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Galimberti (Lice): "L’epilessia è di origine neurologica non psichiatrica"

Galimberti (Lice): "L’epilessia è di origine neurologica non psichiatrica"

(Adnkronos) - “Uno degli equivoci più frequenti nella percezione generale dell’epilessia, soprattutto da parte dei non esperti, è la falsa credenza che si tratti di un disturbo di ordine psichiatrico o psichico, ma è di origine neurologica. È noto che le persone con epilessia presentano un rischio maggiore, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare disturbi psichici. Più comunemente si tratta di quadri di depressione, per i quali il rischio può essere circa tre volte maggiore, e di sindromi d’ansia. Esiste inoltre un rischio più elevato di psicosi”. Lo ha detto Carlo Andrea Galimberti, responsabile Centro per lo Studio e la cura dell’epilessia Irccs Fondazione Mondino di Pavia e presidente Lice-Lega italiana contro l’epilessia, alla vigilia della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre. 

“Il problema principale, in molti casi, è il fatto che le crisi siano imprevedibili che portano a un’interpretazione erronea dell’epilessia che può essere considerata un disturbo psichico, creando uno stigma - spiega Galimberti - Alcuni esperti ipotizzano che all’origine di alcuni problemi psichici, come depressione e ansia, le crisi epilettiche possano esserci meccanismi fisiopatologici comuni. Ci sono poi dei farmaci psicotropi, ma anche di uso comune come alcuni antibiotici, che possono abbassare la cosiddetta soglia epilettogena”. L’imprevedibilità delle crisi influenza la qualità della vita in queste persone “che possono raggiungere prestazioni di eccellenza nei campi più diversi al di fuori delle crisi, dall’ambito sportivo a quello artistico, culturale e scientifico - sottolinea l’esperto - Un tempo i farmaci anticrisi erano veramente pochi: oggi ne abbiamo una ventina con possibilità molto più ampie di costruire una strategia terapeutica adeguata alla singola persona. Abbiamo anche farmaci di nuova generazione che spesso sono ininfluenti sul piano dei disturbi d’ansia e della depressione”. 

Iniziative promosse dalla Lice in diversi ambiti sociali “hanno evidenziato una forte disinformazione - rimarca Galimberti - Lo stigma è particolarmente importante nel caso dell’epilessia per gli equivoci che gravano sulla corretta interpretazione della malattia come patologia neurologica, al pari di molte altre: esistono crisi epilettiche che, pur essendo di breve durata, comportano manifestazioni comportamentali transitorie che possono essere equivocate per disturbi psichici”. Lo stigma può essere distinto in due componenti: quello reale, legato alla stigmatizzazione con l’emarginazione sociale, e quello percepito, cioè quello vissuto dalla persona e favorito anche da problemi psichici di ansia e depressione che la portano a ritirarsi dalla vita sociale”. 

 

La complessità dell’epilessia “rende necessaria una presa in carico multidisciplinare - afferma il presidente Lice - L’assistenza all’epilessia, salvo nei casi molto semplici, richiede infatti competenze diverse. Ci sono persone che hanno una prima crisi, assumono il primo farmaco e va tutto bene anche per decenni. La multidisciplinarietà diventa particolarmente importante quando emerge l’aspetto psichiatrico, uno dei bisogni più rilevati e meno soddisfatti. Purtroppo i servizi psichiatrici territoriali sono spesso oberati e, quindi, molto spesso, la collaborazione interdisciplinare tra epilettologia e psichiatria è basata sulla conoscenza personale tra colleghi”.  

Nell’infanzia e nell’adolescenza “è spesso lo stesso specialista che tende a farsi carico di molti aspetti - chiarisce Galimberti - Nell’adulto, invece, le problematiche sono frequentemente più complesse, anche perché i problemi psichiatrici possono assumere risvolti sociali che riguardano, per esempio, l’attività lavorativa o i percorsi di istruzione superiore. Sarebbe importante riuscire ad avere un confronto sistematico e diretto tra il neurologo esperto di epilessia e professionisti della psichiatria con competenze specifiche sull’epilessia. Non è sempre semplice, anche perché spesso il problema viene demandato al neurologo: come neurologi sappiamo trattare alcune problematiche psichiatriche con farmaci antidepressivi o antipsicotici, ma spesso sentiamo la necessità dello psichiatra. La possibilità di creare ambiti almeno bidisciplinari, con una collaborazione strutturata tra epilettologia e psichiatria, sarebbe molto utile”. 

Lice, come società medico-scientifica, “si dedica alla formazione degli operatori - illustra l’esperto - A livello istituzionale, segue con attenzione lo sviluppo del disegno di legge, in discussione da circa 3 anni, dedicato specificamente ai diritti delle persone con epilessia e, ad esempio, alla revisione del Codice della strada, con particolare riferimento ai problemi della patente di guida e all’assunzione di farmaci che possono interferire con l’attenzione. L’epilessia è stata inserita nel Piano nazionale della cronicità e questo, sulla carta, è stato un passo avanti. Uno degli obiettivi principali è la promozione, a livello regionale, di Pdta-Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati. L’implementazione è difficile perché implica interventi organizzativi, risorse e un’attenzione esperta ai problemi. Un centro specializzato - puntualizza - deve disporre di una diagnostica esaustiva per l’epilessia, che comprenda una serie di competenze e di disponibilità strumentali che spaziano dall’inquadramento clinico all’elettroencefalografia complessa, alle neuroimmaging e alla genetica, che sta prendendo sempre più piede in questo ambito”. C’è una certa aspettativa sugli sviluppi della “medicina territoriale, con le Case di comunità dove possono operare medici di medicina generale, specialisti neurologi e personale infermieristico come l’epilepsy nurse, cioè l’infermiere specializzato in epilessia - conclude - che si fa carico della comunicazione e dell’intermediazione con lo specialista in molti ambiti, dalla cura domiciliare alla gestione delle terapie, fino all’osservazione di fenomeni clinici da sottoporre allo specialista”. 

 

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