Fondo pensione o piano di accumulo in ETF? Qual è la scelta migliore per la pensione?
Oggi rispondiamo a una domanda arrivata dai nostri canali social:
"Ho 45 anni e mi mancano 20 anni alla pensione. Per accantonare un capitale a fini previdenziali, è meglio un fondo pensione o un piano di accumulo in ETF?"
A prima vista potrebbe sembrare una domanda semplice, ma la risposta è tutt’altro che banale. Per arrivare a una conclusione, bisogna fare alcuni calcoli e considerare anche aspetti personali.
Il confronto matematico: chi rende di più?
Se ipotizziamo lo stesso rendimento per entrambi gli strumenti, il fondo pensione risulta più vantaggioso perché:
· Gli utili sono tassati al 20% anziché al 26%
· I versamenti sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.300 euro all’anno (dall’anno 2026)
Facciamo un esempio numerico. Supponiamo di versare 5.000 euro all’anno, con un'aliquota IRPEF del 43% e un rendimento annuo del 4%. Dopo 20 anni, il montante finale sarebbe:
· 144.000 euro con il piano di accumulo in ETF
· 200.000 euro con il fondo pensione
Il motivo? La tassazione agevolata e il risparmio fiscale ottenuto ogni anno con la deduzione (oltre 2.000 euro), che può essere reinvestito.
Tuttavia, bisogna anche considerare i costi di gestione. Di solito, un fondo pensione ha spese più alte rispetto agli ETF. Se stimiamo un costo annuo dello 0,8% per il fondo e dello 0,1% per l’ETF, allora il fondo dovrebbe rendere almeno il 4,8% per essere competitivo con un ETF che rende il 4,1%.
Quale la maggior convenienza del fondo pensione?
Il fondo pensione offre il massimo vantaggio rispetto al piano di accumulo in ETF quando:
· I versamenti si avvicinano alla soglia massima di deducibilità
· Tanto maggiore è il rendimento atteso
· L’aliquota IRPEF del contribuente è elevata (quindi il risparmio fiscale è maggiore)
Ma attenzione ai fattori soggettivi:
· Il piano di accumulo è più flessibile in quanto consente di avere a disposizione tutto il montante in qualunque momento (nel caso del fondo pensione ciò non è possibile, salvo limitate eccezioni)
· Tramite il piano di accumulo si possono ottenere rendimenti annui molto elevati (con proporzionale rischio) che difficilmente si hanno con i fondi pensione, per loro natura più cautelativi
· Il fondo pensione tutela maggiormente l’investitore dall’emotività, che in contesti di mercato sfavorevole potrebbe essere tentato di interrompere i versamenti o peggio ancora prelevare il montante investito
· Il fondo pensione, almeno in teoria, protegge maggiormente dal longevity risk (il rischio di sopravvivere più a lungo del proprio patrimonio finanziario) in quanto a parità di montante consente di ricevere un vitalizio fino al momento del decesso, mentre il capitale accumulato col piano di accumulo necessita di essere poi reinvestito nella maniera corretta e prima o poi potrebbe esaurirsi.
Quindi, cosa scegliere?
Se guardiamo solo ai numeri, il fondo pensione risulta più conveniente. Ma la scelta non è solo matematica: bisogna valutare quando e come si vorrà usare il capitale.
La soluzione migliore? Un mix tra le due opzioni: un fondo pensione per sfruttare i vantaggi fiscali e un PAC in ETF per mantenere flessibilità e ottenere un maggiore controllo sugli investimenti.
Resta fermo il fatto che al fine di poter effettuare una valutazione precisa occorre eseguire delle simulazioni adeguate, considerando tutti i dati oggettivi, che variano da persona a persona.
Avete domande o curiosità? Potete scriverle alla redazione del giornale oppure tra i commenti su Facebook
Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente
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