironi, la fosca vicenda del Moro diventa: “Un’esilarante cavalcata fra passioni e intrighi del Cinquecento e dell’Ottocento, con inaspettate e pungenti irruzioni nella stretta attualità”.
“Beppino vieni dentro che ti buschi un accidente, hai più di settant’anni e ormai sei tra i fragili…”: questo incipit colloquiale e domestico introduce la vicenda di Otello, passando per il racconto della vita e del carattere di Giuseppe Verdi, amante della campagna parmense “Sulla quale non tramonta mai la nebbia”, in eterna competizione con il coetaneo Richard Wagner, nei rapporti con l’editore Ricordi, e con i librettisti, tra i quali Arrigo Boito, autore del libretto tratto dall'omonima tragedia di Shakespeare, penultima opera del maestro di Busseto, rappresentato per la prima volta a Milano il 5 febbraio 1887, nell'ambito della stagione di Carnevale e Quaresima del Teatro alla Scala.
Marina Massironi dà voce anche a Shakespeare immaginandolo come un autore del teatro elisabettiano in cerca di ispirazione dopo aver riscosso grandi successi, riprendendo i temi cari al Bardo: la gelosia, il razzismo, il plagio e la calunnia.
Otello è vittima non solo della gelosia, ma anche dei pregiudizi razziali che lo circondano, che contribuiscono alla sua insicurezza e al suo senso di inadeguatezza. Da questo tragico personaggio ha preso nome la sindrome di Otello, un disturbo psichiatrico noto come gelosia delirante o ossessiva, caratterizzato dalla convinzione irrazionale e incrollabile dell'infedeltà del partner. Chi ne soffre, spesso spinto da insicurezza o traumi, mette in atto comportamenti persecutori, di controllo e talvolta violenti.
Il gioco della riscrittura mette in campo un inedito punto di vista al femminile: Desdemona non scappa, non si difende, non denuncia, è rassegnata: “Come una bestia condotta al macello”. L’attualità s’insinua come un “flashforward” (o prolessi) una tecnica narrativa e cinematografica che interrompe la cronologia lineare di una storia per mostrare eventi futuri, ovvero scene che accadranno successivamente rispetto al momento presente della narrazione.
Monica Micheli all’arpa non offre solo musica cristallina, ma diventa la silenziosa interlocutrice della Massironi.
“Castigat ridendo mores”, "Corregge i costumi ridendo": questa celebre espressione, coniata nel XVII secolo da Jean de Santeul, che indica come la satira e la commedia migliorino i comportamenti ed i vizi umani attraverso il riso e l'ironia, anziché con una severa punizione, rappresenta bene lo spirito della serata a teatro dove non c’era nessuna scenografia, ma solo il palcoscenico spoglio misurava la bravura dell’attrice protagonista, che ha saputo coinvolgere il pubblico e suscitare molti applausi, anche a scena aperta.
Il prossimo appuntamento con il teatro a Varallo sarà lo spettacolo che concluderà la stagione teatrale: “La storia”, tratto dall’omonimo romanzo di Elsa Morante, con regia di Daniele Cabras, che andrà in scena domenica 12 aprile alle ore 21.









