Ultim'ora - 25 maggio 2026, 13:29

Iran, il dilemma di Trump: accordo o guerra sarà sempre scelta 'divisiva'

Iran, il dilemma di Trump: accordo o guerra sarà sempre scelta 'divisiva'

(Adnkronos) - Con scetticismo e perplessità vengono accolte negli Stati Uniti le ultime dichiarazioni di Donald Trump sul dossier Iran, mentre a Washington si moltiplicano i dubbi su un possibile accordo di pace giudicato da più parti fragile e politicamente rischioso. Secondo un’analisi della Cnn firmata da Stephen Collinson, sia i falchi conservatori sembrano convinti che il tycoon sia sul punto di cedere a una pessima intesa. 

“La migliore speranza per porre fine a una guerra mal pianificata, iniziata con scarsa consultazione del Congresso e del popolo americano, potrebbe essere una pace insoddisfacente che lasci questioni cruciali da risolvere in seguito e acuisca i conflitti a Washington”, si legge nell’analisi, che descrive un quadro politico sempre più diviso. 

Ed ecco il "dilemma di Trump": da un lato riprendere la guerra potrebbe avere gravi conseguenze sul piano politico e a livello economico, dall'altro porvi fine alle migliori condizioni possibili potrebbe essere altrettanto problematico e impopolare. Un equilibrio fragile, aggravato dalla crescente tensione politica interna e dall’avvicinarsi delle elezioni di midterm. 

Trump "non può vincere" dal punto di vista politico, incalza l'analisi, citando sondaggi che mostrano come la maggior parte degli americani si opponga alla guerra. Ma, prosegue, presidenti sono spesso "tentati di intraprendere nuove avventure militari per salvare la faccia" o cercare una via d'uscita che spesso si trasforma in un pantano e Trump è sottoposto a pressioni molto forti per trovare una soluzione, con i prezzi del gas in aumento, il 'gradimento' in calo al pari del sostegno dei repubblicani al Congresso, sia sul dossier Repubblica islamica che su altre questioni. Tutto mentre si avvicinano le elezioni di midterm. 

L'analisi non tralascia le indiscrezioni diplomatiche che suggeriscono potrebbe essere imminente un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'allentamento del blocco navale Usa e scrive di una svolta che potrebbe costituire un punto di partenza per colloqui che l'Amministrazione cercherebbe di utilizzare per contrastare qualsiasi residua ambizione nucleare iraniana. Un accordo più concreto, che vada oltre l'attuale fragile tregua, verrebbe accolto con favore a livello globale. Ma, viene sottolineato, i dettagli che emergono su un eventuale accordo con Teheran lasciano intendere termini di un'intesa di pace che potrebbero andare ben oltre le capacità di Trump di trasformare l'accordo in un trionfo.  

L'analisi cita le indicazioni secondo cui Washington potrebbe sbloccare alcuni beni iraniani e ridurre gradualmente il blocco per convincere l'Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz e conclude come tutto questo servirebbe di fatto a convalidare la leva negoziale acquisita dall'Iran durante la guerra e a privare gli Usa di carte importanti da giocare. E qualsiasi impegno da parte dell'Iran sul suo controverso programma nucleare verrebbe accolto con molte riserve a Washington, oltre al fatto che appare piuttosto contenuto, data la complessità del dossier, un periodo di 60 giorni per i negoziati per risolvere i restanti nodi sull'arricchimento dell'uranio. Altro motivo di cautela sta nel fatto che non è chiaro se l'Iran, con un sistema di governo ancor più opaco dalla morte dei suoi leader 'storici' durante la guerra, accetterà qualsiasi accordo di pace gli Usa sembrino disposti a offrire.  

La storia dimostra che l'Iran sarebbe ben felice di trascinare gli Usa in un lungo periodo di diplomazia inconcludente. Per anni o mesi. Erano contrastanti i messaggi arrivati nelle scorse ore da Teheran. E, secondo l'analisi, le linee di un accordo proposto sono ben lontane dalla "resa incondizionata" che Trump aveva chiesto all'Iran a inizio marzo. 

In questo contesto, secondo la rete americana, alcuni repubblicani temono Trump stia per cedere. "Undici settimane fa, circa, il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, e il Dipartimento della Difesa ci dicevano di aver annientato le difese dell'Iran e che sul materiale nucleare era solo questione di tempo - ha osservato ieri il senatore Thom Tillis - Ora parliamo di una posizione in cui potremmo accettare che il materiale nucleare rimanga in Iran? Che senso ha?". Scettico anche il senatore Roger Wicker, a capo della Commissione per le Forze Armate del Senato, che su X nei giorni scorsi non ha lasciato spazio a fraintendimenti. E sabato il senatore Lindsey Graham, alleato di Trump, ha avvertito che consentire all'Iran di consolidare il proprio vantaggio con il controllo dello Stretto di Hormuz modificherebbe gli equilibri di potere nella regione. Poi ci sono i democratici. Dall'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, lo scorso 28 febbraio, con Israele, lo hanno accusato di aver dato inizio alla guerra e lo contestano per il possibile epilogo. Il senatore Cory Brooker ha detto chiaramente di essere "molto indignato" perché "il presidente ha affermato di aver intrapreso questo accordo per affrontare la questione del programma nucleare" e "questo accordo non risolve il problema". Secondo la Cnn, Trump sembra aver in qualche modo ascoltato i timori. "Ho informato i miei rappresentanti di non affrettare la conclusione dell'accordo, dato che il tempo è dalla nostra parte", ha scritto ieri il tycoon su Truth. 

Intanto esponenti repubblicani insistono sui benefici di una pace. Di "flusso massiccio" di petrolio ha parlato Kevin Hassett, a capo del Consiglio economico nazionale. "I prezzi del petrolio crolleranno" appena ci sarà un accordo, ha assicurato il deputato Byron Donalds, candidato governatore per la Florida. Parole pronunciate anche se molti analisti hanno avvertito che ci vorrà tempo. 

 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

SU