Borgosesia - 14 maggio 2026, 10:32

Progetto Kenya, l’Istituto Lancia racconta al Cinema Lux l’esperienza di volontariato in Africa

Progetto Kenya, l’Istituto Lancia racconta al Cinema Lux l’esperienza di volontariato in Africa

Progetto Kenya, l’Istituto Lancia racconta al Cinema Lux l’esperienza di volontariato in Africa

La serata di restituzione a Borgosesia

Un pubblico interessato e partecipe ha seguito, martedì 12 maggio, al Cinema Lux di Borgosesia, la serata di restituzione alla comunità del Progetto Kenya dell’Istituto Lancia. L’incontro ha permesso di condividere immagini, video, testimonianze e risultati concreti dell’esperienza di volontariato vissuta in Africa da studenti e docenti.

Sul palco sono intervenuti i protagonisti del progetto: studenti, docenti accompagnatori, il dirigente scolastico Carmelo Profetto e i presidenti delle associazioni che hanno accolto il gruppo valsesiano nelle missioni in cui operano da anni, Martina Filippa di Un villaggio per amico e Angelo Rescaldina della Mons. Oscar Romero.

Tre settimane tra Isiolo, Archer’s Post e Tuuru

Dopo gli interventi istituzionali, il racconto è stato affidato alle immagini e ai video commentati da chi ha vissuto direttamente le tre settimane di volontariato a supporto delle comunità di Isiolo, Archer’s Post e Tuuru, nel nord del Kenya.

In ciascuna realtà gli interventi sono stati costruiti in base ai bisogni locali, mettendo in campo le competenze maturate dagli studenti nei diversi indirizzi dell’Istituto Lancia: meccanica, elettrico, falegnameria e moda. Un’esperienza formativa che ha portato i ragazzi fuori dai laboratori scolastici, confrontandoli con contesti pratici complessi e con una forte dimensione umana.

Energia, scuola e formazione professionale

Ad Archer’s Post il gruppo ha contribuito al completamento dell’impianto fotovoltaico esistente, rendendo il compound completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Sempre in questa realtà, un contributo economico permetterà di ampliare la scuola con la realizzazione di altre quattro aule.

A Isiolo, invece, il lavoro si è concentrato soprattutto sulla formazione professionale. Nel laboratorio di cucito della missione di Our Lady, sei ragazze provenienti dai villaggi circostanti sono state formate all’uso della macchina da cucire, al taglio e alla confezione di capi. L’obiettivo è offrire loro competenze che possano diventare la base per un futuro lavoro.

Gli interventi a Tuuru

Nella missione delle suore del Cottolengo a Tuuru, studenti e docenti hanno lavorato soprattutto su interventi di manutenzione e costruzione. Sono state sistemate carrozzine, stampelle e ausili destinati ai disabili dell’ospedale, e sono stati realizzati arredi in legno per camere, cucine e locali di servizio.

Tra gli interventi più significativi anche la costruzione di una quarantina di comode in legno per i bambini dell’ospedale pediatrico. Un lavoro concreto, nato dall’incontro tra bisogni reali e competenze tecniche, che ha restituito agli studenti il senso immediato dell’utilità del proprio percorso formativo.

Una prova tecnica ed emotiva

Il Progetto Kenya ha messo i ragazzi dell’Istituto Lancia di fronte a realtà sfidanti. I mezzi disponibili erano lontani da quelli dei laboratori di scuola e spesso è stato necessario ricorrere a improvvisazione, inventiva e capacità di adattamento.

Accanto agli aspetti tecnici, l’esperienza ha avuto anche una forte intensità emotiva. Gli studenti e i docenti hanno incontrato situazioni di disagio, difficoltà ambientali e bisogni profondi, ma anche accoglienza, calore umano e gioia della condivisione. È proprio questo intreccio tra competenze e relazioni ad aver reso il viaggio un’esperienza formativa completa.

Il progetto dedicato a Nessy

Durante la serata è stato presentato anche il progetto dedicato a Nessy, una bambina con grave disabilità. La sua giovane madre, dopo essere stata abbandonata dalla famiglia e dalla comunità, ha potuto avviare un’attività da parrucchiera grazie a un contributo donato dall’Istituto Lancia, utilizzato per affittare e allestire un locale.

La vicenda di Nessy è diventata il simbolo di una condizione di fragilità che colpisce le persone più deboli ed esposte. Il progetto che porta il suo nome continuerà ora con l’obiettivo di sostenere altre donne in situazioni analoghe, trasformando l’esperienza vissuta in Kenya in un impegno destinato a proseguire nel tempo.

Redazione J.B.

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