ATTUALITÀ - 08 giugno 2026, 06:50

Il Fisco può ancora guardare nei nostri conti senza spiegare perché?

La novità che cambia i diritti dei contribuenti. l'intervista a Domenico Calvelli, Presidente della Fondazione dei Commercialisti di Biella

Il Fisco può ancora guardare nei nostri conti senza spiegare perché?

Il Fisco può ancora guardare nei nostri conti senza spiegare perché?

Che cosa ha deciso la Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Ferrieri e Bonassisa contro Italia?

Ha detto una cosa molto semplice ma di enorme rilievo: quando il Fisco accede ai dati bancari di un contribuente, non può farlo in un sistema privo di garanzie effettive. I conti correnti non sono un territorio neutro: raccontano abitudini, relazioni, spese, vita quotidiana. Per questo l’accesso ai dati bancari incide sul diritto alla riservatezza tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Quindi l’Agenzia delle entrate non potrà più chiedere informazioni alle banche?

No, attenzione. La Corte non ha negato al Fisco il potere di fare controlli. Le verifiche fiscali restano legittime e necessarie, soprattutto contro evasione e frodi. La novità è un’altra: quel potere deve essere esercitato con regole chiare, autorizzazioni motivate e possibilità reali di difesa per il cittadino. In altre parole, il controllo fiscale non viene cancellato, ma deve diventare più trasparente.

Qual era il problema della disciplina italiana?

Secondo la Corte, la legge italiana non garantisce abbastanza il contribuente. L’autorizzazione all’accesso ai conti bancari può avvenire senza una motivazione specifica e, soprattutto, il contribuente non ha un rimedio giudiziario autonomo ed effettivo per contestare subito quell’accesso. Può trovarsi controllato nei propri movimenti bancari senza poter chiedere a un giudice: “Era davvero necessario? Era proporzionato? Era legittimo?”.

Perché questa decisione è importante anche per il cittadino comune?

Perché introduce un principio di civiltà giuridica molto concreto: anche davanti al Fisco il contribuente non è solo un soggetto da controllare, ma una persona titolare di diritti. Non si parla di tecnicismi per addetti ai lavori. Si parla della possibilità che lo Stato entri nei dati più sensibili della vita economica di ciascuno e debba spiegare perché lo fa, rispettando limiti verificabili.

Che cosa dovrà cambiare ora?

La Corte indica una strada precisa: servono autorizzazioni motivate e strumenti di impugnazione effettivi contro l’accesso ai dati bancari, senza dover attendere per forza un avviso di accertamento o la fine della verifica fiscale. È una novità potenzialmente storica: il contribuente deve poter difendere la propria riservatezza nel momento in cui il potere pubblico interviene, non quando ormai tutto è già accaduto.

Redazione

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