Alagna-Riva Valdobbia - 17 agosto 2026, 08:30

Alagna Valsesia, viaggio dentro una delle più antiche case Walser del paese VIDEO

Alagna, viaggio dentro una delle più antiche case Walser del paese - video Mauro Benedetti per valsesiantizie.it

Alagna, viaggio dentro una delle più antiche case Walser del paese - video Mauro Benedetti per valsesiantizie.it

Il viaggio in Valsesia era iniziato pedalando, seguendo la strada che si arrampica verso Alagna. Ma, come spesso accade quando si viaggia lentamente, in bicicletta, la vera scoperta non è soltanto una destinazione: sono le storie che si incontrano lungo il cammino.

Ad Alagna, quella storia ha il volto e la memoria dei Walser, la popolazione di origine germanica che, secoli fa, attraversò le Alpi e si stabilì in queste valli, portando con sé una cultura, una lingua e un modo di vivere capaci di resistere al tempo.

E così, lasciata per un momento la bicicletta, sono entrato in una delle più antiche case Walser del paese. Una casa che, secondo i documenti conservati dalla famiglia, sarebbe la seconda più antica di Alagna.

Varcare quella soglia dà subito la sensazione di entrare in un tempo diverso. Non è soltanto una vecchia abitazione: è una casa che ha continuato a vivere attraverso le generazioni, custodendo nelle sue travi, negli oggetti e nelle fotografie le tracce concrete di chi l’ha abitata.

Ad accompagnarmi in questo viaggio nella memoria ci sono Cinzia e Franco. Lei, erede di una storia familiare che affonda le radici nel Cinquecento; lui, compagno di vita e custode appassionato di quei cimeli che, uno dopo l’altro, ricompongono il mosaico della vita passata.

Franco conosce e racconta quegli oggetti con una cura particolare. Li prende, li osserva, ne spiega l'uso e il significato. Si percepisce che per lui non sono semplicemente antichi strumenti da conservare: sono frammenti di vite che meritano di essere ricordate.

Una trave del 1564

A raccontare l’età della casa c’è una trave della cucina, datata 1564.

Cinque secoli sono passati da allora, eppure quel legno è ancora lì. L’interno è stato naturalmente modificato e ristrutturato nel corso degli anni, ma conserva diversi elementi capaci di raccontare la vita quotidiana di un tempo.

Uno degli ambienti era destinato alla stalla. Lì viveva la mucca, presenza preziosa per la famiglia non soltanto per il latte e il sostentamento, ma anche per il calore.

Il calore dell’animale contribuiva infatti a riscaldare l’abitazione sovrastante. Nel soffitto, raccontano Cinzia e Franco, un'apertura permetteva al tepore della stalla di salire verso il piano dove viveva la famiglia.

Una soluzione semplice, nata dalla necessità e dall'ingegno, che racconta molto del rapporto che i Walser avevano con la montagna: nulla veniva sprecato, ogni risorsa aveva un valore.

Una casa passata di madre in figlia

Ma forse la storia più emozionante di questa casa non è scritta sulle sue travi. È custodita nella memoria della famiglia.

Cinzia racconta che la casa è stata tramandata attraverso la linea femminile fin dal Cinquecento.

È stata la nonna a lasciargliela, dopo averla ricevuta a sua volta attraverso una successione di eredità che hanno seguito, generazione dopo generazione, le donne della famiglia.

Ed è proprio questo passaggio a rendere la casa qualcosa di più di una testimonianza dell’architettura Walser. Qui la storia non è qualcosa di lontano, da leggere su un pannello o in un libro. È una storia familiare, fatta di persone, nascite, ricordi e assenze.

Accanto a Cinzia, Franco ne è diventato nel tempo un custode appassionato. Non appartiene per eredità a questa lunga catena familiare, ma ha scelto di farne parte attraverso la cura, l’attenzione e il rispetto per ciò che questa casa rappresenta.

Qui, nel 1941, nacque il padre di Cinzia

Tra le fotografie conservate nelle stanze, il passato sembra improvvisamente diventare vicino.

In questa casa, nel 1941, nacque il padre di Cinzia.

In un'altra stanza vive invece il ricordo della trisavola, una delle donne attraverso cui questa abitazione è arrivata fino alla generazione attuale.

Cinzia racconta, Franco mostra e custodisce. Insieme tengono vivo un patrimonio fatto non soltanto di legno e pietra, ma soprattutto di ricordi.

Mi colpisce pensare a quante persone abbiano attraversato quelle stesse stanze. Quante giornate di lavoro, quanti inverni, quante nascite e quanti momenti di vita siano rimasti impressi tra quelle pareti.

La casa è rimasta. Le persone sono cambiate. Ma qualcosa è rimasto intatto: il filo della memoria.

Le lobbie e il fieno per affrontare l’inverno

All’esterno si riconoscono le caratteristiche lobbie in legno, uno degli elementi più affascinanti dell’architettura Walser.

Un tempo erano luoghi di lavoro. Qui veniva steso ed essiccato il fieno raccolto durante l’estate, che sarebbe poi servito nei lunghi mesi invernali per nutrire gli animali.

In montagna, prepararsi all’inverno significava sopravvivere. Ogni fascio di fieno, ogni pezzo di legna, ogni scorta di cibo aveva un'importanza precisa.

Guardando quelle lobbie oggi, è difficile immaginare il ritmo di quelle giornate. Eppure basta ascoltare Cinzia e Franco per riuscire, almeno per un istante, a riportarle alla vita.

Gli oggetti che raccontano la quotidianità

Dentro la casa sono ancora conservati diversi attrezzi utilizzati un tempo.

Ci sono quelli per trasportare il fieno, le strutture impiegate per portare la legna destinata alla stufa e le pale utilizzate per preparare il pane.

È soprattutto Franco a soffermarsi su questi oggetti. Li conosce, li maneggia con rispetto e ne racconta la funzione, quasi come se attraverso quelle forme consumate dal tempo potesse restituire un volto a chi li ha utilizzati.

Nella frazione esisteva infatti un forno comune, dove gli abitanti si recavano per cuocere il pane.

Anche questo piccolo dettaglio racconta un mondo profondamente diverso dal nostro: un mondo in cui la comunità era necessaria, in cui il lavoro era condiviso e in cui la vita quotidiana seguiva i ritmi della montagna e delle stagioni.

Una casa che continua a vivere

Quando esco dalla casa, torno alla bicicletta e alla strada della Valsesia, ma porto con me qualcosa che non avevo cercato.

Avevo iniziato quel viaggio per pedalare, per attraversare una valle e raggiungere Alagna. Mi ritrovo invece con la sensazione di aver incontrato una parte della sua anima.

Questa casa Walser non è soltanto un edificio antico. È un archivio di vita, fatto di legno, fotografie, utensili, date e soprattutto di persone.

La trave del 1564 racconta il tempo. Le lobbie raccontano il lavoro. Gli attrezzi raccontano la quotidianità. Le fotografie raccontano le generazioni.

E oggi ci sono Cinzia e Franco a custodire tutto questo: lei attraverso il legame profondo con la propria famiglia, lui attraverso una passione che lo ha portato a conoscere, conservare e raccontare ogni piccolo frammento di questa storia.

Forse è proprio questo il significato più profondo di un viaggio: arrivare in un luogo per scoprirne la storia e ripartire con una storia nuova da portare con sé.

Ad Alagna, tra le montagne della Valsesia, una casa Walser continua così a parlare. E grazie a Cinzia e Franco, qualcuno continua ad ascoltarla e a tenerne viva la voce.

redazione J.B.

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