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Francia, le tensioni di oggi e gli allarmi di ieri: cosa dicevano gli ex 007

Francia, le tensioni di oggi e gli allarmi di ieri: cosa dicevano gli ex 007

(Adnkronos) -

Gli allarmi erano arrivati già anni fa, da chi aveva guidato i servizi segreti francesi e osservato da vicino l'evoluzione delle minacce alla sicurezza nazionale. Il rischio di fratture nella società, la possibilità di scontri tra gruppi contrapposti, la radicalizzazione jihadista e le difficoltà della politica davanti alle sfide della migrazione e dell'integrazione. Temi che oggi sono al centro del dibattito in Francia, scossa da proteste sociali - alimentate dagli studenti e, da ultimo, i redivivi Gilet Gialli - e polemiche sulla gestione dell'ordine pubblico da parte delle autorità, costrette a imporre il coprifuoco in alcune aree del Paese, anche in quartieri di Parigi. 

Tra le voci più esplicite c'è quella di Pierre Brochand, direttore generale della Direction generale de la Securite exterieure (Dgse) dal 2002 al 2008. Nel suo intervento del 2 luglio 2019 al seminario 'Immigrazione e Integrazione', organizzato dalla Fondazione Res Publica, l'ex responsabile dell'intelligence esterna francese indicò nell'immigrazione "l'unico fattore in grado di mettere direttamente a rischio la pace civile".  

Brochand formulò una critica radicale anche alle allora politiche migratorie adottate dal governo, evidenziando come trasformazioni sociali e culturali, a suo giudizio, rischiassero di indebolire la coesione nazionale, e denunciando l'insufficienza del dibattito pubblico su questi fenomeni. Nelle conclusioni prospettava anche scenari di disordini simultanei in numerosi quartieri, con difficoltà per le forze dell'ordine e il rischio di una destabilizzazione prolungata. 

L'allarme più netto sul rischio di una contrapposizione violenta tra gruppi della società francese era arrivato, tre anni prima, da Patrick Calvar, alla guida della Direction generale de la Securite Interieure (Dgsi) dal 2014 al 2017. Nel 2016, in un'audizione davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta creata dopo gli attentati jihadisti del 2015 e la strage di Nizza, Calvar mise in guardia dal rischio di una "contrapposizione tra la destra radicale e il mondo musulmano". "L'estremismo è in crescita in tutto il mondo e noi, i servizi interni, stiamo cercando di spostare le risorse per interessarci della destra radicale in attesa di uno scontro - aveva spiegato Calvar - Penso che lo scontro avrà luogo. Spetta a noi anticiparlo e bloccare tutti quei gruppi che, in un momento o in un altro, innescano scontri tra comunità". In un passaggio riferito dal quotidiano 'Le Figaro' sintetizzò la propria preoccupazione con le parole: "Siamo sull'orlo di una guerra civile". 

Negli anni successivi, il timore di un'escalation della violenza politica era tornato nelle valutazioni dei vertici dell'intelligence francese. Nel luglio 2023, Nicolas Lerner, allora direttore della Dgsi e oggi alla guida della Dgse, mise in guardia dalla radicalizzazione di ambienti radicali sia di destra che di sinistra, avvertendo che "il rischio di un'escalation verso atti di violenza fisica non è affatto immaginario".  

Un allarme lanciato nel contesto delle tensioni legate alle allora proteste contro la riforma delle pensioni, quando il responsabile dell'intelligence interna sottolineò come alcuni gruppi radicali potessero trasformare la contestazione in un'occasione per legittimare l'uso della forza. Nel gennaio 2025 Lerner era invece tornato sul rischio jihadista, definendolo "una minaccia che le nostre società dovranno affrontare nel lungo periodo". Dichiarazioni che non costituiscono previsioni delle proteste attuali, ma documentano una preoccupazione costante per la radicalizzazione e per la tenuta delle istituzioni democratiche di fronte alla violenza. 

 

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