ATTUALITÀ - 13 giugno 2026, 16:52

Mario Soster racconta gli alpeggi valsesiani delle valli Sermenza e Mastallone

Mario Soster racconta gli alpeggi valsesiani delle valli Sermenza e Mastallone

Mario Soster racconta gli alpeggi valsesiani delle valli Sermenza e Mastallone

Un nuovo volume fotografico per la collana “La mia Valsesia”

Un nuovo viaggio nella memoria, nel paesaggio e nella storia della montagna valsesiana. Il fotografo naturalista Mario Soster, past president della sezione di Varallo del Club Alpino Italiano, arricchisce la collana “La mia Valsesia” con un nuovo libro fotografico dedicato agli alpeggi valsesiani delle valli Sermenza e Mastallone.

Il volume rappresenta l’ottavo lavoro dell’autore in questa collana e prosegue il percorso avviato con “Alpeggi della Val Grande”, pubblicato nel 2022. Al centro ci sono questa volta gli alpeggi dei Comuni di Alto Sermenza, Carcoforo, Boccioleto, Rossa e Balmuccia per la Val Sermenza, e di Rimella, Fobello, Cervatto, Cravagliana e Varallo per la Val Mastallone.

Trecento pagine a colori tra memoria e abbandono

Il libro, curato nella grafica e nell’impaginazione da Sara Manzetti della bottega Lo Spago, è più corposo rispetto ai precedenti e conta circa trecento pagine a colori.

Attraverso le immagini, Soster documenta una realtà economica e insediativa che ha segnato profondamente la storia delle montagne valsesiane. Le fotografie raccontano pascoli, casere, architetture rurali e luoghi spesso appartati, mostrando anche il progressivo abbandono che interessa molti alpeggi.

Il volume è dedicato all’amico Sandro Orsi, ricordato dall’autore con dolore per la sua prematura scomparsa. Orsi aveva firmato la prefazione del precedente libro dedicato agli alpeggi della Val Grande.

L’introduzione di Roberto Fantoni

Ad aprire il volume è l’introduzione di Roberto Fantoni, presidente della Commissione Scientifica Pietro Calderini della sezione CAI di Varallo.

Nel testo viene richiamata l’importanza storica dell’alpe nella vita valsesiana. Il riferimento parte anche dalla prima attestazione scritta del toponimo Varade, contenuta in una pergamena del 10 giugno 1025, nella quale l’imperatore donava al vescovo di Novara diversi territori, tra cui il ponte de Varade, la Rocha Uberti e l’Alpe de Otro. Un’indicazione che conferma quanto gli alpeggi fossero già allora beni di forte valore economico.

Fantoni ricorda inoltre il lungo processo di popolamento della montagna valsesiana, sviluppatosi attraverso la progressiva risalita degli insediamenti e la trasformazione di alcune stazioni inferiori d’alpeggio in nuclei permanenti, anche grazie al contributo di coloni valsesiani e walser.

Gli alpeggi tra storia, pastorizia e trasformazioni

Il volume attraversa anche i cambiamenti vissuti dalla montagna nel corso dei secoli. Nel Cinquecento, con la cosiddetta Piccola Età Glaciale, il peggioramento climatico ebbe conseguenze importanti sulla vita della valle, contribuendo all’emigrazione di massa e affidando sempre più spesso alle donne la gestione dell’attività agro-pastorale.

Dalla metà del Cinquecento molte stazioni superiori d’alpeggio furono frequentate da pastori orobici, poi sostituiti, dal 1706 con il passaggio della Valsesia alla dominazione sabauda, da pastori biellesi.

Oggi alcuni alpeggi sono ancora utilizzati per l’allevamento di bovine da latte o di pecore da carne. Altre casere sono state trasformate in edifici residenziali, strutture turistiche, rifugi del Parco Naturale Alta Valsesia o del CAI. Dove invece l’abbandono è totale, il degrado di casere e pascoli appare sempre più evidente.

Il racconto silenzioso del territorio

Il lavoro di Mario Soster ha un forte valore etnografico e storico. Le sue fotografie seguono le stagioni, raggiungono località note e alpeggi più sperduti, costruendo una rassegna sistematica del patrimonio alpestre valsesiano.

Nel racconto visivo dell’autore l’uomo non compare direttamente. A parlare sono le tracce lasciate sul territorio: edifici, muri, pascoli, percorsi e trasformazioni. È un modo per documentare ciò che resta e ciò che rischia di scomparire, restituendo alla Valsesia una parte importante della propria memoria.

Un ringraziamento viene rivolto dall’autore agli sponsor, alle associazioni, alle aziende e alle attività valsesiane che hanno sostenuto il progetto, insieme ai lettori che continuano a seguire pubblicazioni dedicate alla Valsesia e alla sua complessità.

Redazione J.B.

SU