ATTUALITÀ - 17 settembre 2026, 15:00

IA e studio: è giusto utilizzare l’intelligenza artificiale a scuola?

IA e studio: è giusto utilizzare l’intelligenza artificiale a scuola? - Immagine modificata con IA

IA e studio: è giusto utilizzare l’intelligenza artificiale a scuola? - Immagine modificata con IA

In questi giorni milioni di studenti stanno tornando tra i banchi di scuola e tra le domande e dubbi che si ripetono ogni anno, se ne affaccia uno nuovo: è giusto utilizzare l’intelligenza artificiale a scuola? E se sì, in che modo?

IA a scuola: scorciatoia o supporto

Proviamo a valutare i vari modi di utilizzarla, quali possono essere i contributi positivi o negativi.

Iniziamo mettendoci nei panni degli studenti. Non possiamo nascondere che la tentazione principale sia quella che li ha accompagnati praticamente da sempre: copiare. Sarebbe l’evoluzione in chiave supertecnologica si quello che anni fa era il “mi fai copiare i compiti? Mi passi la risposta?” Prima erano necessarie delle skills sociali (la giusta rete di amici e compagni che passava compiti e risposte), adesso sono competenze tecnologiche, anche abbastanza di base. Va da sé che questo sistema sia sbagliato a vari livelli, soprattutto su quello individuale perché il risultato è lo stesso del compito copiato: non si impara, non si acquisiscono competenze. Se va bene la si fa franca, ma è un vantaggio effimero; tra l’altro è ormai facilmente riconoscibile un contenuto creato con la IA, esistendo strumenti appositi. Quindi studenti state attenti: è più facile di quanto pensate essere “beccati”.

In realtà questo uso un po’ banale della IA non è l’unico, ce ne sono altri più interessanti ed utili. Ragioniamo su quelli che possono essere un contributo allo studio ed all’apprendimento. Abbiamo già visto in precedenti articoli che gli LLM hanno notevoli capacità di riassumere, semplificare, combinare migliaia di informazioni, fornendo risposte chiare e precise anche a problemi di notevole complessità. Da qui si potrebbe ipotizzarne l’uso per formulare schede di studio e schemi riassuntivi, chiari ed immediati, di sicura praticità. Riflettiamo però su un punto: nel processo di studio ed apprendimento la stesura di schemi e riassunti è decisamente un metodo efficace e diffuso, a patto però che sia lo studente a farlo. È il processo di stesura che fa parte dell’apprendimento, perché mentre si redige lo schema riassuntivo si segue un processo mentale che consolida nella mente i concetti oggetto dello studio. Utilizzando uno schema prodotto esternamente, da qualsiasi fonte, si salta questo passaggio fondamentale, perdendone i benefici. Studiare su uno schema o riassunto fatto da altri, tra cui la IA, riduce già in partenza la capacità di apprendere la materia.

Un super compagno di studi

È però possibile usare la IA per verificare gli schemi e riassunti, più in generale per correggerci, trasformandola in un “compagno di studi” che aiuta a migliorarsi.

Ci si può spingere un po’ più fondo su questo punto, arrivando a chiedere alla IA di farci domande, porci problemi ed esercizi per verificare il nostro apprendimento. Ho personalmente sperimentato questo metodo nella recente preparazione di un esame di stato ed è stato molto utile. Già in alcuni articoli precedenti avevamo visto che il contesto, la base di dati su cui viene addestrato il modello di linguaggio (LLM) ha grande rilevanza nelle risposte che fornisce, per cui quando lo si usa per studiare, come sostegno ed integrazione, è necessario precisare il programma di studi, i testi di riferimento, la scuola o università che si frequenta, in modo che le risposte siano pertinenti e mirate. Chiedendo alla IA, estremamente potente e precisa nella sintesi ed analisi, di essere interrogati ci si mette alla prova forzandosi al miglioramento continuo. Inoltre, fornirebbe anche la verifica della correttezza della risposta.

Se ne deduce che la IA può essere un valido contributo allo studio, purché intervenga in una fase avanzata dello studio, quando si è alla verifica e consolidamento della propria preparazione, dopo aver compiuto la parte principale: l’apprendimento.

In generale, in una fase in cui si deve apprendere ed interiorizzare le conoscenze, ogni scorciatoia o semplificazione del lavoro può essere più ostacolo che beneficio. Un vantaggio immediato sotto forma di risposta pronta può diventare una lacuna nel lungo termine. Quindi anche in questo caso va suggerito un uso ragionato, supervisionato e graduale della IA nelle scuole e nello studio. Ci sono esempi legati alle tecnologie già consolidate che suggeriscono questo approccio: è meglio imparare a fare le operazioni manualmente, per poi passare alla calcolatrice ed al computer solo quando si è acquisito il meccanismo e ci si trova di fronte calcoli molto complessi. Anche quando si apprende a guidare un’automobile si suggerisce sempre di iniziare con il cambio manuale, per passare a quello automatico solo in seguito.

La IA per gli insegnanti

Ovviamente gli studenti non sono da soli a scuola, anche il corpo docente deve apprendere il funzionamento degli strumenti di IA, per poter guidare e monitorare gli allievi. Anche per loro la IA può essere un prezioso ausilio per migliorare la didattica, oppure una scorciatoia che appiattisce l’insegnamento.

Abbiamo visto nello scorso articolo come i testi e documenti prodotti dagli LLM a lungo andare possono portare ad un appiattimento e decadimento della conoscenza (nei modelli si definisce “collasso”). C’è quindi da auspicare che l’utilizzo della IA per generare testi, appunti, lezioni ed esercizi sia ridotto al minimo indispensabile, per evitare un impoverimento culturale. La precisione della IA potrebbe tornare utile nell’individuare errori (grammaticali o matematici) in tempo reale, riducendo i tempi di correzione, ma farle esprimere giudizi potrebbe portare ad un appiattimento e omologazione, fornendo valutazioni prive del necessario discernimento che solo l’insegnante che conosce i propri allievi può esercitare.

I docenti ed eventualmente i dirigenti scolastici potrebbero beneficiare delle capacità di analisi dell’IA per individuare tendenze e lacune formative su larga scala, per esempio analizzando l’insieme dei compiti in classe, su vari anni e classi, in modo da organizzare al meglio la didattica. Va però tenuto conto in questo utilizzo che i dati inseriti nei chat-bot, le interfacce con cui dialoghiamo con la IA, devono essere anonimizzati e trattati conformemente al GDPR. Questo è un tema che va oltre a questo articolo, ma è di importanza cruciale anche nell’utilizzo quotidiano dei modelli IA.

La IA deve stimolare al miglioramento, non impigrire

In sintesi, se immaginiamo la scuola come una palestra dove si allena l’intelletto, ogni intervento tecnologico deve essere nella direzione del miglioramento dell’efficacia, non nella sostituzione o riduzione dello sforzo. Che senso avrebbe allenarsi con pesi che si sollevano da soli?

I modelli IA offrono un’enorme potenza di analisi e generazione, potenza che va messa al servizio del controllo dell’apprendimento, magari chiedendo di essere interrogati, o utilizzandola per la correzione di un esercizio che abbiamo svolto per verificarne la correttezza, ma non nella sostituzione dello sforzo mentale di apprendimento che è la base della propria crescita intellettuale.

Auguro quindi un proficuo anno scolastico a tutti gli studenti e docenti, consapevoli che l’intelligenza artificiale è uno strumento che entrerà sempre più nelle nostre vite, e che un suo utilizzo consapevole va appreso il prima possibile.

Paolo Rovina - Ingegnere e divulgatore

SU