In occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata oggi, il Codacons richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di garantire maggiore sicurezza a chi svolge attività di informazione e di contrastare ogni forma di intimidazione.
La ricorrenza riporta al centro dell’attenzione un fenomeno che riguarda da vicino anche l’Italia. Secondo il rapporto di Ossigeno per l’informazione (Osservatorio su Informazioni Giornalistiche e Notizie Oscurate) nel 2025 sono state 759 le persone colpite da minacce e intimidazioni legate all’attività informativa, il 47% in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 689 sono giornalisti iscritti all’Albo e 70 blogger e attivisti. L’Osservatorio ha inoltre documentato 57 episodi di azioni legali ritenute intimidatorie, che hanno coinvolto 117 giornalisti.
"Questa giornata deve essere soprattutto un’occasione per richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità — dichiara Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons — Non è accettabile che chi informa i cittadini debba lavorare sotto la pressione di minacce, aggressioni o iniziative giudiziarie intimidatorie. Quando un giornalista rinuncia a pubblicare una notizia per paura delle conseguenze, a essere danneggiati sono anche i cittadini, privati della possibilità di conoscere fatti che possono riguardare la loro salute, la sicurezza e i propri diritti".
A livello internazionale, la situazione resta grave. Secondo i dati diffusi dall’UNESCO in occasione della ricorrenza, nel biennio 2024-2025 sono stati uccisi 189 giornalisti nel mondo, mentre l’86% degli omicidi monitorati dall’organizzazione rimane senza una soluzione giudiziaria.
La giornata cade inoltre a pochi giorni dall’entrata in vigore, prevista per l’8 novembre, del decreto legislativo 8 ottobre 2026, n. 194, che recepisce la direttiva europea contro le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), ossia le azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica, comunemente note come "cause bavaglio". Si tratta di iniziative giudiziarie abusive utilizzate per ostacolare o scoraggiare la diffusione di informazioni su questioni di interesse pubblico.
La nuova disciplina introduce specifiche garanzie nei procedimenti civili con implicazioni transfrontaliere. Restano invece fuori dal suo ambito di applicazione le controversie esclusivamente nazionali, per le quali il Codacons chiede al Governo e al Parlamento di valutare ulteriori strumenti di tutela.
"Chi ritiene lesa la propria reputazione deve poter ricorrere alla giustizia, ma questo diritto non può essere utilizzato per intimidire un giornalista o mettere in difficoltà una redazione — sottolinea Tanasi —. Le piccole testate e i cronisti indipendenti sono particolarmente esposti al peso economico di procedimenti che possono durare anni. Le nuove norme rappresentano un passo avanti, ma occorre intervenire anche sulle controversie interamente nazionali, garantendo il giusto equilibrio tra libertà di informazione, tutela della reputazione e diritto di difesa".
Il Codacons sollecita inoltre risposte tempestive alle denunce di minacce e aggressioni, il rafforzamento delle misure di protezione per i giornalisti maggiormente esposti e un monitoraggio sull’effettiva applicazione delle nuove disposizioni.
"La libertà di stampa non si difende soltanto con le dichiarazioni di solidarietà. Occorre garantire a chi denuncia abusi, sprechi e irregolarità la possibilità di lavorare senza paura. Per il Codacons, un’informazione libera e indipendente è anche uno strumento essenziale per tutelare i consumatori, perché permette di far emergere comportamenti scorretti e disservizi che altrimenti rischierebbero di rimanere sconosciuti. Difendere i giornalisti significa difendere il diritto di ogni cittadino a essere informato".- conclude Tanasi.






