ATTUALITÀ - 13 ottobre 2026, 09:00

Marco Secco intervista Sebastian Mallaby a Torino: "Per l'IA servono controlli simili a quelli dei farmaci"

A Wave by Vento, a Torino, ho incontrato Sebastian Mallaby, autore di The Infinity Machine. Abbiamo parlato di intelligenza artificiale, attacchi informatici autonomi e computer quantistici.

Marco Secco intervista Sebastian Mallaby a Torino: "Per l'IA servono controlli simili a quelli dei farmaci"

Marco Secco intervista Sebastian Mallaby a Torino: "Per l'IA servono controlli simili a quelli dei farmaci"

Alle OGR di Torino, dal 7 al 9 ottobre, si è svolta Wave by Vento, la manifestazione già nota come Italian Tech Week. Tra gli ospiti di questa edizione c’era Sebastian Mallaby, che ho intervistato per qualche minuto.

Giornalista economico, Mallaby ha lavorato tredici anni all’Economist, è stato editorialista del Washington Post e collaboratore del Financial Times. Oggi è Paul A. Volcker Senior Fellow per l’economia internazionale al Council on Foreign Relations, centro studi statunitense, ed è stato due volte finalista al premio Pulitzer. In More Money Than God ha ricostruito la storia degli hedge fund, in The Man Who Knew la vita di Alan Greenspan e in The Power Law il mondo del venture capital.

Il suo ultimo libro, The Infinity Machine, è dedicato a Demis Hassabis, cofondatore di DeepMind e premio Nobel per la chimica nel 2024. Mallaby ha cominciato a parlare con lui alla fine del 2022, poco prima dell’uscita di ChatGPT, raccogliendo oltre trenta ore di conversazione. Ha intervistato anche colleghi, concorrenti e critici, da Mustafa Suleyman a Geoffrey Hinton. Il volume, di 480 pagine, è entrato subito nella classifica dei bestseller del New York Times. Racconta la vita di Hassabis e la storia di DeepMind, affrontando i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il lavoro di Mallaby sulla finanza e sugli investimenti offre una prospettiva economica su queste tecnologie. Avevo poco tempo e cinque domande.

The Infinity Machine: la scheda

Titolo completo: The Infinity Machine: Demis Hassabis, DeepMind, and the Quest for Superintelligence

Autore: Sebastian Mallaby

Editore: Penguin Press, 2026, 480 pagine, edizione statunitense

Protagonista: Demis Hassabis, cofondatore di DeepMind e premio Nobel per la chimica 2024

Fonti: oltre trenta ore di conversazione con Hassabis e interviste a colleghi, rivali e critici

Partiamo dal titolo. Perché The Infinity Machine, la macchina dell’infinito?

Ho cominciato a scrivere il libro prima che uscisse ChatGPT. Già allora si vedeva che l’intelligenza artificiale stava iniziando a funzionare, perché c’erano sistemi capaci di dare un senso a una quantità di dati quasi infinita. Il primo esempio è stato il Go. Si gioca su una griglia di 19 per 19, molto più grande della scacchiera, quindi alla prima mossa ci sono 361 possibilità e alla seconda 360. Moltiplichi 361 per 360 per 359 e in poco tempo arrivi a un numero enorme, grande quanto il numero degli atomi dell’universo. Eppure la macchina riesce a scoprire gli schemi che portano alla vittoria e a comprendere questa infinità di dati.

Per questo la chiamo macchina dell’infinito. Pensi ai grandi modelli linguistici di oggi. Gli dai in pasto tutto internet, tutto il linguaggio dell’esperienza umana, e loro lo comprendono e trovano gli schemi dentro quell’infinità.

Molte persone hanno paura dell’IA. C’è chi dice che tra pochi anni distruggerà l’umanità e prenderà il controllo di internet, come nel film Terminator. Lei cosa ne pensa?

Bisogna essere prudenti con l’intelligenza artificiale e occuparsi di sicurezza, perché c’è una possibilità concreta che faccia qualcosa di dannoso. Questo, però, è diverso dal dire che porterà all’estinzione dell’umanità. È un’affermazione estrema e io non ci credo.

Abbiamo già visto prove che alcuni sistemi di IA sono in grado di condurre attacchi informatici in modo autonomo. La situazione peggiorerà se non arriveranno delle regole e se i governi non eserciteranno un certo controllo. Secondo me dovrebbe funzionare come per i farmaci. Prima di vendere un nuovo medicinale al pubblico, lo Stato deve verificare che sia sicuro e che funzioni. Se non è sicuro, non lo si può vendere. Spero che arriveremo a fare lo stesso con i sistemi di intelligenza artificiale.

Nel libro si parla dell’idea di un organismo tecnico per l’intelligenza artificiale sul modello del CERN di Ginevra. È una strada percorribile?

Un organismo del genere, con grandi competenze tecniche, sarebbe una buona idea. Però nel mondo di oggi nessuno ha voglia di creare grandi organizzazioni globali. Credo che avremo un regolatore per l’America, uno per la Cina e forse in Europa un’organizzazione di qualche tipo. Non penso che nascerà un unico grande ente mondiale, ma la regolazione nei singoli Paesi serve.

Cosa pensa dell’incontro tra intelligenza artificiale e computer quantistici? L’umanità deve averne paura?

Non credo che il calcolo quantistico cambi molto il livello di rischio. Certo, sarà una sfida per la crittografia e dovremo ripensare il tipo di codici che usiamo per cifrare. Ma possiamo farlo.

Penso che l’intelligenza artificiale produrrà probabilmente invenzioni che renderanno più facile costruire computer quantistici. Il calcolo quantistico, quando funzionerà, accelererà l’IA. Insieme saranno potenti. Spero che gli esseri umani riescano comunque a mantenerne il controllo.

Vivo in una piccola provincia, dove molte persone hanno poca dimestichezza con queste tecnologie. Come spiegherebbe, in modo molto semplice, la situazione di oggi e quello che ci aspetta?

La prima cosa da capire è che l’intelligenza artificiale diventa sempre più forte. L’IA meno potente che userete mai è quella che avete adesso. Il mese prossimo sarà più potente, quello dopo ancora di più. Non si può ignorarla, bisogna accettare che diventerà una forza importante nel mondo. Ma non bisogna averne paura, se si capisce da dove viene, che l’hanno costruita gli esseri umani e che alla fine saranno gli esseri umani a controllarla.

Attacchi informatici e crittografia

Da addetto ai lavori, due passaggi mi hanno colpito. Il primo riguarda gli attacchi informatici condotti in autonomia dall’IA, di cui Mallaby riferisce che esistono già prove. Per chi si occupa di sicurezza, la questione riguarda anche le difese: quelle progettate tenendo conto dei tempi e degli errori di un attaccante umano devono affrontare sistemi capaci di operare autonomamente.

Il secondo riguarda gli effetti del calcolo quantistico sulla crittografia. Mallaby ritiene che possiamo affrontarli. Gli algoritmi post-quantistici esistono e alcuni sono già standardizzati. La loro disponibilità, però, richiede un lavoro di preparazione: le aziende devono individuare dove usano la cifratura e quali strumenti dovranno sostituire. Su queste pagine ne abbiamo parlato più volte a proposito del Q-Day. Occorre prepararsi prima che i computer quantistici siano in grado di compromettere i sistemi crittografici vulnerabili.

L’osservazione di Mallaby sulla crescente potenza dell’IA riguarda anche chi oggi la usa poco o non la conosce: conviene cominciare a comprenderla adesso.

Intervista raccolta a Wave by Vento, OGR Torino, 8 ottobre 2026. Traduzione dall’inglese di Marco Secco.

Marco Secco, consulente informatico e di cybersecurity

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