Varallo-Civiasco - 11 giugno 2026, 11:02

Varallo, restaurati gli affreschi di Bernardino Lanino conservati in Pinacoteca

Varallo, restaurati gli affreschi di Bernardino Lanino conservati in Pinacoteca

Varallo, restaurati gli affreschi di Bernardino Lanino conservati in Pinacoteca

Dal Sacro Monte al museo, un patrimonio restituito alla fruizione pubblica

Un nucleo prezioso della storia artistica del Sacro Monte di Varallo è stato restituito alla piena fruizione del pubblico. Venerdì 5 giugno, a Palazzo dei Musei, è stato presentato il restauro dei dipinti murali di Bernardino Lanino conservati nella Pinacoteca di Varallo, testimonianze importanti del passaggio del pittore vercellese, allievo di Gaudenzio Ferrari, al Sacro Monte.

Gli affreschi sono stati ricollocati nel percorso permanente della Pinacoteca con un nuovo allestimento, pensato per favorirne una lettura più chiara e per collegarli al contesto originario da cui provengono.

Un intervento corale tra ricerca, restauro e valorizzazione

Il restauro è stato eseguito dal CCR, Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, Polo Scientifico per la ricerca e la diagnostica applicata al Patrimonio Culturale, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.

L’intervento è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, nell’ambito del bando “Cantieri Diffusi”, dedicato al recupero e alla valorizzazione del patrimonio culturale piemontese. Il nuovo allestimento espositivo è stato invece reso possibile grazie al contributo della Fondazione CRV e della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì.

Paola Angeleri, direttore conservatore di Palazzo dei Musei, Pinacoteca di Varallo e Museo Calderini, ha definito la presentazione come la felice conclusione di un percorso corale e condiviso, nato attorno al recupero di un nucleo di affreschi provenienti dal Sacro Monte e attribuiti a Bernardino Lanino.

Le tracce di Lanino al Sacro Monte

Il progetto ha permesso di riportare l’attenzione su opere particolarmente significative, considerate le uniche testimonianze dell’attività di Lanino al Sacro Monte di Varallo tra gli anni Trenta e Sessanta del Cinquecento.

Il primo nucleo proviene dall’antica Cappella della Pentecoste, che sorgeva nell’area dove oggi si trova l’Albergo del Pellegrino. Da qui arrivano un fregio a grottesche e un grande riquadro con la discesa dello Spirito Santo sui discepoli riuniti con la Madonna nel cenacolo. Gli affreschi furono staccati nel 1889 dal restauratore Giuseppe Steffanoni.

Il secondo nucleo restaurato proviene invece dalla perduta Cappella della Flagellazione, situata nel primo Palazzo di Pilato. Gli affreschi raffigurano Cristo al tribunale di Pilato, Pilato che pronuncia la condanna e un astante rivolto verso l’osservatore. Anche questi frammenti furono staccati da Steffanoni, nel 1886, insieme alla scultura lignea del Cristo alla colonna, opera della bottega dei Da Corbetta e conferita al Museo.

Il ruolo del disegno di Giulio Arienta

Un elemento fondamentale per il riallestimento è stato il disegno in scala realizzato da Giulio Arienta, artista varallese e figura di rilievo della cultura valsesiana dell’Ottocento. Prima dello strappo dei tre frammenti laniniani dalla Cappella della Flagellazione, Arienta documentò l’interno della cappella, offrendo oggi uno strumento prezioso per comprendere la disposizione originaria degli affreschi.

Il disegno, conservato al Sacro Monte, ha permesso di elaborare una ricostruzione più consapevole del contesto perduto. Al progetto hanno contribuito anche l’Accademia Albertina di Torino e il Corso di teatro, impegnati nell’elaborazione di ipotesi per ricreare l’ambiente originario.

Diagnostica e intervento conservativo

Durante la presentazione, Marie Claire Canepa, responsabile dell’Area materiali lapidei e derivati e superfici decorate dell’architettura del CCR, e Tiziana Cavaleri, specialista in diagnostica e monitoraggio ambientale, hanno illustrato il lungo percorso di studio e intervento che ha portato al risultato finale.

Il lavoro è partito dall’osservazione delle opere, dallo studio della bibliografia e dall’analisi della tecnica esecutiva. Le indagini hanno evidenziato come Lanino lavorasse su intonaco asciutto, utilizzando pigmenti miscelati con calce e leganti organici, e come i dipinti risultassero ormai privi degli ultimi strati pittorici.

Sono state impiegate tecniche diagnostiche non invasive, tra cui infrarosso in falso colore, fluorescenza ultravioletta e luce radente, strumenti fondamentali per individuare materiali, degrado, integrazioni non originali, sollevamenti, microfratture e tracce della tecnica pittorica.

Dopo la fase di studio multidisciplinare, si è proceduto con l’intervento conservativo, che ha previsto la pulitura delle superfici a secco e con acqua gelificata con Agar Agar.

I dettagli ritrovati e il dialogo con il pubblico

Davanti agli affreschi restaurati e ricollocati, Marie Claire Canepa ha richiamato l’attenzione su alcuni dettagli ancora leggibili, come le tracce di una decorazione floreale sulle tende, realizzata con mascherine. Un particolare che racconta il modo di lavorare di un artista più abituato alla tavola che alle grandi superfici murali.

La presentazione ha richiamato un pubblico numeroso, che ha potuto rivolgere domande alle professioniste del CCR e approfondire il percorso del restauro. L’incontro ha segnato così la riacquisizione alla fruizione pubblica di una parte importante del patrimonio artistico dell’antico Sacro Monte, riportando in dialogo museo, ricerca e memoria del territorio.

c.s. Piera Mazzone - J.B.

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