Varallo-Civiasco - 29 luglio 2026, 10:03

Varallo, in Biblioteca presentato “Miele amaro”, il romanzo valsesiano di Claudio Giacomone Cerino

Varallo, in Biblioteca presentato “Miele amaro”, il romanzo valsesiano di Claudio Giacomone Cerino

Varallo, in Biblioteca presentato “Miele amaro”, il romanzo valsesiano di Claudio Giacomone Cerino

Sabato 25 luglio la Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo ha ospitato la presentazione di “Miele amaro”, primo romanzo di Claudio Giacomone Cerino. L’incontro si è svolto davanti a un pubblico numeroso e attento, con la partecipazione di Aristide Torri, presidente del Consiglio di Biblioteca, Piera Mazzone e Miriam Giubertoni, sindaco di Campertogno, nuovo assessore alla Cultura dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia ed editore del volume.

Il ringraziamento ad Attilio Ferla e il benvenuto a Miriam Giubertoni

In apertura, Aristide Torri ha voluto ringraziare pubblicamente Attilio Ferla, che per otto anni ha rappresentato l’Unione Montana dei Comuni della Valsesia come assessore alla Cultura, seguendo presentazioni, mostre, dibattiti e sostenendo la cultura valsesiana.

Torri ha poi augurato buon lavoro a Miriam Giubertoni, nuovo assessore alla Cultura, che con la sua attività editoriale ha pubblicato “Miele amaro”.

Un affresco corale degli anni Cinquanta

Giubertoni ha definito il romanzo un intenso affresco corale, capace di raccontare la dignità del mondo contadino negli anni Cinquanta e il dualismo tra fede e ragione.

L’opera, inizialmente molto ampia, è stata ridotta e rielaborata grazie al lavoro dell’editor Maddalena Musazzi, fino a diventare una storia drammatica in cui i protagonisti attraversano sciagure e difficoltà, riuscendo però a resistere con la tenacia propria dei valsesiani.

Una Valsesia in trasformazione

Secondo Giubertoni, il libro permette di conoscere un mondo che di lì a poco sarebbe profondamente cambiato.

L’autore riesce a cogliere le sfumature di una fase storica particolare: mentre l’Italia correva verso la ricostruzione e il benessere, la Valsesia viveva invece anni difficili, segnati da arretramento e recessione.

Il significato del titolo

Claudio Giacomone Cerino ha spiegato che “Miele amaro” nasce anche come opera autobiografica e come tentativo di colmare un vuoto di memoria legato a un decennio cruciale per l’Italia.

Il titolo richiama la divisione della società tra ricchi e poveri, con questi ultimi a rappresentare la maggior parte della popolazione. È la miseria conosciuta dalla zia Santina, una condizione che, come ricorda l’autore, non la lasciò mai.

Un libro nato durante il Covid

Il romanzo è stato scritto durante il periodo del Covid, quando l’isolamento lasciava più tempo alla riflessione.

Giacomone Cerino ha raccontato di aver sentito la necessità di ricordare e scrivere quelle vicende come un atto importante, quasi un dovere verso i propri genitori, ai quali il libro è dedicato.

La copertina e la casa del romanzo

La copertina del volume è tratta da un quadro del pittore borgosesiano Angelo Pagani, che raffigura proprio la casa della frazione borgosesiana in cui è ambientato il romanzo.

L’autore ha spiegato che quello rappresentato è il portone della sua casa, allora abitata da undici persone. Un’immagine che restituisce le tonalità sobrie della vicenda, dove non ci sono grandi colpi di scena, ma il tempo scorre seguendo i ritmi della vita di provincia.

Donne, memoria e radici del presente

“Miele amaro” è anche un romanzo al femminile. Le vere protagoniste sono infatti le donne, che nella società valsesiana avevano un ruolo fondamentale e rappresentavano il muro maestro su cui poggiava la famiglia.

Il libro può parlare agli anziani, aiutandoli a ricordare com’era la vita di allora, ma anche ai giovani, offrendo loro uno strumento per comprendere le radici difficili del presente.

I temi difficili del racconto

Attraverso figure come il parroco don Felice, personaggio austero e pragmatico, il romanzo affronta anche temi spesso rimossi: alcolismo, violenza domestica, incidenti sul lavoro, povertà e morti precoci.

C’è poi il personaggio di Paolo, segnato dalla guerra sul fronte iugoslavo, dalla guerra civile, dalle leggi razziali e da ricordi che continuano a popolare le sue notti insonni.

Le lingue del romanzo

Un altro elemento significativo riguarda le lingue utilizzate nel libro.

L’italiano è intercalato da espressioni dialettali valsesiane, milanesi, venete e meridionali, tutte tradotte a piè di pagina. Sono presenti anche citazioni in francese, tedesco e latino, usate per caratterizzare momenti e personaggi.

Un pellegrinaggio letterario nella bassa Valsesia

La lettura di “Miele amaro” può diventare anche un pellegrinaggio letterario sulle strade della bassa Valsesia.

Il romanzo invita a riconoscere persistenze e mutamenti radicali di un territorio che, attraverso la memoria familiare e collettiva, continua a raccontare la propria storia.

c.s. Piera Mazzone - J.B.

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