Sabato 22 agosto, nel giardino di Villa Musy a Fobello, sono stati presentati gli atti del convegno “Il battesimo nelle comunità dell’alta Valsesia”, svoltosi il 12 luglio 2025. Il volume, curato da Roberto Fantoni e Giorgio Vigitello, raccoglie contributi di Paola Borla, Roberto Fantoni, Angela Regis, Elena Vigitello e Giorgio Vigitello ed è stato pubblicato dal CAI Sezione di Varallo, Commissione Scientifica “Pietro Calderini”.
Un pomeriggio molto partecipato
La presentazione si è svolta davanti a un pubblico numeroso e attento, grazie all’ospitalità dei proprietari di Villa Musy e con il sostegno della Commissione Scientifica del CAI Varallo, della Pro Loco di Fobello e del Centro Studi Walser Remmalju.
Sono intervenuti anche Piero Carlesi, presidente del CAI Sezione di Varallo, e Teresa Defilippi, presidente della Pro Loco di Fobello, che proprio nel 2026 celebra i suoi settant’anni di attività.
Salvare una memoria che rischia di perdersi
Uno dei temi centrali emersi durante la presentazione è stato quello della perdita della memoria orale.
Fantoni e Vigitello hanno ricordato come, durante la preparazione degli atti, diverse persone intervistate sui riti battesimali e sulle culle tradizionali abbiano risposto che si era arrivati “troppo tardi”. Da qui il valore del lavoro svolto: raccogliere ciò che ancora sopravvive nella memoria collettiva e affiancarlo a fonti storiche, documentarie, iconografiche, fotografiche e giornalistiche.
Nascite, emigrazione e battesimi
Nel suo contributo, Roberto Fantoni ha analizzato la stagionalità delle nascite nelle comunità dell’Alta Valsesia attraverso gli archivi di Riva Valdobbia, Alagna e Boccioleto.
Dallo studio emerge il legame tra nascite e ritorni periodici degli emigranti impegnati nell’edilizia, con battesimi spesso celebrati in assenza del padre e con una partecipazione maschile ridotta. Diversa la situazione di Fobello, dove l’emigrazione era legata maggiormente ad attività non stagionali, in particolare alla ricezione alberghiera.
A Fobello resiste ancora un rito antico
Elena Vigitello ha approfondito il rito del battesimo a Fobello, dove alcuni elementi della tradizione sono rimasti vivi.
Il bambino veniva trasportato in una culla posta sul capo di una donna in costume, accompagnata da un corteo con molti bambini. Le culle erano decorate con colori vivaci e motivi simbolici, mentre sulla cuertua, la coperta rossa che le avvolgeva, venivano ricamate frasi beneauguranti.
Le differenze nelle comunità Walser
A Rimella, come ha ricostruito Paola Borla, il battesimo assumeva caratteristiche differenti, più legate alla funzione religiosa che alla dimensione festosa.
Il rito antico si è progressivamente perso nelle comunità Walser, ma proprio a Rimella è sopravvissuto più a lungo, con anche un cerimoniale per il ritorno a casa del bambino e il suo ingresso ufficiale nella comunità.
La storia dimenticata di Francesco Arcardini
Un altro contributo importante è quello di Angela Regis, dedicato a Francesco Arcardini, artigiano valsesiano noto per la produzione di culle.
Arcardini realizzava culle decorate con motivi tradizionali, tra cui il sole delle Alpi e particolari motivi floreali. Portava settimanalmente al mercato di Varallo piccole cullette giocattolo, utilizzate anche come modello per commissioni più grandi, e partecipò alle Esposizioni Generali Italiane di Torino del 1884, 1898 e 1911, oltre che all’Esposizione Generale Valsesiana del 1905.
Un lavoro che può ancora continuare
Dal pubblico è arrivato anche il suggerimento di approfondire ulteriormente le fonti notarili, in particolare i testamenti, che potrebbero offrire nuove informazioni sugli oggetti e sulle tradizioni legate alla vita quotidiana delle famiglie.
Il pomeriggio si è concluso con un rinfresco offerto dalla Pro Loco di Fobello.
Un incontro che ha riportato al centro non solo il rito del battesimo, ma anche il valore della memoria come strumento per leggere e conservare la storia delle comunità dell’Alta Valsesia.












