ATTUALITÀ - 21 luglio 2026, 19:20

Crisi idrica, il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese lancia l'allarme: "Servono fatti"

Chiesto alle Istituzioni Regionali e Nazionali un intervento immediato e concreto.

Crisi idrica, il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese lancia l'allarme: "Servono fatti" (foto di repertorio)

Crisi idrica, il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese lancia l'allarme: "Servono fatti" (foto di repertorio)

La situazione idrica è diventata drammatica e il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese chiede alle Istituzioni Regionali e Nazionali un intervento immediato e concreto per affrontare una crisi che altrimenti potrebbe avere effetti ambientali ed economici molto gravi per il territorio.

L’argomento è stato affrontato nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Vercelli nella sede dell’Ente. «Quattro anni fa – ha spiegato il presidente Leonardo Gili – avevo già lanciato un allarme sulla situazione che si stava creando a causa della siccità. In quell’occasione elencai una serie di opere strutturali indispensabili per affrontare l’emergenza: l’invaso sul Sessera, la realizzazione di una traversa a Sordevolo, un vecchio progetto pensato per prelevare acqua dall’Elvo per ingrossare il bacino dell’Ingagna e mantenere il suo livello di capacità più elevato a 6,5 milioni di metri cubi, una rete di collegamento a nord del territorio biellese per collegare questo invaso con quelli sull’Ostola e sul Ravasanella, per garantire le riserve idriche necessarie in primo luogo per l’uso potabile e poi per l’irrigazione, una traversa permanente sul fiume Sesia. In varie riunioni con le Istituzioni si era evidenziata anche la difficoltà di reperire autobotti per trasportare l’acqua alla popolazione in caso di aggravamento della situazione, considerando che l’acqua contenuta dalla diga sull’Ingagna era scesa a una quantità di soli 1,4 milioni di metri cubi, obbligandoci, 4 anni fa, in una situazione di eccezionale emergenza, a chiudere con l’irrigazione per garantire gli usi potabili, pur riattivando i pozzi per garantire gli usi civili, con pesanti costi e conseguenze, come l’impoverimento delle falde».

A distanza di quattro anni Gili, lamenta che non è stato fatto nulla: «Nell’area del bacino del Sesia i prelievi per l’irrigazione sono praticamente azzerati. L’evoluzione della coltivazione del riso, con la semina in terreni asciutti, ha spostato la tempistica di utilizzo dell’acqua. Contestualmente il crollo del prezzo del riso, per la mancata tutela conseguente agli accordi internazionali e l’aumento dei costi di produzione, hanno creato condizioni disastrose per le aziende che possono pregiudicare gravemente la loro stessa sopravvivenza. Sono stati 4 anni di inerzia, denunce inascoltate e progetti non finanziati: basta con parole inutili, attendiamo risposte certe».

Il presidente del Consorzio della Baraggia ha denunciato una situazione ormai insostenibile: «Sul Sessera siamo pronti a ripartire con l’aggiornamento del progetto, provvedendo a chiarire tutti i residui dubbi, sobbarcandoci costi enormi». Per fare il punto sulla gravità della situazione è intervenuto il direttore del Consorzio Alessandro Iacopino, fornendo alcuni dati in proposito: «Rispetto al 2022 la situazione è cambiata. All’epoca le dighe del Biellese erano già mezze vuote e nel corso della stagione estiva sono arrivate a livelli di riempimento bassissimi e molto rischiosi. Oggi la situazione degli invasi è migliore e dovremo riuscire a completare l’irrigazione. Dove però l’acqua degli invasi non arriva la situazione è ancora più grave: i bacini di Elvo e Cervo registrano un calo dei prelievi che varia, nelle varie zone, da meno 54% a meno 100%; nell’area del Sesia la possibilità di prelievo al netto del deflusso minimo vitale di 5.313 litri al secondo, sulla sponda destra di nostra competenza è praticamente azzerata con una riduzione del 78% rispetto alla concessione assentita. Per quanto riguarda invece gli invasi biellesi, i numeri sono i seguenti: la diga dell’Ingagna, che ha una capacità di oltre 6,8 milioni di metri cubi, attualmente è piena al 58%, ma in proiezione potrebbe scendere nella seconda metà del mese di agosto a poco più di un milione e mezzo di metri cubi; l’invaso sull’Ostola, che può contenere fino a 5,5 milioni di metri cubi, attualmente ne ha circa poco più di 1,8 milioni, il 34% del totale, ma con una proiezione al 20 agosto prossimo di scendere a meno di 900mila metri cubi; l’impianto sul Ravasanella, capace di contenere 4,7 milioni di metri cubi, attualmente è sceso a 2,3 milioni, il 49%, ma con una proiezione per fine agosto che arriva a poco più di un milione di metri cubi».

Le conseguenze del perdurare di queste condizioni di siccità sono molto preoccupanti. Tra le varie conseguenze la Diga dell’Ingagna non potrà essere sfruttata nel prossimo inverno per produrre energia elettrica. «Ma il problema più importante – ha concluso Gili – riguarda le aziende agricole che senza raccolti adeguati rischiano di chiudere. Per questo ci aspettiamo che la Regione accolga la nostra richiesta e proceda alla richiesta dello stato di calamità naturale, in modo da garantire indennizzi per gli agricoltori e procedure più facilitate per l’approvazione dei progetti per le infrastrutture necessarie. È necessario che tutti i soggetti idrici che operano sul territorio convergano in una virtuosa azione di programmazione e ottimizzazione degli interventi e recupero delle risorse a disposizione. Per esempio, la costituzione della nuova società pubblica di gestione idrica B.C.V. Acque offre la possibilità di avere uno strumento per gestire il problema a 360 gradi. E infatti la B.C.V. ha già avviato la realizzazione di interventi per 95 milioni di euro per migliorare la rete di distribuzione, approfittando di un bando per accedere ai fondi residui del PNRR che, si auspica, abbia esito positivo. Il territorio si sta muovendo, ci aspettiamo che anche le istituzioni regionali e nazionali comprendano realmente la situazione e si impegnino a finanziare le opere necessarie, assumendo decisioni per il sostegno delle imprese. Basta parole, servono fatti concreti a sostegno diretto delle aziende. Il crollo di queste ultime potrebbe portare alla desertificazione del territorio con costi sociale ed economici molto più elevati degli interventi che si richiedono ora».

c. s. Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese g. c.

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