Animalerie - 25 agosto 2026, 09:20

NESSUN BERSAGLIO: sabato 29 agosto a Vercelli, un presidio di protesta contro

c.s. Silvia Molè - progetto  Parte in Causa

c.s. Silvia Molè - progetto Parte in Causa

Riceviamo e pubblichiamo:

In diverse città italiane associazioni, gruppi e realtà cittadine rispondono all’appello del collettivo No Food No Science contro la riforma della legge 157/1992. Una mobilitazione che unisce la critica politica ed etica  al modello venatorio nella sua interezza alle evidenze della letteratura scientifica internazionale sull’efficacia delle uccisioni  e sugli impatti della caccia. Il 29 e 30 agosto diverse città italiane ospiteranno presìdi e iniziative contro il disegno di legge sulla caccia, già S.1552 e ora C.2984, che introduce numerose modifiche alla legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. Approvato dal Senato il 23 giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni, il testo è attualmente all’esame della Camera.

La contestazione, infatti, non riguarda soltanto singoli articoli del disegno di legge. Alla base c’è il rifiuto di un modello che continua ad attribuire alle armi e all’uccisione un ruolo centrale nella gestione della fauna selvatica. Non accettiamo che l’uccisione venga chiamata gestione, che la violenza venga chiamata tradizione e che la morte venga chiamata sport. Per le realtà promotrici gli animali selvatici non sono risorse, oggetti o semplicemente popolazioni da amministrare: sono individui senzienti, capaci di provare paura e sofferenza e portatori di un interesse fondamentale alla propria vita, che non può essere considerato irrilevante soltanto perché appartengono a una specie diversa dalla nostra.

La critica alla centralità dell’uccisione non si esaurisce tuttavia in una posizione etica. Anche la letteratura scientifica internazionale peer-reviewed, distinta dalle valutazioni degli organismi tecnico-istituzionali italiani, offre elementi che mettono in discussione l’idea secondo cui aumentare il numero degli animali uccisi equivalga automaticamente a diminuire i danni o a ristabilire un presunto equilibrio naturale. Un esempio particolarmente significativo arriva dalla Francia. Uno studio coordinato da Frédéric Jiguet e pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica internazionale Biological Conservation ha analizzato sette anni di interventi di controllo, dal 2015 al 2022, su volpi, mustelidi e diverse specie di uccelli considerate dannose. Ogni anno vengono uccisi circa 1,7 milioni di animali appartenenti alle specie prese in esame, ma i ricercatori non hanno trovato evidenze che una maggiore intensità degli abbattimenti determini una riduzione dei danni dichiarati.

Lo stesso lavoro mette in evidenza anche un dato economico rilevante: gli interventi di controllo letale analizzati sono stati valutati complessivamente in 103-123 milioni di euro all’anno, a fronte di danni dichiarati stimati tra 8 e 23 milioni di euro. Una conclusione che impone quantomeno di mettere in discussione un’equazione troppo spesso data per scontata: uccidere più animali non significa necessariamente produrre meno danni. Anche il caso dei cinghiali mostra quanto la dinamica delle popolazioni animali sia più complessa di una semplice sottrazione numerica. Uno studio pubblicato nel 2026 da Andrea Mazzatenta, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, sulla rivista Conservation, analizza il caso italiano da una prospettiva ecofisiologica e richiama l’attenzione sulle risposte riproduttive delle popolazioni sottoposte a forte pressione antropica e venatoria.

Struttura per età e sesso delle popolazioni, capacità riproduttiva, disponibilità di cibo, trasformazione degli habitat, clima e presenza dei predatori interagiscono tra loro. Pensare di governare sistemi tanto complessi esclusivamente aumentando il numero degli animali uccisi significa quindi adottare una lettura riduttiva degli ecosistemi. Agli interrogativi sull’efficacia delle uccisioni si aggiungono gli effetti ambientali direttamente collegati all’attività venatoria. Tra questi, uno dei più documentati riguarda la dispersione del piombo contenuto nelle munizioni. Il problema è tale che l’Unione europea, con il Regolamento (UE) 2021/57, ha vietato l’uso di munizioni contenenti piombo nelle zone umide e nel raggio di 100 metri da esse, introducendo anche specifiche restrizioni al loro trasporto in relazione all’attività di tiro.

Gli effetti possono inoltre proseguire lungo la catena alimentare. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Ambio ha analizzato alimenti commerciali per cani contenenti carne di fagiano abbattuto nel Regno Unito. Il 77% dei campioni di tre prodotti crudi a base di fagiano superava il limite massimo europeo per il piombo nei mangimi preso a riferimento dallo studio; gli autori hanno concluso che un consumo frequente di alimenti con concentrazioni così elevate può comportare rischi per la salute dei cani. Sono elementi che ricordano come uno sparo non riguarda soltanto l’animale verso il quale è diretto: può lasciare conseguenze sugli altri animali, sui suoli, sulle reti alimentari e sull’intero ecosistema. Per chi promuove le giornate del 29 e 30 agosto, è quindi necessario rovesciare la prospettiva.

La biodiversità non si difende con il fucile. La crisi ecologica non nasce da un eccesso generalizzato di animali selvatici, ma si inserisce in un contesto segnato dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall’inquinamento, dalla crisi climatica e da attività produttive che esercitano una pressione crescente sui territori. Scaricare ancora una volta le conseguenze di questa crisi sugli animali significa evitare di interrogarci sulle responsabilità del nostro stesso modello di sviluppo. La fauna selvatica, inoltre, è definita dall’articolo 1 della legge 157/1992 “patrimonio indisponibile dello Stato” ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale. Per le realtà promotrici questo principio richiama una responsabilità collettiva nella sua tutela e risulta difficilmente conciliabile con una visione che tende a trasformare gli animali selvatici in una risorsa sempre più disponibile per l’attività venatoria.

I territori non sono campi di tiro. La fauna selvatica non appartiene ai cacciatori. La natura non è un’arena. Non dimenticando le numerose vittime umane della caccia (a tal fine si consultino i numeri sul sito dell’associazione vittime della caccia. L’obiettivo  non è quindi  chiedere semplicemente una caccia più sostenibile, più efficiente o meglio regolamentata, ma mettere in discussione la logica stessa secondo cui gli altri animali possono essere subordinati agli interessi umani e i loro corpi trasformati in risorse o bersagli. Contestiamo un modello che continua a presentare l’uccisione come risposta ordinaria ai conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Gli animali non sono numeri da amministrare o bersagli da mettere a disposizione: sono individui.

E anche la letteratura scientifica internazionale mostra quanto sia semplicistico pensare di risolvere problemi ecologici complessi aumentando gli abbattimenti. Non vogliamo rendere più accettabile la caccia: vogliamo costruire una relazione diversa con gli altri viventi e con i territori, fondata sulla prevenzione, sulla tutela degli habitat e sul progressivo superamento dell’uccisione come strumento ordinario di gestione. La mobilitazione contro il DDL Caccia diventa così anche l’occasione per chiedersi quale rapporto vogliamo costruire con gli animali e con i territori: se continuare a considerarli qualcosa da controllare, sfruttare e mettere a disposizione degli interessi umani oppure immaginare una convivenza fondata sulla riduzione dei conflitti, sulla prevenzione, sulla tutela degli ecosistemi e sul riconoscimento degli altri animali come individui con un progetto di vita.

Il 29 e 30 agosto, nelle diverse città aderenti, la risposta sarà una sola: NESSUN BERSAGLIO. Contro il DDL Caccia. Contro lo specismo e ogni forma di oppressione. Per la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori. PER UN MONDO SENZA DOMINIO.

c.s.

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