Due titoli di Stato, la stessa scadenza e due modi diversi di ricevere gli interessi. Con il nuovo BTP Valore, il Tesoro propone una scelta che va oltre la semplice cedola: incassare periodicamente oppure attendere il rimborso finale.
Ma a un rendimento apparentemente interessante corrisponde davvero un vantaggio rispetto alle alternative già disponibili sul mercato?
Il Tesoro punta ancora sul risparmio delle famiglie con una novità: per la prima volta, il BTP Valore si presenta in due versioni, entrambe con scadenza quinquennale, al 27 ottobre 2031.
Il collocamento, riservato agli investitori retail e conclusosi alle ore 13 di venerdì 23 ottobre, offriva due modalità diverse di incassare gli interessi.
I titoli, acquistabili alla pari con un investimento minimo di 1.000 euro e senza commissioni di collocamento, presentano un rendimento lordo annuo equivalente di circa il 4,17%.
Dopo la revisione dei tassi minimi da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), il BTP Valore tradizionale (ISIN IT0005735201) riconosce cedole trimestrali crescenti, con tassi definitivi del 3,75% nei primi due anni, del 4,20% nel terzo e quarto anno e del 4,75% nel quinto.
Il BTP Valore Insieme (ISIN IT0005735227), invece, non paga cedole durante la vita del titolo, ma riconosce un unico importo finale pari al 22,70% del capitale nominale.
Entrambi i titoli scadono il 27 ottobre 2031.
La differenza non riguarda soltanto quando si ricevono gli interessi
Anche il modo in cui vengono tassati e il comportamento del titolo in caso di vendita anticipata varia a seconda del titolo.
Entrambe le versioni beneficiano della tassazione agevolata del 12,5% prevista per i titoli di Stato, dell’esenzione dall’imposta di successione e dell’esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro, secondo le condizioni previste.
Nel BTP Valore tradizionale, le imposte sulle cedole vengono pagate man mano che gli interessi sono incassati: il denaro che rimane può essere utilizzato per le spese oppure reinvestito, ma a quel punto occorre trovare nuove opportunità e accettare i relativi rischi.
Nel BTP Valore Insieme, invece, gli interessi si accumulano fino alla scadenza e la tassazione viene applicata al pagamento finale.
A parità di rendimento lordo equivalente, questo meccanismo può offrire un risultato netto leggermente superiore grazie al differimento dell'imposta, purché l'investitore non abbia bisogno di utilizzare gli interessi nel frattempo.
Il confronto presuppone, inoltre, che le cedole del titolo tradizionale vengano reinvestite per ottenere un risultato equivalente: nella pratica, ovviamente, il rendimento effettivo dipenderà anche dalle condizioni disponibili per il reinvestimento.
Le due versioni presentano anche una diversa sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse.
Il BTP Valore tradizionale restituisce periodicamente una parte del rendimento attraverso le cedole e ha una duration iniziale di circa 4,6 anni.
Quella del BTP Valore Insieme coincide invece con la vita residua del titolo, inizialmente pari a cinque anni. Quest'ultimo è quindi più esposto alle oscillazioni dei prezzi sul mercato secondario: se i rendimenti di mercato salgono, il suo prezzo tende a scendere maggiormente; se scendono, può beneficiare di un rialzo più marcato.
È una differenza che conta soprattutto per chi potrebbe vendere prima della scadenza, perché chi mantiene il titolo fino al rimborso riceve il capitale nominale previsto, salvo il rischio di credito dell'emittente.
Il BTP Valore tradizionale può quindi essere più adatto a chi desidera un flusso periodico di entrate o una maggiore flessibilità, mentre il BTP Valore Insieme si rivolge soprattutto a chi non necessita di incassi intermedi e intende mantenere l'investimento fino alla scadenza.
Ma un rendimento del 4,17% lordo è davvero conveniente?
Il confronto con i titoli di Stato già negoziati sul mercato è fondamentale: il BTP con scadenza analoga rende attualmente circa il 4,08%, un livello sostanzialmente in linea con quello offerto dalla nuova emissione.
Il premio rispetto al mercato è dunque molto contenuto e non rappresenta, da solo, un motivo sufficiente per preferire il nuovo titolo.
Inoltre, va ricordato, non esiste soltanto il debito pubblico italiano: a titolo di esempio, i rendimenti indicati per titoli di Stato francesi di pari scadenza si attestano intorno al 4,42% lordo, quelli spagnoli al 3,55% e quelli tedeschi al 3,13%.
Le differenze riflettono anche il diverso rischio percepito dai mercati e ricordano quanto sia importante diversificare geograficamente la componente obbligazionaria, senza concentrarsi esclusivamente sul rendimento nominale.
Un rendimento più elevato, infatti, non è necessariamente sinonimo di un investimento migliore.
Il tema del potere d'acquisto
Con un'inflazione annua del 4,20% a settembre, secondo il dato ISTAT riportato, un rendimento lordo del 4,17%, che corrisponde a circa il 3,65% dopo la tassazione, non è sufficiente a compensare l'aumento dei prezzi registrato nell'ultimo anno.
Si tratta, naturalmente, di un confronto tra grandezze riferite a momenti diversi: il risultato reale dell'investimento dipenderà dall'inflazione cumulata nei cinque anni e dai rendimenti effettivamente ottenuti.
Per chi desidera una scadenza analoga, può essere utile valutare anche il BTP Italia, il cui rendimento effettivo dipende dall'indicizzazione all'inflazione e dalle condizioni di mercato; sulla base dei valori indicati, il rendimento corrente sarebbe pari a circa il 5,65% lordo e al 4,93% netto.
Anche in questo caso, però, occorre verificare le condizioni effettive e non confrontare meccanicamente rendimenti che possono avere caratteristiche differenti.
La scelta, in definitiva, non dovrebbe dipendere soltanto dalla cedola più alta o dal trattamento fiscale, ma dall'orizzonte temporale, dalla necessità di liquidità, dal rischio che si è disposti a sostenere e dalla diversificazione complessiva del portafoglio.
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Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente
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